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Home Il lavoro prima di tutto. Ma anche il welfare, la riforma fiscale, il credito…

Il lavoro prima di tutto. Ma anche il welfare, la riforma fiscale, il credito…

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OGGI GIUSEPPE CONTE INCONTRA LE PARTI SOCIALI. E SI PARLA DI LAVORO
Tutti vogliono parlare, e confrontarsi, con le cosiddette parti sociali. Oggi lo farà a Palazzo Chigi Giuseppe Conte, il Presidente del Consiglio. Confartigianato Imprese sarà presente con una delegazione guidata dal Presidente Giorgio Merletti. L’appuntamento a Palazzo Chigi con le Organizzazioni imprenditoriali è fissato alle ore 19.15. Oggetto di questo terzo confronto – dopo quelli del 25 luglio (sulla riforma fiscale) e del 29 (investimenti e Sud) – saranno le “misure per il lavoro e il welfare”. Un focus sulle politiche sociali, compreso il salario minimo. Un altro incontro propedeutico che dovrà portare il governo a definire una nuova manovra, capace di dare sicurezza ai mercati europei e dimostrarsi compatibile con le promesse elettorali. Poi si andrà in vacanza e ci si rivedrà a settembre. Ciò che si attendono le parti sociali è anche una proposta di riforma fiscale che se da un lato considera la flat tax di Salvini, dall’altro vuole portare all’attenzione delle associazioni di categoria e dei sindacati anche il famoso taglio del cuneo fiscale. Le azioni correttive, insomma, sono richieste a gran voce. A maggior ragione in un’Italia a «crescita zero».

SETTE ITALIANI SU 10 SONO PRO TAV
Nel frattempo “La Repubblica” comunica i dati di un sondaggio di Demos sulla valutazione che danno, gli italiani, di Tav e Autonomia regionale. «Scopriamo – scrive il quotidiano – che entrambi i provvedimenti dispongono di un largo consenso fra gli elettori. Il 70% dei cittadini esprime una valutazione sufficiente o positiva, con un voto pari o superiore a 6, alla Tav. Solo il 26%, poco più di una persona su 4, attribuisce al progetto un voto insufficiente». Se volgiamo l’attenzione verso l’Autonomia delle Regioni, notiamo che il consenso «è meno ampio rispetto all’Alta Velocità, ma supera il 60% della popolazione intervistata. Il provvedimento piace molto al Nord Est dove, quasi tutti – poco meno di 9 persone su 10 – giudicano l’autonomia in modo positivo. Nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno, il clima d’opinione è più tiepido pur confermandosi largamente positivo».

LE BANCHE NE HANNO LE TASCHE PIENE
Non si sta parlando solo di denaro e crediti in sofferenza. Sul Corriere della Sera si legge che «il sistema bancario italiano, i compiti a casa li ha fatti», ma una certa preoccupazione c’è ancora perché, commenta il presidente dell’Associazione bancaria italiana Antonio Patuelli, «la ripresa non c’è, anzi rischiamo una terza recessione in poco più di dieci anni con nuove sofferenze sui crediti. Quanti sono i tavoli di crisi aperti presso il ministero dello Sviluppo? Il consolidamento italiano è stato doloroso, persino sconvolgente. Però nessuno in Europa ha fatto più di noi. La Germania ha 100 banche con 80 milioni di abitanti; la Francia circa 400 con 60 milioni di abitanti; noi poco più di cento. Un processo di ulteriore consolidamento del sistema bancario, anche con fusioni cross-border, sarà inevitabile…». Nel frattempo, l’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica ha fornito qualche numero: «La lunga e tormentata stagione della crisi bancaria è costata all’incirca 60 miliardi di euro, di cui un terzo a carico dello Stato. L’Abi ha calcolato che l’impegno dei suoi associati è stato, nel periodo tra il 2015 e il 2018, di 12,2 miliardi. I crediti in sofferenza sono tornati ad un livello fisiologico. Nel primo trimestre di quest’anno, in base alle rilevazioni Cerved-Abi, sono scesi di 25 miliardi di euro. Al livello del 2009. A fine 2018 quelli al netto delle svalutazioni già operate nei bilanci degli istituti ammontavano a 90 miliardi, dai 129 dell’anno precedente». E il ritorno sul capitale investito? «Nel 2018, in Europa, era intorno al 6,5%. In Italia siamo al 6,1: allo stesso livello dei concorrenti inglesi; meglio della Germania, ma meno bene di Olanda e Spagna».

L’ANTIDOTO ALLA CRISI? IL MICROCREDITO
Sta crescendo: dal maggio 2015, quando ha preso il via la sezione speciale per il microcredito del Fondo di garanzia per le Pmi, al 30 giugno 2019 sono state erogate 13.219 operazioni. Il 59,2% alle regioni del Sud e Isole; il 20,8% al Centro e il 20% al Nord (le operazioni superano di poco il 5% in Lombardia). Scrive Italia Oggi: «Oltre la metà delle operazioni, il 62,3%, ha visto come beneficiarie le imprese del commercio contro il 23,2% di quelli dei servizi, il 13,4% dell’industria e lo 0,2% dell’agricoltura. L’importo medio dei finanziamenti è aumentato passando dai 22.100 euro del 2016 ai 23.700 del 2018. L’età media dei beneficiari è di 37 anni (il 60% di chi ha beneficiato maggiormente del microcredito si trova in una fascia di età tra i 30 a i 50 anni), mentre i soggetti finanziati sono per il 59% dei casi ditte individuali o liberi professionisti».

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