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Gallarate non è Londra. Ma la vecchia fabbrica è una fucina di genio e creatività

img_2244#gallarate #territorintour di Roberto Morandi (VareseNews)
Il terzo giorno di Territori in Tour parte da una fabbrica storica che oggi ospita 50 aziende diverse. In Nord Europa forse sarebbe divenuto un posto smart e cool, qui invece è ancora in gran parte produzione: dai raggi X alla birra artigianale, passando per le tute di Jorge Lorenzo

«Mio padre nella fabbrica Bellora faceva il caldaista, mi portava qui tra questi capannoni, sotto le ciminiere, e mi diceva che eravamo a Milano».
 Valerio Fumagalli, negli ultimi vent’anni, ne ha viste tante e tante ne ha da raccontare. Ma quel ricordo d’infanzia lo ripete volentieri: è il legame che lega la sua storia di ieri a quella di oggi.

Il terzo giorno di Territori in Tour a Gallarate, l’iniziativa promossa da Confartigianato Varese con VareseNews, parte dall’alberato viale Leonardo Da Vinci e dalle mura dell’ex stabilimento tessile Bellora. Qui si è passati dalla grande fabbrica del cotone a una miriade di piccole aziende. «Nel mio immaginario, per me che ero un immigrato dal Veneto, artigiano, poter dire che entravo in uno dei più grandi stabilimento di Lombardia era un onore». Aldo Bosello, 80 anni passati da un po’, ha tutto l’orgoglio della sua storia, alle spalle. La sua azienda – raggi X, diagnostica avanzata per l’industria e per il medicale – ha avuto sede qui per un decennio, prima del trasferimento a Cassano Magnago.  Sull’asfalto, a marcare i posti auto, c’è ancora il suo nome, perché anche oggi è proprietario di un’ala del complesso.

img_2260Bosello, con la sua alta tecnologia, è stato anche un pioniere del digitale. Una vera rivoluzione, che ha aperto spazi inaspettati. Ce l’hanno raccontato i soci di Hagam, agenzia di comunicazione nata a inizio anni Duemila: «Siamo nati nel periodo in cui le agenzie della “Milano da bere” stavano calando. Il digitale ci ha dato delle possibilità: al di là delle nostre competenze, consentiva di accedere a dei linguaggi e output in maniera molto più agile ed economica » raccontano Giuseppe Sangiorgio e Gianluca Gibilaro, due dei soci.
Quelli di Hagam sono entrati all’ex Bellora nel 2007, proprio alla vigilia di una nuova rivoluzione, quella dei social.

 

Nel frattempo il digitale ha consentito anche ad Hagam di trovare altri mercati: «Gallarate rimane strategica, una sede vicina al polo più importante d’Italia, sia per la comunicazione che per la produzione». I loro clienti erano dieci anni fa della zona di Varese, oggi sono sempre più su Milano, ma anche oltre, in Toscana, per esempio. Ma anche oggi loro sottolineano anche quel tocco informale e quel contatto diretto con la realtà che è un po’ cifra della provincia.

img_2254Chi invece è cresciuto sotto le rotte di Malpensa è Valerio Fumagalli, quello che aveva il padre che faceva il caldaista alla Bellora.

«È per questa cosa qua che vado avanti, perché son fatto così», dice spiegando che non ha portato i libri in tribunale neppure quando Alitalia non ha ritirato un ordine da 1,5 milioni: centinaia di divise che ancora adesso sono bloccate (dal commissario di Alitalia) in magazzino. 
L’azienda di Fumagalli, la EGV1, si occupa di divise per compagnie aeree e aeroportuali. Quando la “grande Malpensa” non ha mantenuto le promesse, si è buttato su un altro business: quello del vestiario per la Moto Gp prima e oggi anche per la Formula 1. L’ha tenuto a galla, permettendogli di superare la tempesta-Alitalia: «L’hanno scorso ho fatto il 50% con l’aeroportuale, il 50% con lo sportivo».

img_2256La EGV1 occupa il punto già alto dello stabilimento, la torre dove un tempo venivano appesi ad asciugare i tessuti. Dall’alto si vedono i capannoni coperti di pannelli solari dell’ala che ospita Parah, brand celebre che ha contribuito a recuperare lo storico stabilimento.

Molto giovane invece è il birrificio A tutto malto: nato sull’onda della passione per la birra artigianale di Gianbattista Galuppi, che da idraulico si è reinventato mastro birraio. E non solo: «Nel weekend vado in giro a venderla con lo street food», ci racconta, portando la sua piccola esperienza in un’altra tendenza di questi anni (lo street food che ha smosso nuove energie, specie in contesti più periferici).

Il birrificio “A tutto malto”, nato nel 2014, ha “figliato” il ristorante Degustibus, aperto nel 2017 da Andrea Galuppi e dalla moglie Sidhartta Solano (dopo lunga traversia burocratica data dal vincolo artigianale sullo stabile). Fa parte degli esercizi affacciati verso via Gallarate: gli esercenti lamentano, tra l’altro, la difficoltà a installare insegne, che pure potrebbero rendere più attrattivo il complesso.

Se l’ex Bellora è un buon esempio di recupero di struttura storica, non tutto è perfetto. Ad esempio non c’è un coordinamento complessivo tra i diversi condomìni in cui è frazionato l’enorme spazio, «non c’è neppure una numerazione delle diverse ali: tutto è civico 48/50 di via Leonardo Da Vinci», fa notare un altro affittuario.

L’ultimo miglio del nostro terzo giorno di viaggio ci ha portato, appunto, a poco più di un chilometro di distanza, all’istituto Ponti. Un altro luogo di Gallarate che porta il nome di un capitano d’industria del passato, ma dove il futuro si costruisce giorno per giorno. Il professor Antonio Perrucci e il dirigente Giuseppe Martino ci raccontano che qui si lavora su tanti progetti di avanguardia, non di rado sostenuti anche dall’imprenditoria locale (come un secolo fa, quando il Ponti nacque per iniziativa dell’omonimo imprenditore, appunto): dal laboratorio di meccatronica che sarà riferimento a livello nazionale al progetto di realizzare una piscina per formare e certificare i manutentori di questi impianti particolari.

Come a inizio Novecento, la domanda di operai specializzati e alta: «Le aziende richiederebbero ancora più tecnici di quelli che riusciamo a dare» dice Giuseppe Martino. «Qui c’è una formazione che dà la possibilità di un impiego immediato, anche con un riscontro economico immediato non disprezzabile. E si può comunque continuare a studiare all’università». Se la punta di diamante è la meccatronica, alta è la richiesta anche sul corso delle biotecnologie e sull’aeronautico (manutentori). E un po’ a sorpresa scopriamo anche che sta funzionando anche l’indirizzo agrario, dopo anni in cui il settore era percepito come residuale.

Soprattutto qui, in una terra di ghiaia che dava poco frutto. E che duecento anni fa fece nascere i primi grandi stabilimenti tessili. Oggi divenuti fucina di genio, perseveranza, creatività (3. continua).

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