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Home In Cina con amore: da Giada al fatturato della Peroni Ruggero, il colosso fa bene all’azienda

In Cina con amore: da Giada al fatturato della Peroni Ruggero, il colosso fa bene all’azienda

famiglia_2I «giochi geopolitici» gli sono sempre piaciuti. Così, raggiunta l’età giusta per passare dalla conta delle viti sul bancone (quando ancora era bambino) alla responsabilità in azienda, Cristiano Peroni – sales manager della Peroni Ruggero – ha iniziato a guardare da vicino la Cina.

GIADA CHEN
Per una ragione precisa: «I cinesi stanno colonizzando il mondo e non si tratta solo di una guerra economica e commerciale, ma anche culturale», dice il giovane imprenditore. Che la Cina l’ha conquistata – con suo padre Ruggero (titolare dell’azienda fondata nel 1979 e con sede a Varese), la sorella Veronica (titolare della Peroni Products Srl) e una squadra di collaboratori che girano il mondo – con insistenza, attenzione, una qualità maniacale calibrata sulle richieste dei clienti («alle fiere il nostro brand è ormai conosciuto anche dai cinesi», rimarca l’imprenditore) e Giada Chen. Cinese trentaduenne che all’età di sei anni raggiunge i genitori in Italia, studia, si innamora e si sposa con un italiano al quale l’azienda tedesca per la quale lavora chiede di dirigere la filiale di Shangai: coincidenze della vita. Così Giada, dall’età di venticinque alla Peroni, fa ritorno a casa. E oggi è la figura chiave delle azioni e degli sviluppi commerciali dell’azienda in Cina. Perché parla la lingua e conosce abitudini, costumi e cultura del suo popolo.

GIU’ I MURI: IL 40% DEL FATTURATO E’ FATTO CON LA CINA
Un salto di qualità che porta la Peroni, azienda leader nella produzione di macchinari per sistemi di archiviazione legati alle scuole e uffici, dalla “semplice” collaborazione con le aziende cinesi al rapporto diretto là dove ci sono le imprese: «Se nel 2000 parlavi ai cinesi di automazione industriale, di fronte ti trovavi un muro. La politica del “figlio unico”, però, ha cambiato i paradigmi: chi può, studia e diventa ingegnere. Così l’esercito della manodopera si è ridotto e il suo costo medio è aumentato».

«L’imprenditore cinese lungimirante guarda sempre più alle macchine: con le nostre, tre persone fanno il lavoro di diciassette», incalza Cristiano Peroni, che nel 2010 il muro lo abbatte: «In quell’anno ci ha contattati un’azienda cinese, specializzata nella produzione di articoli per scuole e uffici per il mercato casalingo, che voleva affiancare alle linee umane quelle automatizzate. Oggi quell’azienda è uno fra i nostri clienti più importanti, e in Cina ci andiamo due volte all’anno».

Il duro lavoro, però, necessita di empatia: «Da un lato devi guadagnarti la fiducia degli imprenditori, e dall’altro la devi mantenere. Oggi, la Cina rappresenta il 40% del fatturato della Peroni». Dazi permettendo: «Il rapporto tra Stati Uniti d’America e Cina ha coinvolto anche le aziende europee. Poco tempo fa, le macchine della Peroni hanno sostato in dogana per un mese e mezzo. E abbiamo pagato per ben tre volte la penalità dei biglietti aerei già emessi per i nostri tecnici. Si rischia la paralisi dell’import-export».

GRANDE OSPITALITA’, MA LI DEVI COCCOLARE
Alla conoscenza della società cinese e dei suoi equilibri, si affianca l’osservazione di un ritualismo che permea anche i rapporti commerciali: «Il cinese medio non parla bene il cinese e i capi non parlano inglese – prosegue Cristiano Peroni -. Con Giada ci si confronta direttamente con chi può decidere: questo è un fattore fondamentale per il successo della trattativa». Che a volte è difficile da digerire. In tutti i sensi: «Quando ti siedi in riunione devi subito capire chi è l’interlocutore principale, perché i cinesi hanno sempre l’ultima parola. E sono a tal punto ospitali che considerano le cene, interminabili, come prolungamento del rapporto di lavoro. Un sigillo alla possibile cooperazione». Sigillo sul quale non deve mancare l’imprimatur dei funzionari locali: «Conoscerli e coccolarli fa parte del lavoro, perché in Cina la pubblica amministrazione è presente ovunque».


LE PRETESE CINESI CHE FANNO MIGLIORARE LA QUALITA’
La Peroni Ruggero – 4mila metri quadrati tra produzione e uffici (a questi si aggiungono i 1.600 della Peroni Products Srl) – è cambiata grazie anche a questa trasformazione economica sulla quale l’imprenditore varesino riflette con un sorriso: «Ci sono imprese cinesi che non vogliono prodotti cinesi perché puntano al top della gamma. E ci sono imprese cinesi che non considerano la Peroni Ruggero una struttura adeguata perché siamo “solo” in trenta. La loro preoccupazione è fondata solo se la misuriamo sui loro parametri: una piccola impresa, in Cina, conta centinaia di addetti e le aziende strutturate hanno ormai superato i livelli della preparazione europea ed americana. Però, lavorare con loro ci ha portato ad una riorganizzazione della produzione che ha fatto migliorare anche i nostri standard qualitativi: le loro pretese sono state uno stimolo continuo».

Giada Chen sta alla Peroni come il Fiume Giallo sta alla Cina: è una presenza rassicurante perché guida, interpreta, affianca in «riunioni fiume che possono durare anche due giorni e durante le quali sei messo sempre alla prova. Anche Giada, perché non è raro che durante la contrattazione i clienti parlino i dialetti locali», conclude il giovane imprenditore.

Peroni Ruggero (Smart Automatic Solution – Macchine per l’archiviazione a scuola e in ufficio)
Via Cà Bassa 15 – 21100 Varese
Tel: 0332/26.41.42
Mail: info@peroniruggero.it

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