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Saronno, il “quartiere” di Milano che vuol diventare periferia tecnologica per Pmi

istockphoto-622193834-612x612#inchieste #territorintour Saronno, un quartiere di Milano che sogna di diventare periferia tecnologica a misura di impresa. Con la rivoluzione del sistema tariffario del trasporto pubblico Atm, bastano 3,20 euro all’andata e altrettanti al ritorno (77 euro al mese di abbonamento) per essere “integrati” a pieno titolo nella città metropolitana di Milano, combinando treno e metrò. Prima si spendevano 2,90 euro di biglietto Trenord (tuttora valido se non serve l’integrazione) e 1,50 euro di metropolitana (la tariffa minima che ora è aumentata a 2 euro).

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Così la stazione delle Ferrovie Nord di Saronno, a 20 minuti di treno dal centro di Milano – servita con una decina di frequenze ogni ora – è di fatto ormai quasi una stazione della metropolitana: qui, all’incrocio tra quattro province e tra diverse direttrici (tra cui quelle per Milano, Como, Varese e Malpensa), transitano più di 30mila passeggeri al giorno. Un flusso che probabilmente meriterebbe una riqualificazione del polo ferroviario («I colloqui sono in corso, abbiamo diverse ipotesi sul tavolo» rivela il sindaco, e vicepresidente della Provincia di Varese, Alessandro Fagioli, la cui amministrazione ha bloccato l’iter formale per l’adesione alla Città Metropolitana di Milano, con l’obiettivo di valorizzare «una storia di rapporti istituzionali da mantenere, piuttosto che fare un salto nel buio in un ente dove conteremmo ben poco»), ma che testimonia come la Milano che corre sia davvero dietro l’angolo.

«Ma per non diventarne solo un “dormitorio” per i pendolari, Saronno ha bisogno di portare lavoro, imprese e competenze in centro città. Possiamo diventare un polo di attrazione» sottolinea l’architetto Marco Gandola, amministratore delegato del gruppo Siges, azienda da un centinaio di dipendenti che si occupa di informatica per la sanità e il turismo e che dal 1993 ha sede nell’iconico palazzo dell’ex Lesa, storica azienda di produzione di piccoli elettrodomestici fallita negli anni ’70 le cui aree furono lottizzate e occupate da realtà artigianali, commerciali e di servizio. Esattamente dietro alla stazione ferroviaria, 20mila metri quadrati, di cui un quarto è occupato da Siges, che oltre al suo quartiergenerale ha creato un business center da 30 uffici, che diventeranno presto 40 al termine dei lavori di ristrutturazione in corso.

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Dalle finestre dell’ex Lesa c’è una panoramica imbattibile su due delle più significative aree industriali dismesse che la città sta cercando di riconvertire, la ex Isotta Fraschini (motori) e la ex Cemsa (locomotive). A due passi dalla stazione, un’occasione unica (tra le tante aree dismesse, in tutto circa 500mila metri quadrati di superficie, su cui l’amministrazione comunale sta ragionando con gli operatori) per ridisegnare in modo strategico la città, migliorando viabilità, parcheggi e vivibilità, per valorizzare i vantaggi competitivi della sua dimensione di crocevia tra i territori, sull’asse tra Milano e l’aeroporto di Malpensa.

Anche perché insediarsi nel “quartiere metropolitano” di Saronno conviene, se pensiamo che acquistare o prendere in locazione un immobile (sia residenziale, che commerciale o produttivo) è decisamente più a buon mercato della metropoli. Secondo la rilevazione dei prezzi immobiliari della Camera di Commercio di Varese, un ufficio in pieno centro a Saronno si acquista a cifre tra i 1200 e i 2100 euro al metro quadrato. Un prezzo assolutamente competitivo rispetto a quelli delle zone periferiche di Milano, se pensiamo che al quartiere Gallaratese il range è tra i 1500 e i 2200 euro, a Famagosta tra i 1600-1800 e i 2000-2200 e in Città Studi tra i 1600-1900 e i 2200-2600.

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