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Zes per il Centro-Nord e aree di confine: Confartigianato è un passo avanti

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ZES: ALLO STUDIO L’ESTENSIONE AL NORD
Se ne parla, e tanto. L’acronimo è conosciuto: Zes sta per Zone Economiche Speciali. E il 17 luglio, rispondendo ad un question time alla Camera, il ministro del Sud Barbara Lezzi, ha sancito l’apertura delle Zes al Centro-Nord: «A settembre – si legge sul Sole 24 Ore – procederemo con la modifica della norma primaria in cui verrà disciplinata l’istituzione di una Zes, la sua durata, i criteri generali per l’identificazione e la delimitazione dell’area, nonché i criteri che ne disciplinano l’accesso». L’estensione non è in contrasto con le norme europee: al Nord, infatti, alcune delimitate aree possono entrare nel regime «se incluse nella Carta degli aiuti di Stato a finalità regionale». Sul quotidiano economico si legge, ancora, che «l’estensione preannunciata dal ministro Lezzi dovrebbe concretizzarsi nella manovra d’autunno con uno stanziamento aggiuntivo rispetto a quello inizialmente destinato alle dodici zone previste al Sud». Per ora sono tre le Zes che hanno completato il loro percorso: in Campania, in Calabria e la zona Ionica a cavallo tra Puglia e Basilicata. Quando si parla di Nord, invece, si pensa alla Zes che «raggrupperebbe Venezia, con l’area di Porto Marghera, e le zone ammissibili di Rovigo».

AREE DI CONFINE: LA PROPOSTA DI LEGGE DI CONFARTIGIANATOvNON E’ UNA ZES, MA…
Con la proposta di legge di Confartigianato Imprese Varese (accolta anche da Confartigianato Imprese Como), ora incardinata in commissione finanze, i lavoratori potranno avere buste paga più pesanti. Perché, come ricorda il quotidiano “La Provincia di Como”, «la proposta sostiene l’introduzione di un regime fiscale incentivante per i lavoratori occupati in aziende localizzate entro venti chilometri dal confine con la Svizzera». A riaprire la questione sostenendo l’introduzione delle Zes (che fanno leva su agevolazioni fiscali e burocrazia light), ora sono i consiglieri regionali Angelo Orsenigo e Alessandro Fermi. Che hanno redatto un documento nel qualche chiedono che «la Giunta regionale sostenga iniziative con il Governo per rafforzare il ruolo di Regione Lombardia nell’istituzione di zone economiche speciali, anche al fine di giungere alla realizzazione delle “zes” nei territori lombardi di confine con la Svizzera nelle province di Como, Varese e Sondrio». I motivi sono conosciuti: la zona di confine soffre la maggiore competitività fiscale e burocratica del sistema elvetico, che causa una crescente delocalizzazione delle attività produttive in Svizzera «con la conseguente perdita dei posti di lavoro», hanno detto Orsenigo e Fermi. L’istituzione delle Zes, ma anche la proposta di legge di Confartigianato Varese, ha lo scopo di «riequilibrare la disparità competitiva territoriale, mantenere il tessuto produttivo e l’occupazione in Italia, sostenere il settore manifatturiero».

RITORNA LA BANCA…DEL MEZZOGIORNO
Zone economiche speciali sì o no, il governo sta pensando anche ad altro. E’ di questi giorni la notizia di una Banca del Mezzogiorno. Nessun particolare è per ora conosciuto, ma nella riunione di ieri tra governo e parti sociali, dedicata specificatamente al tema del rilancio del Sud, il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha illustrato «il progetto di un nuovo soggetto finanziario a cui toccherebbe spingere gli investimenti nelle aree più svantaggiate del Paese», scrive “Il Messaggero”. Il progetto è ancora allo stato embrionale, ma Luigi Di Maio ne ha parlato «affiancandolo ad altre due idee, quella di un piano per l’export da realizzare insieme all’Ice e di una iniziativa specifica per la formazione dei lavoratori delle piccole e medie imprese, da realizzare a cura dell’Anpal». I sindacati hanno apprezzato; Rete Imprese Italia (della quale fa parte anche Confartigianato Imprese) si è invece «concentrata sul turismo e sulla necessità di incrementare gli attuali fondi specifici per il Mezzogiorno». In ultimo, Confedilizia «ha ipotizzato specifici incentivi che puntino, con lo strumento della proprietà diffusa, al rilancio di tanti borghi del Sud spopolati o addirittura a rischio di abbandono».

NAVIGATOR: AVVOCATI E COMMESSE ALLA RICERCA DI UN LAVORO…PER GLI ALTRI
A Cagliari, in Sardegna, ieri sono arrivati i primi navigator. I primi ad essere usciti fra i 2.978 vincitori del concorso a quiz per 78mila persone affollate nella Fiera di Roma in primavera. Scrive il Corriere della Sera: «Il loro compito sarà trovare un lavoro per i percettori del reddito di cittadinanza, sapendo che loro stessi avrebbero potuto trovarsi fra questi. Questo di Cagliari è il primo “kick-off” dei navigator, riservato alla Sardegna». Tra i navigator ci sono tanti laureati: chi in Scienze dell’amministrazione e chi in Giurisprudenza. C’è chi ha lavorato (pulizie domestiche a sette euro l’ora e part-time a 700 euro al mese) e chi, da avvocato, «sa che per i prossimi due anni potrà legalmente fare il navigator e gestire cause penali e amministrative al pomeriggio». Nel frattempo, il Corriere della Sera ha lanciato un “sondaggio indicativo” fra i 121 vincitori sardi del concorso: «Fra questi, un terzo ha meno di trent’anni, tre quarti meno di trentacinque e ben metà di loro vanta nella vita meno di un anno di esperienza di lavoro relativamente stabile». Il sondaggio fa sapere che il 95% dei navigator è convinto di poter aiutare «molto» o «abbastanza» i disoccupati anche in Sardegna, una fra le regioni più povere dell’Europa occidentale. E nessuno, tra i navigator, «accusa l’Europa, o l’austerità di Bruxelles, della crescita zero dell’Italia». Quasi la metà di questo primo gruppo dice che «la colpa è del debito pubblico troppo alto; per poco più di metà la colpa invece è dei governi “prima di questo”».

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