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Fanno la crisi? Allora c’è solo il voto

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I due partiti di governo sono ai ferri corti. Che Salvini faccia saltare subito il banco o che i Cinque Stelle facciano marcia indietro e si pieghino al leghista, come accaduto spesso negli ultimi mesi, è evidente che il rapporto della maggioranza giallo-verde non sarà più quello del primo anno di governo. Le elezioni europee hanno alterato e squilibrato eccessivamente i rapporti della coalizione. Salvini può davvero andare al voto qualora lo volesse? Se sì, con quali rischi?…Per capire come può evolvere la situazione, e perché questo timore comprensibile non sia poi così tanto fondato, è bene osservare i pezzi sulla scacchiera.
Prima di tutto i numeri parlamentari. Il Partito democratico ed il Movimento Cinque Stelle sommati avrebbero una maggioranza risicata. Più solida alla Camera, ma al momento insufficiente al Senato. Tuttavia, questo governo a base demo-grillina sarebbe estremamente debole…
Il secondo pezzo sulla scacchiera…Il Quirinale avrebbe oggi davvero la forza per negare le elezioni anticipate alla Lega ed imporre di suo pugno un governo tecnico o formare una maggioranza risicata con Pd e Cinque Stelle? Sarebbe un governo debole, come si è visto, e con una opposizione di destra fortissima elettoralmente e sul piede di guerra…Non va dimenticato che il governo Monti, allora inevitabile per congiuntura finanziaria ed internazionale, ha prodotto politicamente l’esplosione elettorale del Movimento Cinque Stelle e della Lega…Il caso è solamente teorico, visto che il Colle non pensa affatto a soluzioni del genere.
Il terzo pezzo sulla scacchiera è quello finanziario. Lo spread è tornato ad i minimi…Se la coalizione si rompesse, potrà forse riprendere a salire, ma basta uno spread in rialzo, senza toccare i livelli apicali del 2011, a giustificare la nascita di un governo tecnico o di uno penta-democratico con quelle deboli basi parlamentari? Inoltre, diventerebbe difficile rinviare l’appuntamento elettorale, sia per il Colle che per la maggioranza alternativa, solo ricorrendo a motivazioni di emergenza economico-finanziaria, che per altro dovrebbero verificarsi e che ad oggi non si vedono all’orizzonte. Fare una mossa del genere significherebbe svuotare del tutto il concetto di democrazia.
Il quarto pezzo è la politica internazionale…Le peripezie del voto del Parlamento Europeo per la conferma di Ursula von der Leyen sono state la cartina di tornasole della frammentazione europea. Certo, Salvini resta il leader più inviso ai partiti tradizionali europei e ai politici che governano l’Unione Europea, ma per il leghista la situazione appare nettamente migliore rispetto a quella di Silvio Berlusconi nel 2011.
Il quinto pezzo è il programma della maggioranza alternativa Pd-Cinque Stelle. Entrambi i partiti si muovono su una chiara piattaforma anti-austerity. Più spesa sociale, salario minimo, politiche ambientaliste. Tutte politiche che mal si conciliano con la linea ordoliberale di Berlino e con l’elevato debito pubblico italiano…Un governo tecnico, spostato a sinistra, sarebbe, dalla prospettiva europea, inabile a risolvere i problemi italiani quanto quello attuale.
La scacchiera mostra come sia molto difficile, qualora si rompesse la maggioranza, trovare un’alternativa sostenibile senza tornare a votare ed escludendo per di più la Lega dal governo… Dalla sua prospettiva il leghista fa bene ad evocare lo spettro del governo tecnico e del ribaltone sia perché così prepara i suoi elettori allo scenario peggiore, esorcizzandolo, sia perché mette pressione a chi dovrà decidere le sorti di una eventuale crisi di governo. L’impressione è che molto sia nelle mani di Salvini. Anche più di ciò che si è portati a pensare, sotto la comprensibile influenza dei timori della storia recente.
Lorenzo Castellani – www.list.it

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