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Home Più giovani nelle Pmi di Varese. Appello al Ministro: «Aumenti l’alternanza scuola-lavoro»

Più giovani nelle Pmi di Varese. Appello al Ministro: «Aumenti l’alternanza scuola-lavoro»

img_2479I dati diffusi negli ultimi giorni parlano chiaro: le imprese in Italia cercano 551mila laureati ma, di questi, 195mila risultano introvabili. Va ancora peggio nel caso dei diplomati: su un milione e 600mila richieste, 400mila rimangono inevase.

Lo stesso, in provincia di Varese, lo si era rilevato in occasione dell’ultimo Osservatorio per il Mercato del Lavoro dedicato al settore della meccanica, con professionalità richieste, e spesso difficili da trovare, nei settori della fabbricazione di prodotti in metallo, della meccanica in generale, della fabbricazione di strutture metalliche, della fabbricazione di utensileria e della fabbricazione di porte e finestre.

Ora che la cosa si fa più generale, qualcosa nelle Pmi si muove nella direzione giusta, almeno in provincia di Varese dove l’occupazione dei giovani d’età compresa tra 18 e 25 anni è salita nell’ultimo anno del 4,64%.

La conferma arriva dalla rilevazione dell’Osservatorio per il Mercato del Lavoro di Confartigianato Imprese Varese (luglio 2018-giugno 2019). «Un andamento che ricalca, e finalmente conferma, la tendenza iniziata l’anno precedente e che testimonia come, ancora una volta, la piccola e media impresa sia disposta a investire sui giovani, anche alla prima occupazione» analizza Davide Galli, presidente di Confartigianato Imprese Varese, che pure non nasconde il permanere di un mismatch occupazionale che «rischia di far virare al ribasso un dato che potrebbe essere anche più rilevante».

LAVORO E STABILITA’ PROFESSIONALE
Fatto sta che nella piccola e media impresa i giovani non solo trovano lavoro, ma anche stabilità professionale. «Rispetto agli ultimi anni – conferma Giulio Di Martino, contrattualistica e bilateralità di Confartigianato Imprese Varese – assistiamo a un’inversione di tendenza e a un aumento della stabilizzazione delle forme contrattuali».

Al giugno 2019, infatti, risulta pari al 90,34% il numero di lavoratori con contratto a tempo indeterminato contro il 9,66% di lavoratori a termine, con un trend in salita della stabilità pari al 2,7%. «Le aziende puntano sulla professionalizzazione dei propri dipendenti e, di conseguenza, scelgono di investire su di loro tempo, risorse e know how: per questo motivo, e a fronte della crescente presenza di giovani in azienda, è fondamentale fare retromarcia e garantire sempre più efficaci e produttivi percorsi di alternanza scuola-lavoro». Un appello rivolto direttamente al Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, dopo la recente apertura sul tema del vicepremier Matteo Salvini, sollecitato anche da Confartigianato in occasione dell’incontro del 15 luglio al Ministero con le associazioni di categoria.

«Ritengo l’alternanza scuola-lavoro, così come l’apprendistato, la via maestra per l’inserimento nelle aziende di nuove forze, anche per sostenere il ricambio generazionale» continua Galli, ricordando che, sempre nel Varesotto, nelle Pmi sale il numero di lavoratori over 45, passati dal 38,63% del luglio 2018 al 40,35% del giugno 2019, forti di una sintonia di intenti con le aziende e di professionalità delle quali gli imprenditori non possono fare a meno.

Meno bene va, invece, alla fascia d’età 26-45 anni, in diminuzione del 4,6%.

RALLENTANO CHIMICA E MECCANICA
Decresce, seppure di poco, anche il numero di donne sul totale degli occupati
(34,41% contro il 35,21% di un anno fa), complice il rafforzamento di comparti come la chimica-gomma-plastica e la meccanica, a maggiore trazione maschile  mentre crescono gli stranieri (+0,7%) provenienti perlopiù dall’Asia (+18,2%) e dall’Africa (+6,3%). Il numero complessivo resta comunque contenuto a fronte della contrazione dei flussi immigratori regolari in atto ormai da qualche anno.

Meno frequente, invece, l’innesto di lavoratori stranieri, in contrazione del 12,5%, «a causa della scarsa attrattività del mercato del lavoro nazionale» riferisce Di Martino.

Per quanto riguarda i settori-chiave del lavoro in provincia, male gli indicatori riferiti al comparto tessile-abbigliamento (-2,68% anno su anno) e all’edilizia (-1,2%%) mentre continuano a trainare, nonostante un leggero rallentamento rispetto all’anno precedente, chimica-gomma-plastica (+2%) e meccanica di produzione (+0,7). Complessivamente, il trend occupazionale recupera un non brillante 0,14% complessivo.

A reggere l’impatto della crisi sono soprattutto le aziende strutturate seppure, rispetto all’ultima rilevazione, quelle con più di 10 dipendenti indietreggino del 3,1% a fronte dell’avanzata delle imprese mono-personali (+11,5%), trainate da una timida ripresa (seppure sempre in territorio negativo) dell’edilizia e dalle agevolazioni per l’apertura di Partite Iva. Bene le imprese con 5-9 dipendenti (+4,9%).

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