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La Maglia Rosa che pedalava con Gimondi oggi è un artista del legno

contini_falegnameriaLe strade che ha percorso Silvano Contini sono infinite, quasi quanto i chilometri di legname che in trent’anni ha tagliato, levigato e assemblato in falegnameria. La Maglia Rosa, questo imprenditore di Sangiano, se l’è guadagnata nel ciclismo e nei cantieri. Perché, in fondo, lo sport insegna: la fatica è tanta, la determinazione smisurata, la forza di volontà inesauribile. Con una differenza: «Quando pedali, se sei stanco, non puoi scendere dal sellino. In falegnameria è un po’ diverso», racconta il sessantunenne nato a Leggiuno.

IL FARMACISTA (MANCATO) CON LA MAGLIA ROSA
Nonostante la passione per l’attività degli zii, Antonio e Arturo, il ciclismo gli entra nel sangue e lì ci resta: a sedici anni inizia a pedalare e un anno dopo è già professionista. Lo rimane fino al 1990 vincendo la Liegi-Bastogne-Liegi nel 1982 e il Giro del Piemonte nel 1979. Al Giro d’Italia del 1982 si piazza invece terzo, dopo aver vestito la Maglia Rosa. «E pensare che dopo il diploma da ragioniere avrei voluto fare il farmacista», dice l’imprenditore che in azienda si muove leggero come se stesse spingendo ancora sui pedali. Aggiunge: «Un mio amico, farmacista ovviamente, me lo diceva in continuazione: quando vado in pensione ti cedo l’attività. Quindici giorni dopo mi arriva la proposta dalla squadra Bianchi-Faema, la stessa in cui correva il campionissimo Felice Gimondi: che faccio? Dubbi non ne ho mai avuti. In bicicletta mi sono divertito e correre è stato come andare a scuola perché ti misuri con i tuoi limiti, ti conosci, sai quando devi mettere da parte il tuo orgoglio e chiedere aiuto. Soprattutto, devi essere onesto con te stesso con gli altri».

IL CALCIO, GLI ZII FALEGNAMI E I CANTIERI
Un talento, della due ruote e del legno, Silvano Contini lo è sempre stato. Lo ricorda lui stesso: «Ho iniziato così, per scherzo: alle scuole medie ci andavo pedalando, ero forte, battevo con una bici da passeggio anche chi correva già. Però negli anni Ottanta c’erano i veri campioni; i fenomeni erano una quindicina e vincevano l’80% delle gare. Invece per il calcio ero negato. Oggi non corro, ma pedalo appena posso». Anche con i grandi, come Giuseppe Saronni. Con lo sguardo, Silvano Contini va lontano. E conta tutti quei chilometri che ancora si porta nelle gambe e nel cuore: «E’ stata dura, ma nel ciclismo riuscivo ad esprimere tutto me stesso. I miei genitori, sul correre, non sono mai stati d’accordo e gli zii Antonio e Arturo mi avrebbero voluto in falegnameria. Quel mondo mi piaceva, ci ero entrato dentro grazie a loro, li seguivo ovunque. Gli zii mi davano consigli tutti i giorni e io andavo con loro nei cantieri, dove mi divertivo a capire quanta bravura avessero: leggevano il futuro, investivano in tecnologia, con la falegnameria riuscivano a risolvere qualsiasi problema. Quelle dritte me le sono sempre portate con me, perché è stata la falegnameria ad insegnarmi quanto è difficile, ma importante, saper creare i giusti rapporti con le persone».

TI TE SE MATT, MA SI CORRE ANCHE IN FALEGNAMERIA
Comunque, alla fine tutti capirono: zio Antonio mi regalò la prima bicicletta – una Legnano gialla – e mi disse “ti te se matt”». Un po’ matto lo devi essere, non c’è dubbio, «perché fai una vita di sacrifici e non devi mai mollare. E mi difendevo, in salita come in volata. D’altronde in corsa si è rivali, ma fuori ho vissuto momenti di grande amicizia. E di amore. Mia moglie – prosegue Silvano Contini – l’ho conosciuta ad una Tre Valli Varesine: faceva la Miss. Poi, quando nel 1990 ho deciso di smettere, sono entrato in azienda: da allora penso sia più facile competere sulle strade che sui mercati».

Così capita di poter perdere una Maglia Rosa e chiedersi, come ha fatto questo imprenditore, «chi me l’ha fatto fare? Alla fine ti riprendi, perché sai che nel ciclismo sono più le crisi che i momenti di gloria. A volte, essere caparbi vale più della forma fisica». La falegnameria? «Le salite non finiscono mai e, come accade nelle corse, ci può anche essere una squadra ma sei tu a dover trovare una soluzione in pochi minuti. Allora, ti rendi conto che è importante avere fiducia in sé stessi».

ANCHE IN AZIENDA TAGLIO IL TRAGUARDO. E VINCO
La stanchezza dell’imprenditore è diversa. E’ una sensazione che non se ne va con il riposo, perché le tensioni e i nervosismi – «la burocrazia è la cosa peggiore», dice ancora Silvano Contini – te li porti a casa. Apri la porta, entri ed ecco la famiglia che hai sempre voluto «perché dopo tanto correre, avevo voglia di affetti. E di stare con i miei, la sera», sottolinea l’ex Maglia Rosa. Che dice, ancora: «Ho tre figli – Andrea, Moreno e Romina – e nessuno di loro ha scelto né il ciclismo e né l’impresa: il primo si è laureato in Fisica ed è insegnante di liceo, il secondo è un tecnico di Radiologia mentre la terza studia Scienza della Formazione. A dire il vero, non ho mai insistito perché facessero gli imprenditori: ancora piccoli venivano qui in falegnameria per usare martello e chiodi. Poi ognuno ha trovato la sua strada».

Alla pensione, Silvano Contini non ci pensa: al fatidico chiodo non ci ha attaccato la bicicletta e non ci metterà, per ora, neppure la sua falegnameria. «Fare l’imprenditore – conclude l’imprenditore – è una prova di resistenza, ma sai che la soddisfazione del cliente è la tua miglior vittoria».

Prandi e Contini – Falegnameria
Via Cadorna 2
21038 – Sangiano

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