Cerca:
Home Usa-Cina: nello scontro fra titani, è l’Europa a rimetterci le penne

Usa-Cina: nello scontro fra titani, è l’Europa a rimetterci le penne

foto_scontro_usa_cina#RassegnaStampa

CONFARTIGIANATO AL GOVERNO: «TAGLIARE SUBITO IL CUNEO FISCALE»
Le parti sociali, ieri a Palazzo Chigi per un confronto con il Premier Giuseppe Conte, si sono sentite dire quello che avrebbero voluto: per fare crescere l’Italia bisogna tagliare il cuneo fiscale. In poche parole, per lasciare più risorse nelle buste paga dei lavoratori bisogna abbassare il costo del lavoro. Presente al tavolo della discussione, anche una delegazione di Confartigianato Imprese guidata dal presidente Giorgio Merletti. L’associazione, con Rete Imprese Italia, ha presentato una strategia in quattro mosse che punta «sulla valorizzazione della contrattazione collettiva, sul contrasto dei contratti pirata, sull’impulso alla crescita ed alla produttività e sulla riduzione del cuneo fiscale». Su quest’ultimo, le associazioni che rappresentano l’artigianato, il terziario di mercato e le Pmi si augurano che si proceda «alla revisione delle aliquote Irpef nella prospettiva della Flat tax». Inoltre, “no” al salario minimo e “sì” alla «riforma dei centri per l’impiego, alla valorizzazione di soggetti privati quali le agenzie per il lavoro e agli strumenti che coniugano formazione e lavoro». Nello stesso tempo, è stata «ribadita la necessità, dopo l’abrogazione dei voucher, di strumenti in grado di regolare efficacemente le prestazioni occasionali e – in materia di contratti a termine – l’esigenza di abolire, rispetto all’impianto del “decreto dignità”, le causali od almeno di prevedere causali in sede di contrattazione collettiva, nonché di eliminare la previsione della maggiorazione aggiuntiva in caso di rinnovi di contratti a tempo determinato».

LE FAMIGLIE SI FIDANO; LE IMPRESE MANIFATTURIERE, MENO
Il governo si sta impegnando, ma se l’indicatore anticipatore dell’economia nazionale comunicato ieri dall’Istat registra un aumento nel clima di fiducia dei consumatori (da 109,8 a 113,4), non si può dire lo stesso per quanto riguarda le imprese del manifatturiero: «Il calo per questo comparto, che pesa sul Pil per il 16%, è stato da 100,7 a 100,1 – scrive Il Sole 24 Ore – .Per le aziende degli altri settori, il clima di fiducia è tornato sui valori massimi da ottobre 2018». Il Corriere della Sera sottolinea che «la crescita non si fa con le previsioni: perché torni il segno più davanti ai dati del Pil è necessario che questi indicatori si traducano in ordini e fatturato. Però il segnale positivo di cui parla l’Istat fa ben sperare nel recupero in zona Cesarini di un 2019 a scartamento ridotto. Se la crescita non riparte, tutti – dai metalmeccanici ai sindacati dell’alimentare – sanno bene che le trattative saranno in salita». Sulle previsioni nazionali pesa, però, «il consueto quadro di incertezze globali – continua Il Sole – sintetizzato da ultimo nella debole crescita del commercio internazionale (+ 0,3% in maggio dopo il – 0,6% di aprile; fonte Central Planning Bureau). Le tensioni sui dazi e il rallentamento dell’economia cinese da una parte, e l’incognita di una “hard Brexit” dall’altra, possono fare la differenza sui risultati degli ultimi mesi dell’anno».

USA-CINA: IL BRACCIO DI FERRO CHE METTE IN CRISI L’EUROPA
A fare la differenza sono i rapporti di tensione tra Cina e Stati Uniti. L’economista Giulio Sapelli interviene sul quotidiano “Il Messaggero” all’indomani della decisione di Donald Trump di imporre, da settembre, tariffe del 10% su 300 milioni di dollari di importazioni dalla Cina. E la Cina ha risposto svalutando il renminbi portandolo sulla soglia dei 7 dollari: sarà questo a rendere più concorrenziali le merci ma anche a difendere il Dragone da una guerra che da commerciale si sta trasformando in valutaria. Dice Sapelli: «Però questa è una guerra che prima che commerciale è un confronto per il dominio tecnologico mondiale e gli Usa non possono assolutamente perdere la posta in gioco. La Cina ha lanciato la sfida non solo sul piano commerciale ma anche su quello militare con il rafforzamento della marina e con la cosiddetta “Via della seta”, che altro non è che l’imperialismo da debito e sfida militare all’Occidente tutto intero». Dunque, l’Europa. «Che rischia di essere il grande perdente di queste tensioni commerciali – scrive il Corriere della Sera -. Perché in Europa anni di bassi investimenti e di produttività stagnante, combinati con politiche che hanno favorito paghe basse e lavori senza qualità, piuttosto che industrie all’avanguardia, hanno lasciato l’economia dell’Ue in condizioni di apatia. Quando il commercio internazionale langue, sull’Europa cala il gelo: l’Ocse ha appena ridotto le previsioni di crescita dell’Eurozona all’1,1% nel 2019». In tutto questo non bisogna dimenticare, e a ricordarlo è ancora Giulio Sapelli, che «oggi il commercio mondiale è sempre più confronto e scambio tra filiere d’impresa e tra imprese piuttosto che tra Stati. E’ per questo che oggi il confronto militare è più lontano di un tempo. Ma non impossibile quando è la tecnologia a costituire l’oggetto del contendere».

TORNA SU