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Conte dice “sì” e libera la Tav. Prossimo passo, l’autonomia?

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IL SI’ DI CONTE ALLA TAV: COSTA PIU’ FERMARLA CHE FARLA
La Torino-Lione (Tav), si farà. Lo ha annunciato il presidente del consiglio Giuseppe Conte: «Oggi bloccare la Tav costerebbe più che completarla», si legge sul Corriere della Sera. Gongola Matteo Salvini; il M5S rispetta le parole del premier ma conferma la sua contrarietà all’opera: «Ora è il Parlamento a doversi esprimere». Nel frattempo, a parlare sono i numeri comunicati dal Sole 24 Ore: «Realizzare il tunnel di base da 57 chilometri, al confine tra Italia e Francia, costerà 8,6 miliardi di euro. Fino allo scorso anno la cifra era in capo all’Unione Europea per il 40%, all’Italia per il 35% e alla Francia per il restante 25%». Ora tutto è cambiato, ed è il nuovo impegno di Bruxelles ad aver convinto, forse, il nostro governo: l’Ue butta sul piatto una cifra maggiore (da 3,44 a 4,3 miliardi), così «la quota italiana scenderebbe da 3,01 miliardi a 2,48, mentre alla Francia toccherà pagare 1,81 miliardi invece che 2,15». D’altronde, ha ricordato Conte sul quotidiano economico, «uno stop ci esporrebbe a tutti i costi derivanti dalla rottura dell’accordo con la Francia». Paolo Foietta, ex commissario del Governo per la Torino-Lione, ha rimarcato che «tra costi diretti – intesi come fondi da restituire a Francia e Ue, risorse per mettere in sicurezza i cantieri esistenti e fondi per ripristinare lo stato dell’ambiente laddove si sono realizzate le gallerie geognostiche e i lavori preparatori – e indiretti, derivanti da un potenziale contenzioso, l’Italia rischiava di dover garantire fino a 2,5 miliardi di euro».

AUTONOMIA: CI GUADAGNA IL NORD E SI TRADISCE LA COSTITUZIONE?
Cesare Mirabelli, su “Il Messaggero”, dice che «l’autonomia tradisce la Costituzione» italiana. Perché è questa a stabilire che la Repubblica è «una e indivisibile» (vieta la secessione) e perché la Repubblica «riconosce e promuove le autonomie territoriali, dando corpo al principio di sussidiarietà tra le istituzioni, per il quale i poteri connessi alla rappresentanza politica e alla pubblica amministrazione devono essere esercitati al livello di maggiore efficienza, vicinanza e controllabilità da parte dei cittadini». Tutti questi principi, «devono costituire le fondamentali linee guida per la attribuzione di una particolare autonomia alle Regioni che ne fanno richiesta. Ecco perché la Costituzione pone specifici limiti e vincoli di carattere formale e di sostanza. L’autonomia differenziata è inoltre circoscritta nelle materie indicate dall’articolo 116 della Costituzione». Mirabelli ricorda, inoltre, che «la legge ordinaria non può ampliare le materie determinate dalla Costituzione, come invece si riscontra per le cinque Regioni a statuto speciale». Insomma, da un lato «l’attribuzione dell’autonomia differenziata ad alcune Regioni deve rispettare i principi del cosiddetto federalismo fiscale; dall’altro le Regioni – come gli altri enti territoriali – devono avere tributi propri e disporre di compartecipazione al gettito dei tributi statali riferibili al loro territorio. Ma questo non significa che ogni Regioni deve ricevere e tenere per sé tutto quello che è prodotto nel suo territorio». Da alcuni calcoli, poi, risulterebbe che Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna sarebbero favorite dall’autonomia anche senza il trasferimento delle competenze sull’istruzione. E’ sempre “Il Messaggero” a scrivere che «le tre Regioni avrebbero un surplus di 1,3 miliardi di euro, mentre a perderci sarebbe soprattutto il Lazio con una perdita teorica di oltre 1,6 miliardi».

BORIS JOHNSON E LA BREXIT: PRONTO ALLA META (SENZA L’EUROPA)
L’ex ministro degli Esteri, Boris Johnson, è stato scelto come successore di Theresa May con 90mila voti sui 160mila espressi dagli iscritti al partito conservatore (i Tory). Domani sarà convocato a Buckingham Palace per ricevere dalla Regina l’incarico di formare un nuovo governo. Già sindaco di Londra, 55 anni, grande appassionato di rugby e paladino della Brexit, «sarà lui a traghettare il Regno Unito verso l’uscita dall’Europa, dopo mesi di stallo in cui la politica non è riuscita a trovare un accordo», scrive “Il Fatto Quotidiano”. Che sottolinea: «Il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans ha detto che “una Brexit senza accordo sarebbe una tragedia“ e che “l’Ue si atterrà all’accordo raggiunto col Regno Unito». Secondo Moody’s, con l’elezione di Johnson sono però aumentate le probabilità di una hard Brexit: «Le chance di un compromesso sostenibile appaiono più basse e una Brexit no deal avrebbe effetti significativamente negativi sulla Gran Bretagna». Però i mercati hanno dimostrato di apprezzare l’elezione del nuovo leader Tory: la sterlina, dopo l’annuncio dell’elezione, ha recuperato gran parte delle perdite accumulate di fronte ai timori di una Brexit no deal (che Johnson rifiuta d’escludere).

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