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Energia, vale 23 miliardi la “cura green” che guarirà l’economia

cropped-coche-electricoLa cura elettrica per il pianeta gioverà anche all’economia. Così la transizione energetica, tema chiave affrontato nell’ultimo workshop di The European House – Ambrosetti, imprime una scossa di speranza. Si avverte nelle statistiche realizzate con Enel Foundation, e anche negli occhi e nelle voci di Valerio De Molli e Francesco Starace durante la presentazione a Villa d’Este.

Il Ceo di Teh Ambrosetti ne è convinto: «Dobbiamo compiere passi coraggiosi insieme, il paradigma energetico tradizionale, basato sulla produzione di energia esclusivamente da combustibili fossili, non è più una strada percorribile». E rilancia un’affermazione della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen: «La nostra principale sfida è preservare la salute del pianeta, è la più importante responsabilità e opportunità del nostro tempo. Credo che ciò che fa bene al nostro pianeta debba fare bene anche alla nostra comunità, alle nostre regioni e alla nostra economia».

Questo con una direzione precisa: una transizione just for all, nessuno escluso. Ecco che Teh Ambrosetti allora ha preso in esame 3.475 prodotti e tecnologie della produzione industriale europea e ha stimato gli effetti della trasformazione fino al 2030. Ricordiamo che questa è la data indicata dall’Onu quando ha fissato i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile.

Con cifre tranchant.  In Italia l’impatto della transizione energetica sul valore della produzione sarà tra i 14 e i 23 miliardi di euro (in Spagna, per fare un paragone, tra +7 e +8 miliardi). Così avverrà un aumento fra il 13 e il 30% delle tecnologie elettriche, cui certo farà da contraltare un calo del 4-10% di quelle termiche.

Risultato sul lavoro? Nell’Unione europea i posti aumenteranno nell’ordine di 1,4 milioni, in Italia, tra 98mila e 173mila.

La base dello studio: la metamorfosi in atto è un dovere condiviso dalle istituzioni, con il passaggio dalle fonti fossili a un approccio emissioni zero.

L’Europa, ad esempio, si è posta l’obiettivo di tagliare sempre entro il 2030 le emissioni di gas a effetto serra (il riferimento è ai dati del 1990) del 40%. Questo mutamento passa pure da  fonti rinnovabili pari al 32% e da un miglioramento nell’efficienza energetica di poco superiore (32,5%).

Ciò conduce dritto negli stili di vita dei cittadini, sempre più sensibili a ciò che sta accadendo in assenza (o scarsità) di comportamenti non sostenibili. Una sensibilità tipica soprattutto dei  millennials. Il 67% dei giovani europei ritiene che proteggere l’ambiente e combattere il cambiamento climatico dovrebbe essere la priorità  numero uno per l’Unione. In questo solco entra la digitalizzazione, che modifica il modo in cui si genera, trasporta e consuma l’energia, la riduzione dei costi tecologici e l’aumento della responsabilità sociale di impresa. Un fenomeno, quest’ultimo, che tocca le attività di tutte le dimensioni. Con duplice risvolto: le aziende mediamente sostenibili sono più produttive nell’ordine del 7,9%, quelle molto sostenibili del 10,2%.  Ci sono poi Paesi, come il Giappone dove gli investimenti green in quattro anni sono cresciuti addirittura di 400 volte. E questo spinge a ripensare i sistemi di produzione e fornitura della energie, puntando più sulle risorse locali.

In questo contesto, c’è un protagonista eccellente di questa transizione: il veicolo elettrico. Con l’elettricità il calo di CO2 ha tanti volti e in Italia, ad esempio, permetterebbe di evitare mille morti premature. Impatto sull’aria e non solo, perché pensando anche a rumore, stress e disturbi del sonno 16mila vite verrebbero salvate ogni anno in Europa.

Ma come si preannunciava, tutto ciò avrà impatto anche sull’economia e sulla competitività dell’Europa. E con quel taglio democratico invocato all’inizio. Perché spingerà servizi come smart work management, domotica, sistemi di sensori, tecnologie di accumulo dell’energia, riducendo le diseguaglianze. Oggi in Italia quasi dieci milioni di persone hanno difficoltà a tenersi al caldo e l’8,9% delle utenze è indietro nei pagamenti. C’è insomma anche una povertà energetica da analizzare, per cui promuovere una distribuzione equa dei costi legati alla transizione energetica è fondamentale. Assieme alla riqualificazione che permetterà di venire incontro a chi, con questa trasformazione, perderà il posto di lavoro. E tra le iniziative si mettono a fuoco progetti affascinanti quali gli investment bond per la transizione energetica (così si potranno supportare le azioni con ritorno economico e impatto sociale) o un programma Erasmus di apprendistato del verde.

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