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Sostenere le imprese per sostenere l’occupazione. L’impegno di banche e confidi

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BANCHE LOMBARDE DINAMICHE, MA NON DEVE MANCARE L’ATTENZIONE ALLE PMI
«La Lombardia conta 50 sportelli ogni 100mila abitanti contro i 42 della media nazionale». Lo scrive Roberto Buozi su Milano Finanza, sulla base del rapporto annuale sull’economia della Lombardia pubblicato da Banca d’Italia. Potremmo dire, una regione virtuosa. Su più fronti: nell’ultimo triennio è sceso il numero delle banche operanti (da 210 a 182), quello degli sportelli (da 5.805 a 5.008) e quello dei Comuni serviti dagli sportelli (da 1.169 a 1.128). Ma «nonostante il ridimensionamento della rete – prosegue il magazine di informazione finanziaria – la Lombardia continua a essere caratterizzata da una bancabilità superiore alla media nazionale». Con una crescita, negli ultimi tre anni, dei servizi di home banking (nel 2016 riguardavano il 59,1% delle famiglie lombarde, mentre nel 2018 si è saliti al 68,9% contro una media nazionale del 55,6%) e dei bonifici online (rappresentano il 76,2% del totale dei bonifici effettuati nella regione). Nessuna “stortura”? Invero sì. Ruozi sostiene che «la disponibilità delle banche maggiori nei riguardi della concessione di credito alle imprese risulta inferiore a quella delle altre banche, confermando peraltro un andamento generale che vede un progressivo, anche se lento, disimpegno delle imprese nei riguardi dell’intermediazione creditizia generale». Buona, invece, la situazione che riguarda il livello dei tassi di interesse sui prestiti: «A fine marzo 2019, i tassi a breve termine erano infatti mediamente del 3% e quelli a medio e lungo termine dell’1,9%, inferiori a quelli medi nazionali». Ma ecco la chiosa: «Anche in Lombardia, tuttavia, le piccole imprese pagano tassi più che doppi della media, 6,5% rispetto al citato 3%». La chiusa dell’articolo sta nel titolo dell’articolo: «Il taglio dei tassi? Dovrebbero farlo le banche alle piccole imprese lombarde».

ANCHE DAVIDE GALLI NEL CDA DI CONFIDISYSTEMA!
Lorenzo_MezzaliraA questo servono i confidi. A sensibilizzare, sollecitare, sostenere, agevolare il flusso del credito. Si è rinnovato il board di ConfidiSystema!, e Varese è ancora protagonista. Il presidente uscente Lorenzo Mezzalira lascia il posto ad Alessandro Spada e viene confermato nel Consiglio di amministrazione con l’incarico di vicepresidente e membro del Comitato Esecutivo. Nel Cda siederà anche Davide Galli, presidente di Confartigianato Imprese Varese. Mauro Colombo, direttore generale dell’Associazione varesina: «Una garanzia di esperienza ma anche di attenzione nei confronti di un territorio dove, da sempre, è più che significativa l’operatività di ConfidiSystema!, soprattutto a beneficio delle piccole e medie imprese». Un impegno che si traduce in numeri importanti: il Bilancio 2018 si è chiuso con un utile di esercizio di poco inferiore ai 2,3 milioni di euro; è cresciuto del 2,5% il flusso di garanzie prestate (293 milioni di euro contro i 286 milioni erogati nell’anno precedente) con una quota significativa a sostegno dei programmi di investimento (16,5%). Nel triennio che si è concluso, il flusso di nuove garanzie ha toccato gli 834 milioni di euro, circa 100 milioni in più rispetto al triennio 2013-2015, e ha posto Confidi Systema fin dal 2017 al primo posto in Italia per operatività.

UNA BOTTA DI OCCUPAZIONE…OVER
Sostenere le imprese per sostenere l’occupazione: sembra uno slogan, ma non lo vuole essere. L’Istat ha scattato la fotografia sul mercato del lavoro: a maggio, il tasso di disoccupazione è sceso al 9,9% (il livello più basso da febbraio 2012, anche se la media Ue è in calo al 7,5%), ci sono 67mila occupati in più (41mila autonomi e 26mila assunzioni a tempo indeterminato; però le donne sono solo mille), il tasso di occupazione ha raggiunto il livello record del 59%. Guardando meglio i dati non c’è di che gioire.Veramente: gli over 50 sono i veri vincitori di questa situazione economica dove il mercato del lavoro corre più veloce del Pil. La fascia della forza lavoro compresa tra i 35 e i 49 anni registra un calo di occupazione di 34mila unità. Va peggio agli under 25: il tasso di disoccupazione è sì in contrazione al 30,5%, ma ancora lontano dalla media Ue in discesa al 15,7%. Scrive il Sole 24 Ore: «Siamo lontani dai primi della classe, la Germania, dove la percentuale di ragazzi senza un impiego è stabile al 5,1% grazie al sistema di formazione duale che, da noi, l’attuale governo ha fortemente ridimensionato». Gli fa eco il Corriere della Sera: «Continua il mismatch tra l’offerta di posti di lavoro di tecnici nel manifatturiero e un sistema formativo che non li sforna nei tempi e nelle quantità necessarie». Insomma, la vera questione italiana è questa: è vero che l’occupazione è ai massimi dal 1977, ma è anche vero che non sono i giovani a trainarla.

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