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Home L’Ecobonus, la privacy e la e-fattura: l’estate calda dell’economia

L’Ecobonus, la privacy e la e-fattura: l’estate calda dell’economia

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ECOBONUS PER CHI? PMI TAGLIATE FUORI DAL MERCATO
“No” all’ecobonus. “No” alla sconto immediato sulle fatture da parte delle imprese. Per un semplice motivo: il provvedimento penalizza le migliaia di aziende del “sistema casa” che non dispongono della capacità finanziaria per “anticipare” lo sconto al cliente e non sono in grado di sopportare l’onerosità dell’operazione di cessione del credito. Di fatto, con la misura del Decreto Crescita le piccole imprese rischiano di essere tagliate fuori dal mercato. Ricordiamo che con questa misura, infatti, i cittadini che effettuano lavori di riqualificazione energetica o antisismici possono chiedere, in alternativa alla detrazione fiscale dal 50% all’85% spalmabile in 10 anni, uno sconto immediato sulle fatture da parte dell’impresa che ha realizzato i lavori. Sconto che l’impresa potrà farsi rimborsare dallo Stato tramite un corrispondente credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque anni. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha dato ragione a Confartigianato Imprese: «La norma appare suscettibile di creare restrizioni della concorrenza nell’offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di grandi dimensioni». Sostiene il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli: «Una posizione che condividiamo su tutta la linea e rilanciamo con forza e preoccupazione nei confronti di un settore che in provincia occupa 17.274 addetti, vale a dire il 96,5% del totale e che purtroppo, negli ultimi anni, ha già pagato un prezzo salatissimo alla crisi, perdendo il 4% degli occupati».

GDPR: SANZIONI IN RITARDO, AUTORITA’ MORBIDE
L’inserto Nòva del Sole 24 Ore traccia un primo bilancio dell’applicazione, in Italia e in Europa, del General Data Protection Regulation (Gdpr). In sintesi, si scrive nell’articolo, «le autorità sono state molto, molto morbide nel comminare multe ed eseguire controlli». I primi numeri, a cura di Dla Piper: in Europa, fino a dicembre 2018, «sono state segnalate oltre 59mila infrazioni informatiche che hanno causato una perdita di dati». Al primo posto ci sono i Paesi Bassi con 15.400 notifiche, al secondo la Germania con 12.600 e al terzo il Regno Unito con 10.600. Questi tre Paesi, da soli, rappresentano il 65% delle violazioni totali denunciate in Europa nel 2018. L’Irlanda occupa il quarto posto; l’Italia sta a metà classifica con 610 casi. Il quotidiano economico ha chiesto le ragioni di questa applicazione «a macchia di leopardo. La prima: ad adeguarsi al Gdpr sono state soprattutto le aziende più strutturate, ma dal tessuto delle Pmi e dalle Pa il Regolamento è stato abbastanza ignorato. La seconda: molti sistemi, in particolare quelli legacy, non sono progettati per la privacy e non sono facilmente configurabili per minimizzare l’accesso ai dati». In ultimo: nel 2018 sono state elevate solo 91 multe per infrazioni al Gdpr, di cui solo «una di grande entità (50 milioni di euro) comminata a Google dall’autorità francese. In Italia le multe sono state due: la prima per 16mila euro comminata a un medico che ha usato i dati dei propri pazienti per fare propaganda politica, e la seconda all’Associazione Rousseau (50mila euro)». In futuro, però, si assisterà ad un «deciso incremento del livello di dettaglio nelle richieste indirizzate dal Garante della privacy alle aziende».

LA FATTURA ELETTRONICA VUOLE DIVENTARE “SPRINT”
Lo scrive Italia Oggi: «Entro qualche mese, pagando con carta di credito, il Pos chiederà all’utente di scegliere l’opzione tra la fattura elettronica e lo scontrino digitale. Se la scelta cadrà sulla fattura, il Pos invierà i dati associati alla carta di credito al software gestionale delle fatture elettroniche e questo recapiterà il documento nella Pec di chi ha pagato». Il sistema, che già funziona per i benzinai Eni, secondo Giovanni Currò (deputato in commissione finanze della camera del Movimento 5 Stelle), «soprattutto per i pagamenti ripetitivi potrebbe risolvere i problemi legati all’emissione, potendo controllare la fattura in posta elettronica certificata. Un meccanismo che potrebbe essere mutuato anche per i bonifici tracciabili». Nel frattempo, proseguono gli incontri con il mondo bancario e i rappresentanti dei pagamenti digitali «per abbassare, agli esercenti, i costi delle commissioni e dei Pos, grande ostacolo alla diffusione dei pagamenti tracciabili e, quindi, alla diminuzione del contante in Italia», prosegue il quotidiano economico.

I GIOVANI COSA NE PENSANO?
Ottimisti, ambientalisti, speranzosi. Secondo una ricerca realizzata da Deloitte su 18mila giovani in 40 Paesi del mondo, e comunicata dal Corriere della Sera, «tra le nuove generazioni dei Paesi del Sud prevale l’ottimismo (69% in Nigeria e 65% in India); è plumbeo invece al Nord, soprattutto in Francia e Finlandia, dove è ottimista solo il 23% dei giovani. L’Italia regista un 30%. Tra le questioni sulle quali i giovani dimostrano maggiore sensibilità, al primo posto c’è quella ambientale con il 64%. Tra gli ideali, invece, non troviamo carriera, soldi, consumo o famiglia. «Piuttosto, i giovani hanno in mente e nel cuore la speranza di riuscire a costruire un nuovo equilibrio di vita che possa comporre le esigenze individuali e quelle collettive, la voglia di esprimersi con la domanda di sicurezza e di privacy. La costruzione di una nuova consapevolezza di senso».

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