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Home Anche la neo ministra contro lo sconto: sull’ecobonus le Pmi sperano nella svolta

Anche la neo ministra contro lo sconto: sull’ecobonus le Pmi sperano nella svolta

23-744x480Se si vogliono agevolare le piccole e medie imprese nel loro lavoro quotidiano, lo sconto sull’Ecobonus – così come è stato pensato – non è lo strumento adatto.

IL MINISTRO DELL’AGRICOLTURA SOSTIENE L’ABROGAZIONE DELLO SCONTO
La campagna di Confartigianato Imprese su quanto sia inappropriato l’articolo 10 del Decreto Crescita (quello che prevede l’opzione dello sconto immediato in fattura da rimborsare successivamente all’impresa che ha realizzato i lavori) ha tenuto banco durante i mesi estivi ed è rimbalzata tra i banchi della politica. A fine luglio era stata addirittura la senatrice Teresa Bellanova, ora Ministro dell’Agricoltura, a presentare con la senatrice Tatjana Rojc (anche lei del Pd) un disegno di legge per l’abrogazione della misura. Il M5S aveva invece depositato un Ddl per dare il via ad uno sconto alternativo da far avere alle imprese in tempi brevi. E ora, dopo il cambio di maggioranza tra i banchi del Governo e l’ascesa al ruolo ministeriale della Bellanova, l’iniziativa di fine luglio fa ben sperare per la convergenza di intenti tra i due pilastri del Conte 2.

COSA DICE L’ARTICOLO 10
Prevede che i cittadini che effettuano lavori di riqualificazione energetica o antisismici possano chiedere, in alternativa alla detrazione fiscale dal 50% all’85% spalmabile in 10 anni, uno sconto immediato sulle fatture da parte dell’impresa che ha realizzato i lavori. L’azienda potrà farsi rimborsare lo sconto dallo Stato attraverso un corrispondente credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque anni. Inoltre, l’azienda potrà scegliere di cedere il credito così acquisito ai suoi fornitori di beni e servizi.

ABROGAZIONE O SCONTO ALTERNATIVO, L’IMPORTANTE E’ FARE IN FRETTA
A fine luglio, quando ancora era senatrice, Teresa Bellanova aveva sottolineato su Facebook quanto lo sconto fosse «una minaccia per l’intera filiera della riqualificazione energetica. Un danno per le imprese, quasi sempre di piccole dimensioni, e gli artigiani, per cui gli interventi di riqualificazione energetica invece di garantire lavoro rischiano di tradursi in costi insostenibili». Per il Ministro dell’Agricoltura, lo sconto sul costo della prestazione da parte di chi effettua l’intervento, «schiaccia le imprese tra ditte fornitrici e clienti scaricando direttamente sull’impresa esecutrice, quasi sempre di piccole dimensioni, gran parte dell’onere finanziario derivante dal costo dell’intervento stesso, con effetti che potrebbero rivelarsi devastanti. Questa norma rischia di agevolare unicamente la grande distribuzione».

PER L’AUTORITA’ GARANTE DELLA CONCORRENZA, HA RAGIONE CONFARTIGIANATO
Per dovere di cronaca, a mettere un sigillo autorevole sulla vicenda ci ha pensato – nel giugno 2019 – l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Che si è pronunciata a favore di Confartigianato Imprese (che rappresenta più di un milione e mezzo di imprenditori con tre milioni di addetti) riconoscendone e condividendone le ragioni. Secondo l’Autorità, nella sua attuale formulazione l’articolo 10 del Decreto Crescita “appare suscettibile di creare restrizioni della concorrenza nell’offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più grandi dimensioni. L’Antitrust evidenzia che «il nuovo sistema, nei fatti, può essere utilizzato solo dalle imprese di grosse dimensioni (dalla grande distribuzione, dalle grandi catene, dalle multiutilities e dagli ex monopolisti dell’energia, ndr) perché sono le uniche in grado di praticare gli sconti corrispondenti alle detrazioni fiscali senza confronti concorrenziali, potendo compensare i correlativi crediti d’imposta in ragione del consistente volume di debiti fiscali, godendo anche di un minor costo finanziario connesso al dimezzamento da dieci a cinque anni del periodo di compensazione del credito d’imposta». In breve, «la nuova modalità inserita nel Decreto Crescita rischia di distorcere la concorrenza a danno dei piccoli imprenditori».

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