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Home Agosto, l’Italia chiuse per ferie: un mito che resiste al tempo (e all’export)

Agosto, l’Italia chiuse per ferie: un mito che resiste al tempo (e all’export)

chiusoperferie-1277x650#lenostreferie Sotto sotto, è un bluff: ci si fa la domanda rimandando sempre la risposta. Fatto sta che l’Italia d’agosto è un’immensa fabbrica chiusa. Anche se in questi ultimi anni la tendenza sta sfumando: c’è chi in ferie ci va per due settimane (la media più consolidata) ma anche chi, invece, punta alle tre. Perché poi durante l’anno le occasioni sono poche, o non ce ne sono affatto. Eppure, come dicono alcuni imprenditori, «non si dovrebbe chiudere. Neppure pensarlo».

E’ facile capire le ragioni di questo pensiero elastico che un po’ ti incolla all’azienda, perché in altri Paesi europei il mese di agosto non è «quello delle ferie» (in Svizzera si lavora anche il 15), e un po’ ti libera: le ferie scaglionate non fanno per le imprese più piccole. Anche se lavorano con l’estero. In Italia agosto è un mese sabbatico, muto, isolato. Accade ben poco. O si pensa non dovrebbe accadere. Invece può capitare che arrivi qualche telefonata dal cliente estero, le mail, a volte anche gli ordini. Chi in Italia, in ferie, ci va in giugno o luglio perché lo può fare, in agosto chiama gli imprenditori che imbiancano, riparano, ristrutturano. Agosto è il mese delle manutenzioni, non solo quelle hobbistiche. Molte aziende lo sanno, e allora scatta quella buona abitudine che ti «fa sentire utile» anche nel periodo agostano con il provvidenziale “Aperti per ferie”.

SEPARATI DAL RESTO DEL MONDO
Quello che prima era quasi un brand di orgoglio per alcuni imprenditori, ora lo sta diventando – con i tempi all’italiana – anche per chi non è attivo nei servizi diretti al cliente ma nel manifatturiero puro: la meccanica ma anche il tessile. E’ invece un’abitudine per chi produce e vende frigoriferi, condizionatori, macchinette del caffè, le officine e i centri assistenza auto, le tipografie e i centri stampa. In realtà non sono mancate le riflessioni, e le proposte, per poter smontare questo diaframma che ci separa dal resto del mondo.

Era il lontano 2012 quando Gianfranco Polillo, sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze del Governo Monti, chiese agli italiani di «rinunciare a sette giorni di vacanza, per aumentare la produttività del Paese». Ed era il quotidiano “Il Giornale”, nel 2014, a titolare un suo articolo «Italia ferma 20 giorni tra festività e ponti: bruciati 15 miliardi».

Calcolando tutte le “pause”, se n’era andato un punto di Pil. Per intenderci, e non è una scusa, gli italiani sono stacanovisti: si lavora 234 giorni all’anno escludendo festività e ferie. Inoltre, come avviene nella maggior parte dei Paesi europei, le ferie di casa nostra ammontano a venti giorni all’anno. Il punto, dunque, non è il lavoro – mai lo si è detto – ma il fatto di raggruppare le ferie in un solo mese quando, invece, altrove le si diluisce un po’ qui e un po’ là. Lungo tutto il calendario dell’anno. Però, questo è un fatto di cultura italica che conduce a un’attenzione alle persone: «Ci si ferma in agosto perché tutti lo fanno e così le famiglie possono riunirsi e stare insieme», ci hanno detto alcuni imprenditori.

IN AMERICA DURANO UNA SETTIMANA
Eppure il mese “sacro” delle vacanze resiste ma inizia ad indebolirsi. Le attività commerciali ne sanno qualcosa, ma anche le imprese stanno prendendo le misure giuste per potersi organizzare un domani. Il cambiamento sarà lento, ma probabilmente arriverà. Sorprendendoci. Certo le abitudini sono dure a morire, ma le piccole e medie imprese che fanno parte del grande indotto legato alle grosse realtà imprenditoriali, il problema se lo stanno ponendo ben sapendo che la soluzione non è a portata di mano.

Non possiamo pretendere, poi, di allinearci subito a chi, invece, con le vacanze ha tutt’altro rapporto. Il giornalista e scrittore Federico Rampini ricordava, tempo fa, che «stare tre settimane lontano dall’ufficio di New York non è una vacanza ma un sabbatico. Una settimana all’anno di ferie, per l’americano, è più che sufficiente. Poi magari ogni tre o quattro anni ci scappa la vacanza importante, quella di due o tre settimane, il viaggio all’estero o la crociera. E poi gli americani sono convinti che l’eccezione siamo noi perché anche in Cina e Giappone le vacanze sono mini».

MARCHIONNE E L’AGOSTO SOLITARIO
Il caso eclatante conduce alla prima estate di Sergio Marchionne alla Fiat. Lo raccontò lui stesso alla stampa: «Nel 2004 io perdevo 5 milioni al giorno. Sono arrivato il 4 giugno, o il primo giugno, non mi ricordo, poi da quel momento là son diventati giorni uno dopo l’altro… Io stavo girando per il mondo nel mese di luglio. Vengo in Italia, arrivo in ufficio in agosto e non c’è nessuno. 5 milioni al giorno, eh! Chiedo: «Ma la gente dov’è?». «Eh, sono in ferie». Ma ho detto: «In ferie da cosa?».

Mi son trovato con un altro che mi ero portato dietro, un finanziario che ha vissuto con me per vent’anni. Stavamo in ufficio e non c’era una persona. 5 milioni al giorno… Un’azienda che fondamentalmente era una multinazionale, dove in Brasile se ne fregano di agosto, in America ad agosto si lavora… E la Fiat chiudeva».

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