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Home C’è fermento a “casa-Conte” ma è l’Europa che striglia con le riforme

C’è fermento a “casa-Conte” ma è l’Europa che striglia con le riforme

giuseppe_conte_sergio_mattarella_2_lapresse_2018#rassegnastampa Ventuno ministri e un sottosegretario alla presidenza del Consiglio (l’ex ministro senza portafoglio Riccardo Fraccaro), neppure un vicepremier, la ex prefetto di Milano Luciana Lamorgese al Viminale, tre renziani, un Roberto Speranza in rappresentanza di Leu alla Salute, un europeista dem di ferro, Roberto Gualtieri, all’Economia e un solido esperto di politica estera agli Affari Europei (Enzo Amendola, dem), quasi in affiancamento al neo trasferimento di Di Maio, transitato da Lavoro e Sviluppo Economico alla Farnesina. Sullo sfondo, l’ex premier democratico Paolo Gentoloni sempre più vicino ad agguantare la poltrona di numero due della signora Ursula von der Leyen in Europa.

Non ci sono stati veti dal Quirinale alla lista dei ministri presentata nel pomeriggio di ieri dal premier incaricato Giuseppe Conte, che ha snocciolato i nomi giallorossi e ha aperto la seconda esperienza a Palazzo Chigi, in attesa del giuramento e, soprattutto, dei conticini sui numeri in Parlamento (con particolare brivido al Senato). E allora, diamo uno sguardo ai raggi X con il Corsera che prende il bilancino per misurare pregi, difetti, errori e mancanze della compagne del Bis dell’”avvocato degli Italiani” (con annessa critica del governatore lombardo Attilio Fontana all’indirizzo del neo ministro per gli Affari Regionali e alle Autonomie, Francesco Boccia: «Per l’autonomia ha sempre usato parole pesanti»).

Archiviata la foto di gruppo al Quirinale dei 10 ministri del Movimento Cinque Stelle, 9 al Partito democratico, di Speranza di Leu e della tecnica Lamorgese all’Interno, toccherà mettere mano al programma, sul quale il 24 Ore di ieri ha provato a fare un confronto tra passato (recente) e futuro (prossimo) evidenziando in molti casi (giustizia, Bpi, tutela del risparmio, conflitto di interessi e processi veloci) un elevato grado di continuità.

Tant’è: attingiamo dalle analisi di Repubblica, La Stampa e Sole 24 Ore i 29 punti del programma di Governo, che combina – a fronte di risorse economiche che andranno probabilmente spalmate su più leggi di Bilancio – il taglio del cuneo fiscale con la rimodulazione delle aliquote Irpef, la neutralizzazione dell’aumento dell’Iva con l’annullamento delle disparità retributive tra uomini e donne, passando per l’equo compenso per i giovani professionisti per arrivare a un piano strategico contro gli infortuni sul lavoro.

Da evidenziare anche il progetto di una pensione di garanzia per i giovani con salari bassi e contributi discontinui. Confermata la revisione (che non è una revoca) delle concessioni autostradali e la Web Tax per le multinazionali digitali che spostano i profitti altrove. «Giusta e cooperativa» dovrà invece essere la nuova norma sulle autonomie (con salvaguardia del principio di coesione nazionale e di solidarietà), mentre resta l’acceleratore pentastellato premuto sull’approvazione della riforma costituzionale che taglia il numero di parlamentari. Tutti da valutare nelle loro conseguenze – anche alla luce della recente approvazione pentastellata – la modifica dei decreti sicurezza (sulla base delle indicazioni formulate per iscritto dal presidente Mattarella), il rilancio “green” di Impresa 4.0 e la gestione del nodo rifiuti, una mina che rischia di esplodere a causa della mancanza di inceneritori. L’obiettivo gialorosso restano gli impianti di riciclaggio, ammesso di addivenire ad adeguati accordi territoriali.

Orientando lo sguardo appena fuori dagli angusti confini territoriali, il “mondo” (o, perlomeno, l’Europa), si sveglia con le parole di Cristine Lagarde, presidente designata della Banca Centrale Europa (Bce): «I Paesi che non hanno spazio fiscale devono ripensare la loro miscela fiscale per aiutare la crescita e usare lo strumento delle riforme strutturali ora che abbiamo un po’ di crescita». Come dire, su le maniche…

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