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L’odontotecnico digitale ha bisogno di crescere: seminario a Gallarate il 20 giugno

odontotecnici-brescia«L’odontotecnico è partito, lo ha fatto dieci anni fa, ed ora è l’odontoiatra a doverlo inseguire». Francesco Biaggini, cotitolare della Biaggini Medical Devices Srl, sul fronte spinto della digitalizzazione non ha dubbi: «E’ un processo inevitabile e molti odontotecnici ne hanno capito, primi fra tutti, i reali vantaggi. Hanno investito in anticipo sui tempi e hanno trascinato il mercato verso la digitalizzazione. In questo mondo, i dentisti ci stanno entrando adesso».

Francesco Biaggini, durante il seminario del 20 giugno – alle 19 nella sede di Gallarate di Confartigianato Imprese in viale Milano 69 – iscriviti qui – non parlerà di questo ma della “Gestione del flusso digitale in implantologia tramite librerie aperte”. Però parte del “succo” della serata, rivolta al settore odontotecnico e in linea con gli obiettivi formativi della Giornata Europea dell’odontotecnico, sta anche altrove. Per esempio, nel riposizionare la figura del tecnico protesico all’interno di una società che vede il rapporto paziente-dentista-odontotecnico mutare rapidamente. Non solo in termini di ore lavorate, materia prima utilizzata, velocità di esecuzione e standardizzazione della qualità, ma anche – soprattutto – in termini di attenzione nei confronti del cliente.

ADDIO PASTA SAPOR MENTA E CUCCHIAIO
Tanto per intenderci, «l’impronta con il cucchiaio e la pasta sapore menta – prosegue il titolare della Medical Devices – ha fatto il suo tempo. L’odontotecnico già allora digitalizzava e portava l’impronta nel flusso digitale. Ora che i dentisti lo hanno “scoperto”, i tecnici non possono fare altro che innalzare il loro livello di digitalizzazione passando dalla traduzione dell’oggetto fisico in un flusso digitale completo. Se oggi un laboratorio non è dotato di scanner tridimensionale e di un software di modellazione, rischia. L’unica scelta che ha disposizione è una sola: adeguarsi oppure chiudere». Insomma, chi è partito anni fa ora possiede un know how superiore da mettere su un mercato che si sta dimostrando sempre più aggressivo. Anche grazie a un “buco legislativo” che, sempre dalle parole di Francesco Biaggini, «ha innescato una polemica molto frizzante sul definire chi può produrre le protesi e quali sono le autorizzazioni che possono essere rilasciate e che sono da considerarsi obbligatorie».

BUCO LEGISLATIVO PERICOLOSO
biagginiAllora spieghiamolo, questo “buco”. Ancora il giovane titolare: «Il fatto è questo: fino ad oggi, i dispositivi dedicati al singolo paziente e certificati Classe 1 sono stati prodotti solo dall’odontotecnico. Ora, anche il dentista ha iniziato a farseli internamente, custom made ma privi della certificazione. Al massimo utilizza una autocertificazione che, però, può essere rilasciata solo se ci sono certe ragioni. Una fra le più utilizzate dall’odontoiatra è che “questo prodotto non lo trovo al di fuori del mio studio”. Sfruttando il “buco legislativo”, i medici hanno adottato dispositivi digitali come fresatori e stampanti 3D da studio proprio per realizzare manufatti protesici che l’odontotecnico avrebbe certificato classe 1. Ecco perché i tecnici devono tenere alta l’attenzione e passare, ora, alla fase due della loro trasformazione: adeguare il laboratorio digitale allo studio dentistico ormai digitalizzato».

Il settore è chiamato a un cambio di passo che non è facile e neppure immediato, però rimescola le carte di quel rapporto dentista-odontoiatra che in un prossimo futuro dovrà, guardando ai mutamenti non solo economici ma anche sociali, dirigersi verso una compiuta collaborazione. Ancora più di quanto si possa fare, o immaginare, ai nostri giorni.

D’altronde, potrebbe essere proprio questa la nuova forza di un comparto, quello odontotecnico, che «è estroso e garantisce un livello qualitativo fra i più alti al mondo», prosegue Francesco Biaggini. Che va a fondo dei problemi proprio per esaltare il valore del Made in Italy: «I professionisti italiani, non tutti ma tanti, riescono in un risultato estetico superiore perché forzano le procedure operative esistenti per inventarne di nuove. Certo non è facile. Un esempio: se il tedesco, di fronte ad un problema, segue i passaggi canonici “a, b, c”, l’italiano dice che si fa così, ma sarebbe meglio fare in un altro modo: a, z, f, p. Tra loro gli italiani si capiscono, ma quando si confrontano con uno svizzero vengono presi per matti».

Il flusso digitale aiuta, perché è una fra le cose più globali che possa esistere oggi, ma la potenza di fuoco del comparto potrebbe rafforzarsi se alle nuove tecnologie e a un nuovo rapporto con i medici dentisti «si arrivi a maturare anche la consapevolezza, da parte degli odontotecnici, di consorziarsi fra loro – chiude il titolare della Medical Devices -. Perché si può rimanere piccole gemme (ma in questo caso di deve essere più che eccellenti) oppure decidere di far parte di una gemma più grossa anche se meno pregiata. La sinergia aggiunge, non toglie». 

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