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Autonomia sì o no, qui ci sono di mezzo le imprese

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Autonomie regionali: conta il come ma anche, soprattutto, il quando. Perché il governo rinvia, rimpalla, scombussola, si irrigidisce, si scontra, retrocede, si incaglia. E non decide.  

L’AUTONOMIA? SI PUO’ FARE
…I dati mostrano una preoccupante crisi del settore manifatturiero concentrato per gran parte in Lombardia, Veneto ed Emilia. Tali territori sono in concorrenza con tanti altri a livello globale. O migliorano le condizioni fuori dai cancelli delle fabbriche o crescerà il rischio di un crollo della competitività. Per migliorarle, con localizzazione mirata delle misure (infrastrutture, formazione, incentivi all’adeguamento tecnologico, ecc.), le Regioni devono avere autonomia decisionale e risorse fiscali. La situazione è quasi d’emergenza e richiede un rafforzamento rapido dei forti per mantenerli tali, considerando che qualora si indebolissero verrebbe a mancare il traino che regge la crescita dell’Italia, vista l’insufficienza di quello del Sud e del Centro.
In realtà è tecnicamente possibile armonizzare l’autonomia fiscale e competitiva delle regioni più industriali con la necessità di finanziare le parti deboli della nazione: i soldi per i contributi di solidarietà nazionale ci sarebbero, ma alla condizione che nel Sud vengano ridotti gli immani sprechi e ci sia una gestione efficiente del denaro fiscale nonché dei programmi europei.
Si nega l’autonomia al Nord produttivo, votata pur in forma consultiva, mettendo a rischio tutta l’economia nazionale e non si fa uno sforzo per una riforma di efficienza nel Sud? Ci sono i motivi per una mobilitazione di imprese, sindacati ed elettori traditi.
Carlo Pelanda – www.ilsussidiario.net

AUTONOMIA SI’, MA DI CHE TIPO?
…C’è qualcuno disposto a credere che le tre regioni in ballo – Veneto, Lombardia, Emilia Romagna – otterranno tre leggi diverse? Lasciate perdere il contenuto, la domanda è preliminare: si può immaginare, che so, che la tale regione assume gli insegnanti e l’altra no? (Ma non sarebbe meglio li assumessero i presidi, dato che fra ministro e governatore né l’uno né l’altro rispondono mai del risultato?) Non ci credo. Del resto la sola materia che darebbe seria sostanza all’autonomia è quella fiscale, spostando l’imposizione e riscossione nella mano che spenderà…Quindi, bello o brutto che sia, l’accordo sarà uguale per le tre. O non ci sarà affatto. Mettiamo la prima: cosa credete succeda, il giorno appresso? Tutte le altre regioni chiederanno la stessa cosa. E non si vede perché e come, a quel punto, potrà essere negata…
Va comunque bene? Si ragiona come se le regioni siano state un successo. Purtroppo no. Ci sono regioni bene amministrate e altre gestite male…la differenza non sta nell’autonomia. Potete farla crescere, aumentando la distanza fra le une e le altre. Ci si può spingere fino al massimo di autonomia, cercando di ricordare che a quel capo, quasi federale, si sarà raggiunta la condizione della Sicilia. Una regione da anni in bancarotta.
Sì, lo so, sto cambiando argomento, sto parlando delle autonomie regionali. Non è questo il punto, quello che conta: alla fine vince la Lega e nella Lega i nordici, oppure Conte? Cinque Stelle stanno googolando: ma quante sono, ‘ste regioni?
Davide Giacalone – www.formiche.net

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