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Varese punta su case, cultura e super. La produzione la mette in periferia

tmax600x480_299593498_rb4#inchieste #territorintour #varese Su un milione e mezzo di metri cubi di volumi da trasformare (in larga parte aree ex industriali dismesse), generando un milione e 150mila metri cubi di riuso e poco più di 100mila di nuove edificazioni, le destinazioni artigianali e produttive si limitano a 131mila metri cubi, meno di un decimo del complesso di volumi che il Piano di Governo del Territorio delinea per il futuro degli “ambiti di trasformazione” della città, il cuore delle strategie di cambiamento urbanistico.

È in questi numeri, che derivano dal documento di piano del Pgt approvato all’epoca della giunta di Attilio Fontana, la Varese che rivede la sua vocazione, mettendo ai margini la manifattura e puntando forte sui servizi, ma anche su una riqualificazione più attenta all’ambiente. In tutto, circa 400mila metri cubi di residenziale e 550mila metri cubi di funzioni commerciali, terziarie e ricettive.

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Se oggi il comparto industriale e manifatturiero rappresenta meno del 15% del numero di unità locali d’impresa (anche se interessa quasi il 25% degli addetti), le previsioni di dimensionamento delle aree di trasformazione lasciano dunque solo le briciole alla produzione. Confinata quasi esclusivamente agli interventi di recupero delle aree dismesse del quartiere di Valle Olona, che una volta era il “regno” delle concerie (Ghiringhelli, Valle Olona e Fraschini, ormai tutte “ex”). In tutti i casi, la riqualificazione dei capannoni poggerà sulla logica di una maggiore attenzione all’ambiente naturale. Il corso del fiume Olona, per molti anni sfruttato senza troppe remore per rispondere alle esigenze dello sviluppo industriale, dovrà essere valorizzato, realizzando percorsi ciclopedonali e zone a parco che ne favoriscano la fruizione. Stesso discorso vale per il torrente Vellone e per il lago di Varese nell’area Cagiva alla Schiranna (oggi occupata dalla Mv Agusta), dove in caso di riqualificazione dovrà essere liberato il corridoio di passaggio lungo la sponda del lago.

Sono la grande distribuzione e gli investimenti pubblici a muovere le possibilità di riqualificazione delle aree dismesse. I due principali interventi attualmente in corso in città sono il frutto delle risorse mobilitate dai grandi player dei supermercati: l’ex Malerba di via Gasparotto, dove sta sorgendo la grande struttura di vendita della nuova Esselunga, e l’ex Enel di viale Belforte, dove il Gruppo Fantinato trasferirà un punto vendita di media distribuzione a marchio Carrefour.

Le altre due grandi partite strategiche per il futuro di Varese sono invece sostenute con ingenti risorse pubbliche, immesse dallo Stato e da Regione Lombardia. Il primo caso è quello del maxi-piano Stazioni da 18 milioni di euro, che cambierà il volto della zona dei due scali ferroviari delle Nord e delle Fs, che con l’apertura della Arcisate-Stabio è a pieno titolo una stazione internazionale, e il secondo è il Masterplan di Piazza Repubblica, dove sorgerà il polo culturale nell’ex Caserma Garibaldi.

Turismo, bellezza, cultura: sono queste le linee guida su cui, in un’ideale continuità tra amministrazioni di diverso colore che si sono succedute, si fondano gli interventi che disegneranno la Varese che verrà. Un ritorno ai fasti storici della Città Giardino, che di fatto porterà sempre più a delocalizzare l’industria e l’artigianato ai bordi e fuori dai confini della città. Ambizioni di crescita che si riflettono nelle previsioni contenute nelle altre aree di trasformazione della città: dall’ex Aermacchi di via Sanvito, destinata a residenza e commercio (ma non più di una media distribuzione), al grande albergo delle Ville Ponti, per finire ai comparti destinati ad una trasformazione in gran parte residenziale, come l’ex Enel di via Aguggiari, le carceri di via Morandi e i lotti di piazzale Staffora e via Corridoni-Chiara (2. fine).

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