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L’odontotecnico Guido Testa: il futuro è digitale e investe sui giovani

testa_collaboratoriNon chiamatelo meccanico-dentista: non è più il tempo per questo binomio di vecchia data e ce lo dimostra. Guido Testa ha poco più di sessant’anni, avrebbe voluto fare il falegname e invece la madre – che lavorava da una dentista – è riuscita a convincerlo: «L’odontotecnico è meglio». Ma oggi, fatti due conti, è ancora così?

CAMBI SE TI METTI IN DISCUSSIONE
Guido Testa è sicuro della necessità di un cambiamento radicale nell’approccio a questa professione, e nelle sue frasi non c’è spazio per i “forse”. «Inutile nascondere la testa sotto la sabbia – dice l’imprenditore di Busto Arsizio – O ti adegui, o sei fuori dal mercato. Quando ho iniziato, nel 1973, i manufatti in ceramica erano per pochi perché quelli in oro-resina, più economici, erano prevalenti; ora né l’oro-resina né l’oro-ceramica vengono richiesti: il metallo nobile è diventato troppo costoso e si sono rese necessarie delle alternative. Il mondo cambia rapidamente e dobbiamo cambiare anche noi mettendoci in discussione. Il “quando cambiare” è stato deciso dal mercato anni fa con l’arrivo della digitalizzazione. Il come farlo nella nostra professione sta agli odontotecnici.»

NON SOLO CAD-CAM, MA ANCHE FORMAZIONE
Da qui il passaggio al Cad-Cam «che, come tutte le macchine, sarà sempre uomo-dipendente ma non ne ha i limiti. Il mio modo di produrre è legato indissolubilmente alla tecnologia, perché oggi è fondamentale saper lavorare anche in modo virtuale. Inoltre, le nuove tecniche mi permettono di tagliare i costi di produzione e di risparmiare risorse da destinare ad altro.

Con il fatturato non si scherza, tanto che ho smesso da tempo di lavorare per i clienti poco solventi». Ma non basta, perché nell’ottica della crescita continua Guido Testa non solo ha digitalizzato il laboratorio ma tiene anche corsi di formazione per odontoiatri e odontotecnici che condividono la sua visione del futuro.

DA 9 A 25 CLIENTI IN SEI ANNI
Ora parliamo di numeri. «Il digitale – scanner, fresatore, stampante 3D, progettazione tridimensionale – dà valore al nostro lavoro. Gli studi dentistici che ci scelgono hanno una marcia in più nei confronti dei loro clienti, a cui possono presentare progetti virtuali del lavoro che eseguiranno e assicurare tempi di esecuzione molto rapidi. E’ forse per questo che dal 2008 al 2014 sono passato ad avere da 9 a 25 clienti».

Non sempre tutto è andato per il meglio. Il giro d’affari dell’Advanced Dental Laboratory di Guido Testa ha subito una flessione importante nel 2009 con la perdita di due clienti storici e, poi, nel 2016 quando si è chiuso il rapporto di lavoro con un cliente che assicurava il 50% del fatturato: «Ho pagato il prezzo dell’inesperienza», sottolinea senza rammarico il titolare. Ma la tenuta c’è stata grazie alle scelte fatte.

FIDUCIA E QUALITÀ NON BASTANO
Il primo ingrediente per una buona collaborazione professionale è la fiducia. Fiducia che Guido Testa costruisce tessendo reti di rapporti attraverso la partecipazione a conferenze in veste di relatore e, come dimostratore, alle fiere dentali.

Il secondo è la qualità: «Se il nostro lavoro di piccoli laboratori è destinato a scomparire sostituito dalle grandi realtà, bisogna essere consapevoli che i laboratori con numerosi addetti potranno competere con noi sui prezzi ma non sulla qualità. I piccoli devono diventare un vero e proprio service caratterizzato da competenza, qualità ed affidabilità a cui, però, va aggiunta la capacità manageriale di vendere bene il proprio prodotto. Oggi, infatti, il paziente è più informato, quindi si deve puntare sull’eccellenza ma anche sulla capacità di valorizzare il proprio operato. C’è chi lavora benissimo eppure soffre la crisi».

NUOVE E VECCHIE GENERAZIONI INSIEME: COSI’ SI VA AVANTI
“Imparare ad imparare” non è solo uno slogan in cui credere ma una spinta a non arrendersi. Quando Guido Testa parla di «zirconia monolitica colorata, cromo-cobalto e di Coefficiente di Espansione Termica (Cet)», intende proprio questo: mai smettere di imparare, anche se non è facile. «L’odontotecnico deve studiare, a maggior ragione sul digitale: chi appartiene alla mia generazione fatica perché non è nativo digitale. I giovani però non hanno le competenze dei più vecchi, ed è proprio da queste diverse capacità che nascono le collaborazioni più valide», rimarca l’imprenditore bustese.

IL DIGITALE: ANCORA POCHI QUELLI CHE CI CREDONO
Guido Testa snocciola dati nazionali che da un lato preoccupano, ma dall’altro sembrano stimolanti. Nel 2007 i laboratori odontotecnici erano 15.165; dieci anni dopo se ne contano 11.933 (dati dell’Agenzia delle Entrate). Ma se si guarda al digitale, e alle 8.394 imprese che si sono avvicinate alle tecnologie dell’ultima generazione, ci si accorge che qualcosa sta cambiando: «Nel 2015 chi usava uno scanner era il 32%; tre anni dopo si era al 46%. Per le unità di fresaggio, nel 2015 le possedeva il 13% e nel 2018 il 18%», fa sapere Guido Testa.

Che i numeri li dà anche sui 32.107 studi odontoiatrici mappati lo scorso anno: «Nel 2015 solo l’8% utilizzava lo scanner intraorale ma la percentuale sale al 18% nel 2018 (fonte Keystone).» Conclusioni? Eccole: «Credo che il digitale – conclude l’odontotecnico bustese – rappresenti il futuro della nostra professione. E anche se l’odontotecnico non è più quel “buon lavoro” che credeva mia madre, è ancora una professione in cui credere e a cui dedicarsi con impegno, passione ed entusiasmo».

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