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Le Pmi varesine assumono giovani. Ma la crisi tedesca contagia la Lombardia

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L’ARTIGIANATO PUNTA SUI GIOVANI: ASSUNZIONI NELLE PMI A + 4,64%
C’è una gran bufera, in Europa. Ed è una bufera economica che sta piegando anche la resistenza tedesca. In questo clima globale, le piccole e medie imprese varesine puntano sui giovani. E’ stata presentata martedì 30 luglio l’ultima analisi sul mercato del lavoro realizzata dall’Osservatorio di Confartigianato Imprese Varese. La prima, buona notizia: l’occupazione di chi ha un’età compresa tra i 18 e i 25 anni, tra luglio 2018 e giugno 2019, è salita del 4,64%. La seconda, buona notizia: nelle Pmi si è assistito anche ad una stabilizzazione delle forme contrattuali. A giugno 2019 risulta pari al 90,34% il numero di lavoratori con contratto a tempo indeterminato. Un trend in salita del 2,7%. L’indagine, svolta su un campione di 1.527 aziende per un totale di 9.403 collaboratori e dipendenti, ha anche sottolineato l’importanza di insistere su apprendistato e alternanza scuola-lavoro come strumenti efficaci per inserire i giovani nel mondo del lavoro. Da qui l’appello lanciato dal presidente dell’Associazione di Viale Milano, Davide Galli, al ministro dell’istruzione, il varesino Marco Bussetti dalle colonne della Prealpina e del Giorno: «Bisogna garantire percorsi di alternanza sempre più incisivi. Da parte nostra, ci impegneremo sempre più a fondo per sostenere la crescita e lo sviluppo delle Pmi confrontandoci nuovamente con il presidente regionale Attilio Fontana (soprattutto sul fronte della formazione dei giovani) e proponendo idee da discutere e condividere». Dall’altro lato, non mancano i dati in controtendenza: gli over 45 sono passati dal 38,63% del 2018 al 40,35% «perché – ha sottolineato Davide Galli – il lavoratore più maturo rappresenta un patrimonio di professionalità che le aziende si tengono stretto. Ma anche una risorsa indispensabile per formare i giovani neoassunti».

PERO’ LA CRISI GLOBALE E’ ANCHE LOCALE
Dopo il rallentamento della Germania, anche la Lombardia arretra. E fa un balzo all’indietro di ben sei anni. Bisogna infatti tornare al 2013 per trovare l’ultimo dato negativo su base annua nella produzione industriale di questa regione. Nel secondo trimestre 2019, infatti, la Lombardia ha accusato un calo dello 0,9% su base annua: è il primo segno negativo dopo 24 trimestri consecutivi di crescita. Il rallentamento dell’auto tedesca si fa sentire, ma già nel primo trimestre 2019 l’Istat registrava, per l’export lombardo, un calo dell’1,6%: oltre mezzo miliardo di vendite in meno. L’economista Giulio Sapelli, intervistato da “Il Giorno”, afferma che «la Germania sta pagando per la sua stessa politica deflazionistica. Oggi, però, la competizione non avviene fra gli Stati ma fra le singole imprese». D’accordo: ci sono i dazi, la guerra commerciale tra Washington e Pechino, il rallentamento dell’economia cinese. Il punto, però, è che «la Germania non ha fatto investimenti, non ha fatto crescere i salari portando avanti una politica suicida fatta di deflazione e bassi consumi. Ora che i tedeschi hanno la febbre piuttosto alta, le cose si mettono male per tutti». Ovviamente anche per l’Italia, «nazione con il risparmio più alto in Europa che, però, non si traduce in crescita. Che fare? Dobbiamo spingere sugli investimenti, aumentare i salari, ridurre le tasse». L’economista propone una sua ricetta: «Cartolarizzare i beni del demanio (lo Stato potrebbe incassare centinaia di miliardi), portare avanti una vera spending review, aprire un negoziato con l’Europa per ottenere una flessibilità ad hoc per l’Italia. Infine, il governo deve ascoltare il grido di allarme che arriva dagli imprenditori del Nord-Est». Grandi e piccoli.

MA LE INFRASTRUTTURE SI SONO FERMATE PRIMA DELL’ECONOMIA
Secondo l’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, le infrastrutture “sospese” in Italia sono 55 per un totale complessivo di 51,17 miliardi di euro. Ne scrive il Sole 24 Ore: «Tra queste non c’è soltanto la Gronda di Genova ma anche la Tav Torino-Lione con i suoi 8,6 miliardi: l’Ance la tiene in elenco in attesa della discussione in Senato della mozione M5S per il “no”». Prosegue il quotidiano economico: «Alla prossima riunione del Cipe convocata per giovedì alle 12, dopo il maxi sblocco da 50 miliardi del 24 luglio scorso, potrebbe sbrogliarsi la matassa della Asti-Cuneo; idem per l’autostrada Ragusa-Catania; sì anche per la messa insicurezza della Strada dei Parchi, strategica in caso di calamità naturale dopo il sisma dell’Aquila del 2009». Nella lista Ance ci sono anche l’Alta velocità Verona-Vicenza, ma «al Cipe approderà un’informativa che svincola il progetto del nuovo casello autostradale di Montecchio Maggiore sulla A4. Tra gli altri punti interrogativi resta l’Autostrada Roma-Latina, quanto al Mose di Venezia si attende la nomina del commissario». Novità anche per il ponte Morandi: la fine del nuovo viadotto è confermata per l’aprile 2020.

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