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La plastica di Bandera tira la volata all’ecologia e alla filiera delle Pmi

flat-die-lines-1Bandera traccia la strada dell’innovazione per il settore della plastica: nel futuro c’è l’Economia Circolare. Bio-polimeri e riciclo delle materie plastiche: nei capannoni di Busto Arsizio la ricerca e gli investimenti vanno in quella direzione. Una vera e propria rivoluzione per la filiera della plastica, chiamata a rispettare la direttiva Ue che imporrà dal 2021 lo stop agli articoli in plastica monouso (come le vaschette per gli alimenti) ma anche una nuova sensibilità per la sostenibilità che si sta diffondendo nel mercato.

In provincia di Varese, il settore della gomma-plastica è sempre stato uno dei più significativi nell’ambito del manifatturiero, dietro alle “regine” incontrastate del tessile e della meccanica: attualmente conta circa mezzo migliaio di imprese e dà lavoro a più di diecimila addetti. Con alcuni primati: Varese è la terza provincia in Italia per addetti del settore, e la quarta per flussi di esportazioni.

SETTANT’ANNI DI STORIA A BUSTO ARSIZIO
Le imprese del settore non sono tantissime, ma garantiscono un numero importante di posti di lavoro, sia nell’industria che nell’artigianato. Secondo l’osservatorio del mercato del lavoro di Confartigianato Varese, quello della chimica, gomma e plastica è il quarto settore più rappresentativo tra le aziende, dopo meccanica di produzione, edilizia e altri servizi alla persona e alle imprese, con un peso significativo soprattutto in termini di addetti, pari all’8,5% del campione considerato (a fronte del 5% nel totale delle aziende). Uno dei riconosciuti “campioni” nel settore si trova lungo la statale del Sempione a Busto Arsizio, un’azienda che rappresenta un punto di riferimento in provincia, la Costruzioni Meccaniche Luigi Bandera, con oltre 70 anni di storia e una dinamica di crescita guidata dall’innovazione e testimoniata da un fatturato che negli ultimi vent’anni è passato da 60 a 120 milioni di euro.

«Nata occupandosi di progettazione e costruzione di impianti per la sola estrusione, Bandera è passata alla progettazione e costruzione di impianti complessi per la trasformazione delle materie plastiche, prevalentemente al servizio dell’industria del packaging e del converting, con un forte accento sul tema del recycling – sintetizza Andrea Rigliano, direttore sales e marketing – oggi realizziamo impianti che determinano risparmio energetico, riduzione del peso degli imballaggi e utilizzo di materiali riciclabili e riciclati». Attualmente l’azienda bustocca – che vede al vertice i figli del fondatore, Piero e Franco Bandera, ma che ha già inserito la terza generazione di famiglia (due trentenni, un ingegnere meccanico e un ingegnere gestionale) – impiega poco più di 200 dipendenti diretti, ma soprattutto mobilita un indotto di terzisti quantificabile in circa 600-700 persone, tra artigiani e imprese piccole, medie e grandi che gravitano attorno alla Bandera.

NON INSEGUIAMO I TEDESCHI, INNOVIAMO NOI
Investire e innovare sono le parole d’ordine che consentono alla Bandera di essere sempre all’avanguardia. «Non rincorriamo più i tedeschi, storicamente al top nel settore, ma facciamo le nostre proposte – sottolinea Piero Bandera – non abbiamo più nulla da invidiare ai nostri competitor». Sul fronte degli investimenti, dopo quello del 2015 per la realizzazione dell’ambizioso centro di ricerca e sviluppo tecnologico “The House of Extrusion”, in corso Sempione sta sorgendo una “torre” da 34 metri di altezza per il montaggio e il collaudo di linee complete di estrusione dei film in bolla, mentre è già stata installata l’innovativa Condor Line®, che integra diverse tecnologie ausiliarie (come rivestimento e laminazione) in un unico sistema, per ottenere un’ampia varietà di prodotti finali. «Una linea meravigliosa, l’Amerigo Vespucci dei nostri clienti» la chiama così colui che l’ha progettata, Enrico Venegoni, chief technical manager, da 49 anni alla Bandera.

DELLA PLASTICA NON SI PUO’ FARE A MENO
Un progetto che lancia «una sfida per l’industria di trasformazione, a raggiungere obiettivi innovativi di produzione, in particolare con materiali riciclabili e biodegradabili, nell’ottica dell’Economia Circolare». Perché con la nuova direttiva UE, ammette Venegoni, «dobbiamo pensare ai bio-polimeri, in alternativa alla materia plastica».

Scatole di plastica per alimenti, e non solo, che si potranno buttare nell’umido, utilizzando polimeri fatti di amido di mais, glucosio e altri componenti naturali. Ad aggiungersi alle tecnologie studiate da Bandera che già oggi permettono di riciclare le bottiglie di plastica e che vanno verso la creazione di prodotti in plastica costituiti da massimo uno-due polimeri, per favorire il recupero. La rivoluzione è una tappa obbligata. Ma in Bandera sono pronti: «Sia perché lo vogliamo noi, sia perché il mercato va in quella direzione – ricorda Piero Bandera – se ne parla molto male, spesso a sproposito, ma della plastica non si può fare a meno. Non va sprecata e bisogna studiare come recuperare i contenitori nel modo migliore per rimettere il materiale in circolo».

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