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Home #territorintour e le promesse di Malpensa: cosa è rimasto del grande sogno dell’hub?

#territorintour e le promesse di Malpensa: cosa è rimasto del grande sogno dell’hub?

malpensatitolo#inchieste #territorintour #gallarate Gallarate, il terziario e le aspettative mai concretizzate della “città Malpensa”. Tra le nuove aggregazioni territoriali e le nuove polarità emerse nel Piano Territoriale Regionale, Gallarate si inserisce a pieno titolo in quella definita come polo Fiera Rho Pero – aeroporto di Malpensa.

Con un ruolo strategico, visto che Gallarate è l’area urbana più prossima allo scalo aeroportuale. Infatti dopo la nascita di Malpensa 2000, inaugurata nel 1998 (l’anno successivo non fu casuale che alla presidenza di Sea, la società di gestione aeroportuale, si insediò per quattro anni il gallaratese Giorgio Fossa, già presidente di Confindustria), furono diverse le compagnie aeree che piazzarono i loro quartiergenerali in città, con centinaia di dipendenti: Air Europe in via Carlo Noè (poi confluita in Volare Group e infine in Cai-Alitalia dopo l’amministrazione straordinaria), Azzurra Air in via Schiaparelli (fallita nel 2004), la prima Air Italy del comandante Gentile in corso Sempione.

DA 100MILA A 40MILA POSTI DI LAVORO
E l’entusiasmo per la nuova infrastruttura, destinata a diventare uno degli scali più importanti d’Europa, portò alla nascita di numerose attività legate all’indotto di Malpensa. Come la EGV1, fondata nel ’99 dall’imprenditore tessile Valerio Fumagalli
per gestire il magazzino divise di Air Europe e che a vent’anni di distanza ha dovuto diversificare l’attività, tanto che oggi il 50% del suo fatturato deriva dagli sport motoristici e solo il restante dall’indotto aeroportuale.

Le alterne vicende legate al mancato boom dello scalo e all’abbandono di Alitalia hanno in larga parte deluso quelle ambizioni. I «100mila posti di lavoro, non uno di meno», stimati da uno studio della Liuc e della Bocconi all’indomani della firma del decreto Burlando che ordinava il trasferimento dei voli da Linate a Malpensa (poi attuato solo in parte), si sono concretizzati solo in parte, se consideriamo che i dati ufficiali del Sustainibility Report di Sea del 2018 parlano di 20.540 occupati diretti all’interno del sedime e di 12.639 occupati indiretti riferibili alle filiere di fornitura esterne, a cui aggiungere poco più di 9.500 posti di lavoro di indotto riconducibili all’incremento di domanda aggregata generato dal monte salari dei lavoratori che operano all’interno del sedime. In tutto fanno poco più di 40mila addetti in tutto, neanche la metà delle aspettative della vigilia.

L’IMPRESA IN ZONA PIP DI SCIARE’
184850jpl99p98338zs9g9-jpg-thumbSenza dimenticare che prima della grande ripresa di Malpensa degli ultimi anni (nel 2018 lo scalo ha segnato il nuovo record all-time di 24,7 milioni di passeggeri in transito), fino al 2014 i dati erano decisamente più sconfortanti, con circa 25mila posti di lavoro attivati. Gallarate rimane tra le realtà più significative, con circa 1.600 addetti diretti che lavorano a Malpensa residenti in città, anche se nel frattempo il terziario si sta spostando più su altri settori che non sull’indotto aeroportuale. Più dell’80% delle unità locali che hanno sede in città sono votate al settore dei servizi (le tipologie prevalenti sono commercio, ristorazione, attività professionali e attività immobiliari), mentre l’industria è ormai relegata a meno del 20%, con un importante polo nella zona Pip di Sciarè, eredità dei piani regolatori a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, che disegnavano uno sviluppo della città già legato alla futura “Grande Malpensa”.

Da allora però, pur rimanendo una costante del dibattito urbanistico cittadino (con il paradosso che l’unico collegamento diretto è il treno Tilo che scende da Mendrisio e Varese per arrivare a Malpensa via Busto Arsizio, con una frequenza oraria solo dallo scorso mese di giugno), l’aeroporto ha prodotto in concreto effetti molto limitati sul cambiamento di Gallarate.

Anche i centri direzionali nati sull’onda dello sviluppo degli anni ’90 e 2000, come le Torri del Seprio, le Torri di via Marsala, il Green Palace, il palazzo firmato da Mario Botta in piazza San Lorenzo e l’asse di via Carlo Noè, oggi ospitano importanti headquarters di grandi aziende di respiro nazionale o internazionale (Lamberti, Openjobmetis, AnheuserBusch-Inbev, Sofinter, Inticom, Asahi Kasei Fibers), non direttamente legate all’aeroporto, le cui attività tendono invece ad insediarsi nei Comuni di sedime aeroportuale (come Vizzola Ticino, Cardano al Campo e Lonate Pozzolo).

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