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I bandi di gara per la Tav, alla fine, sono partiti o no?

85c45ef54b97f53b32af3c511287f3c8Secondo il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, no, non è partito nessun bando. “Solo manifestazioni di interesse che prevedono clausole di recesso senza oneri”. Abbiamo verificato

Toninelli ha ragione quando dice che gli avvisi pubblicati non sono dei veri e propri bandi di gara, ma una sorta di fase preliminare per la loro successiva pubblicazione. Ma questi avis de marchés vincolano in qualche modo l’Italia a portare avanti l’opera oppure, come dice il ministro, ci sono “clausole di recesso senza oneri”?

Come spiega Telt (la società responsabile della sezione dell’opera al confine tra i due Paesi), il Codice degli appalti pubblici francesi prevede che la società possa interrompere «senza obblighi e oneri la procedura di gara in ogni sua fase», come era già stato chiarito anche a marzo 2019 con la pubblicazione degli avvisi di interesse su lato francese.

La società ha dunque ribadito di nuovo «l’impegno a verificare la volontà dei due Governi al termine della selezione delle candidature, prima di procedere all’invio dei capitolati di gara alle imprese».

In sostanza, se Italia e Francia decidessero di bloccare la Tav, gli avvisi di interesse decadrebbero senza costi per i due Paesi. Il problema qui è però capire come possa il governo Conte manifestare una decisione di questo tipo.

A marzo 2019, Telt aveva detto che «in assenza di atti giuridicamente rilevanti che comportino istruzioni in senso contrario «avrebbe proceduto a pubblicare i primi avis de marchés, cosa che effettivamente è stata fatta.

Come abbiamo spiegato in una nostra precedente analisi, sarebbe molto improbabile risolvere la questione con un referendum, sia a livello nazionale che locale. Con un “atto giuridicamente rilevante” si intende dunque un decreto o una legge promossa dall’attuale governo, su cui alla fine dovrà esprimersi in ogni caso il Parlamento.

Per quanto riguarda gli avvisi di interesse del 25 giugno, Telt ha comunque confermato «l’impegno a verificare le volontà dei due governi al termine della selezione delle candidature, prima di procedere all’invio dei capitolati di gara alle imprese». Dunque se dovesse protrarsi la situazione di stallo politico attuale, probabilmente a settembre Telt tornerebbe a bussare alla porta dei governi italiano e francese. In assenza di atti vincolanti, potrebbe decidere di proseguire coi bandi.

È vero dunque che non ci sarebbero oneri a bloccare gli avvisi di interesse attivi, ma questo non significa che non ci sarebbero costi a rinunciare alla realizzazione dell’opera. Come abbiamo scritto diverse volte, c’è molta incertezza su questo fronte e non esistono cifre ufficiali (…).

www.agi.it di Pagella Politica Agi

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