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I ritardi nei pagamenti della Pa, il posto fisso e lo scontrino fiscale

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I 53 MILIARDI DI DEBITO DELLA PA E I PAGAMENTI CON 2 MESI DI RITARDO…
L’ultimo studio di Impresa Lavoro, su dati di Bankitalia e European Payment Report di Intrum Justitia, evidenzia quanto «la pubblica amministrazione continui a liquidare le fatture dei creditori in tempi non comparabili con quelli degli altri Paesi europei. Tempi di pagamento che nel 2018 si sono attestati sui 68 giorni. Rispetto ai 104 giorni del 2017 c’è stato un calo imputabile in gran parte alla fatturazione elettronica, ma il distacco rispetto alla media europea, dove i pagamenti avvengono generalmente entro 42 giorni, è ancora rilevante», scrive “Il Giornale. Che prosegue sottolineando quanto «il dato del 2018 ci collochi al terz’ultimo posto in Europa dopo Grecia (115 giorni) e Portogallo (75 giorni). Il nostro valore attualmente supera di un giorno quello della Spagna, di 19 quello della Francia, di 39 giorni quello del Regno Unito e di 40 quello tedesco». Però lo stock di debito verso le imprese resta enorme: lo Stato deve alle aziende italiane 53 miliardi di euro.

…PIU’ “RICCHI” I MANAGER DELLE ASL, SE SI RIDUCONO I TEMPI DI PAGAMENTO
Nel frattempo, nel settore biomedicale e farmaceutico la scorsa legge di bilancio ha cercato di dare un “taglio”, a tutti gli effetti, al problema. Scrive il Sole 24 Ore: «Il 30% dei “premi”, cioè della “retribuzione di risultato” riconosciuti a direttore generali e amministrativi di Asl e ospedali, va collegato alle performance nei tempi di pagamento. Una somma che potrà evaporare quando i ritardi superano i 60 giorni, oppure quando non si è riusciti a smaltire almeno il 10% del debito residuo, con tagli più ridotti sul bonus se i ritardi sono minori di due mesi (dal 15 al 5%). Il giro di vite dovrebbe scattare sui premi legati al 2019, e quindi con effetti dal prossimo anno». Ricordiamo che anche in questi settori, grazie all’introduzione della fattura elettronica, si sono ottenuti buoni risultati. Lo scrive ancora il quotidiano economico: «I pagherò per il settore biomedicale oggi superano di poco i 110 giorni, mentre per i farmaci scendono addirittura a 66 giorni avvicinandosi alla fatica soglia, quella massima prevista per legge per saldare le fatture (nella Sanità è di 60 giorni, invece che 30 del resto della Pa)».

L’OCCUPAZIONE PARTE DALLA QUALITA’ (MA NE SERVE DI PIU’)
Sulle colonne del Sole 24 Ore interviene il presidente della Fondazione Adapt, Francesco Seghezzi. Facendo ordine tra i dati diffusi dall’Istat: «Non basta guardare al numero degli occupati aumentati o diminuiti, per comprendere l’andamento del mercato del lavoro e, con esso, dell’economia italiana. La qualità, più che la quantità, è la vera cifra dei punti di forza e di debolezza del lavoro contemporaneo». Lavoro che vive di una continua frammentazione. Sono i dati a dirlo: «Nel secondo trimestre del 2019 gli occupati sono aumentati di 78mila unità rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, ma questo numero è composto da 83mila nuovi occupati part time unito al calo di 5mila occupati full time. Questo significa che c’è un numero maggiore di occupati che lavoro complessivamente meno». Inoltre, è aumentato il tasso di occupazione nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni (+ 0,9%), ma se si considera solo la fascia tra i 20 e i 24 anni il dato diventa negativo: – 2,8%. A crescere sono i lavoratori più maturi, quelli tra i 50 e i 64 anni (+ 0,9%). Conclude Seghezzi: «Sarebbe un’utopia, oggi, far coincidere la qualità del lavoro con il vecchio lavoro a tempo indeterminato per tutti. Mettere al primo posto la qualità significa, oggi, parlare di competenze, di portabilità delle tutele tra lavori diversi, salari e loro criteri di composizione, ore lavorate, riqualificazione professionale, nuovi modelli di organizzazione del lavoro, invecchiamento attivo sul lavoro e altro ancora». La riflessione è aperta…

Il 1° GENNAIO ARRIVA LO SCONTRINO TELEMATICO: QUALCUNO SI PREOCCUPA
Si è tenuto ieri mattina il primo seminario – si replica in ottobre – dedicato da Confesercenti Varese allo scontrino elettronico. Un’occasione per tastare il polso a quegli imprenditori che, prima o poi, si dovranno adeguare alla nuova normativa (che a fine giornata permette di inviare le operazioni all’Agenzia delle entrate) così come hanno già fatto altri sul fronte della fattura elettronica. Sotto i riflettori, scrive “La Prealpina”, sono stati posti «i costi che gli imprenditori/esercenti dovranno sostenere per l’acquisto di un registratore di cassa, ma anche i vantaggi. Per esempio il risparmio di tempo e, in caso di controlli, la possibilità di verificare immediatamente, attraverso una traccia telematica, quanto contestato (non si dovrà più scartabellare fra i rotoli degli scontrini)». Il vero punto interrogativo interessa i benzinai, perché ad oggi hanno l’obbligo di emettere le ricevute e un domani, forse, dovranno passare al registratore di cassa. Insomma, bisogna attendere. Anche perché nella prossima Legge di Bilancio potrebbe esserci qualche novità in grado di mischiare…gli scontrini.

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