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Startup, Saronno batte tutte in innovazione e si avvicina al “modello Milano”

0#inchieste #territorintour Saronno, terra di startup innovative: vanta numeri più vicini a quelli della Città Metropolitana di Milano che non a quelli della Provincia di Varese. La facilità dei collegamenti è un fattore cruciale per l’insediamento delle imprese che guardano al futuro.

Saronno, tra le città della provincia di Varese, è quella con la più alta densità di attività qualificate come startup e Pmi innovative. Sono 10, sulle 89 registrate all’apposito albo (dati Mise) sul territorio provinciale: in proporzione al numero di abitanti, un’incidenza maggiore rispetto alle 12 di Gallarate, alle 14 di Varese e alle 18 di Busto Arsizio, ma anche alle 4 di Malnate. La provincia di Varese è ancora più legata alla manifattura tradizionale, se si considera che qui ha sede meno dell’1% delle oltre diecimila startup innovative presenti in Italia (la soglia fatidica è stata appena superata nel primo trimestre del 2019, stando all’ultimo report di Unioncamere), contro la Città Metropolitana di Milano che ne accoglie quasi 1800, il 17,8% del totale nazionale. In questo senso Saronno conferma la sua vicinanza alla realtà milanese più che a quella del Varesotto: l’Istat non a caso inserisci la città dell’Amaretto (e i Comuni del Saronnese, vale a dire Origgio, Uboldo, Gerenzano e Cislago, unici in provincia di Varese) all’interno del Sistema Locale del Lavoro di Milano, caratterizzato dal gruppo di specializzazione produttiva prevalente dei “sistemi urbani ad alta specializzazione”. Segno evidente che il Saronnese rappresenta una sorta di “enclave” metropolitana nel territorio del Varesotto.

CONNESSA CON IL MONDO: CI SEMPLIFICA I RAPPORTI
Tra le principali realtà del territorio del Varesotto (al netto di Vergiate, 6 tra startup e Pmi innovative su poco più di ottomila abitanti, e di altri casi particolari come i piccoli Comuni di Inarzo e Varano Borghi, che vantano due attività innovative ciascuno), Saronno si staglia come una piccola “capitale” dell’innovazione. Qui nel 2013 è nata Smart Touch, la seconda startup in assoluto ad iscriversi all’apposito albo istituito presso la Camera di Commercio di Varese: una scommessa ideata tra amici al tavolo di un bar, che dopo aver partecipato ad una serie di contest per startup si è strutturata in una vera impresa (mentre il bar che fu “galeotto” nel frattempo ha chiuso). Smart Touch ha lanciato un’innovativa app per il self-ordering nel settore della ristorazione, che prova a colmare quel gap di tecnologia, «una certa timidezza nell’uso, frutto di un’alfabetizzazione informatica molto basica», che caratterizza i settori più tradizionali, come l’Horeca. «Saronno è una città ben connessa, non solo con Milano ma in generale con il mondo, il che crea semplicità di rapporti con l’Italia e con l’estero, in primis la Svizzera, e questo è senza dubbio un fattore positivo, che agevola chi fa impresa – sottolinea Massimiliano D’Urso, amministratore delegato di Smart Touch Srl – ma aprire una startup innovativa in Italia nel 2013 non è stato facile, per la burocrazia: quasi tre mesi per avviare l’attività. La tentazione di farlo all’estero è molto forte».

L’INNOVAZIONE E’ UNA VOCAZIONE DA SFRUTTARE
E se Smart Touch ha ormai raggiunto la “maturità”, avendo oltrepassato lo scoglio dei cinque anni di attività, sono diverse le imprese proiettate verso il futuro che provano a raccoglierne il testimone. Parlare di potenzialità di una “piccola Silicon Valley” nascente ai confini della Città Metropolitana probabilmente è ancora azzardato, ma nel novero delle startup innovative saronnesi il settore delle Ict risulta largamente prevalente.

Per definizione, sono attività che possono insediarsi ovunque, ma è un fatto che nel Saronnese trovano terreno fertile per lanciare le loro scommesse imprenditoriali. Si va da una startup che ha ideato una “electronic skin”, un film a cristalli liquidi per cambiare l’aspetto agli oggetti di design, e un’altra che sviluppa algoritmi di correzione dell’errore e gestione delle memorie non volatili.

Dalle soluzioni software per la prenotazione di attività sportive e ludiche a quelle per la rilevazione di dati biometrici, da una piattaforma per video interattivi ad una di e-learning per le ripetizioni online. Poi c’è anche l’esperienza del tutto singolare di CLS Providentia, sorta nell’ambito della Fondazione CLS, una consolidata realtà saronnese del terzo settore che si occupa di inserimento lavorativo di disabili psichici.

Nata dalla collaborazione con  il Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente dell’Università di Milano, Providentia punta sull’economia circolare e sulla ricerca con l’obiettivo dello sviluppo, produzione e commercializzazione di nanoparticelle di cellulosa (nanofibre cellulosiche e nanocristalli cellulosici), prodotte partendo da biomasse di origine agricola, maceri e rifiuti di natura cellulosica e sottoprodotti dell’industria cartaria, tessile e agroalimentare, da impiegare in particolare per gli imballaggi dell’industria alimentare. Per una città in trasformazione come Saronno, in cerca di una nuova identità nella transizione dall’industria al terziario, questa familiarità con l’innovazione è una vocazione da non sottovalutare.

 

 

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