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Tasse, c’è chi dice no. Tasi verso l’addio, sforbiciata all’Imu o Local Tax?

iri-la-nuova-tassa-sulla-partita-iva_928587La Lega vuole cancellare dall’elenco delle tasse italiane – che sono particolarmente care: poco meno del 50% dei guadagni di imprese e liberi professionisti se ne va allo Stato o ai suoi enti – la Tassa sui Servizi Indivisibili (Tasi) che è una duplicazione dell’Imu (che, a sua volta, sarà sforbiciata). Una delle due, basta e avanza. Il M5S propone, invece, una local tax che metta insieme Imu, Tasi e alcuni tributi minori. La ragione l’aveva spiegata Luigi Di Maio: «Dobbiamo creare una sola tassa locale, che corrisponda a un importo inferiore della somma di tutte le tasse che attualmente siamo costretti a pagare».

Chiedere agli italiani un voto di preferenza su cosa abolire, prima o dopo, potrebbe risultare interessante anche perché la tassazione è un argomento sul quale non è così complicato esprimere una preferenza. L’importante è che ci sia equità. Anche perché negli ultimi quarant’anni, secondo alcune fonti, per gli italiani la pressione fiscale è salita di circa 11 punti percentuali: dal 31,4% del 1980 al 42,3% di quest’anno. Negli anni 2012-2013, poi, si era addirittura arrivati al 43,6%. Se si guarda da vicino l’andamento dell’aliquota Imu/Tasi, si nota che in ben 215 Comuni è già pronto il rincaro: Avellino passa dal 10,5 al 10,6 per mille; Torino registrerà un aumento dal 5,75 al 7,08 per mille; La Spezia (sempre sulle case affittate a canone concordato) vedrà un balzo dal 4,6 al 6 per mille.

156 MILIARDI IN SEI ANNI
Negli ultimi sei anni, gli italiani hanno pagato 156 miliardi di euro di Imu e Tasi. Secondo “Il Messaggero”, «il gettito totale derivante da Imu e Tasi nell’anno passato – su dati Istat – è stato di 21 miliardi e 983 milioni di euro. Sulla base invece degli ultimi dati consuntivati relativi al 2018, il gettito complessivo Imu-Tasi è stato stimato pari a circa 19,8 miliardi di euro, di cui 18,7 miliardi derivanti dalla sola Imu e 1,1 miliardi dalla Tasi. Secondo la direttrice del Dipartimento delle finanze del ministero del Tesoro, Fabrizia Lapecorella, questi tributi rappresentano però la principale fonte di entrata dei Comuni italiani, pari nel complesso al 70% delle loro entrate tributarie».

Per semplificare la vita degli italiani e dare un colpo al sommerso, la Lega ha proposto l’abolizione delle Tasi ma ha anche previsto di inviare il bollettino Imu precompilato a casa dei contribuenti. Alberto Gusmeroli, vicepresidente della commissione Finanze alla Camera, ha detto che «questa novità dovrebbe aiutare a recuperare il sommerso, pari al 26,9% dell’Imu effettivamente incassata». Il balletto dei numeri è cominciato: da un lato i leghisti ritengono che il taglio sia possibile perché le coperture ci sono e si aggirano su poco più di un miliardo di euro, mentre il Ministero dell’Economia sostiene che per eliminare la Tasi servirebbero solo 830 milioni di euro. Però di mezzo ci sono le amministrazioni comunali, alle quali si dovrà riconoscere il valore dell’abolizione della Tasi per evitare un ammanco di risorse nelle loro casse.

IL PROBLEMA DEI NEGOZI SFITTI
Perché mettere insieme Imu e Tasi? Alberto Gusmeroli aveva risposto al Sole 24 ore: «Semplice, durante le audizioni abbiamo verificato una serie di cose. Uno che c’è un’evasione e un sommerso ampissimo: 5,1 miliardi su 20 miliardi di versamenti. Seconda cosa: che la Tasi è solo, tra virgolette, 1,1 miliardi. Durante le audizioni ho chiesto alla dirigente del Mef di trovare la copertura, con diminuzioni di spesa, della maggiorazione Tasi di 270 milioni. Perché, comunque, che si fondano l’Imu e la Tasi, o che si tagli la Tasi, i 270 milioni di euro della maggiorazione Tasi bisognava trovarli. Ovviamente la disponibilità della dirigente c’è stata. A quel punto, invece di andare a fondere le due imposte con tutte le criticità del caso, basta sopprimere con 830 milioni in più la Tasi. E io credo che si debba anche esentare e ridurre alcune categorie».

Su queste ultime sembra non ci siano dubbi: negozi sfitti, appartamenti occupati, case di lusso (che ora, di lusso, non lo sono più), immobili inagibili. Ovviamente, c’è tutta l’intenzione di inserire questa proposta nella manovra. Ma su www.ilsussidiario.net si legge una riflessione alla quale bisognerebbe concedere il giusto tempo: «Secondo stime attendibili, esistono in Italia migliaia di terreni non censiti e altrettanti immobili fantasma: la conseguenza è che se si usa il metodo di valutazione secondo la famigerata rendita catastale e questa non esiste o risale ai tempi dei Savoia o dell’amministrazione Borbonica, che si fa?».

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