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Lezioni di canottaggio per imprese: il team building s’impara… remando

1_42Si chiama team building: sviluppare (o migliorare) uno spirito di squadra in un’azienda conduce facilmente a ispirarsi allo sport. A partire dalle discipline che di questi tempi mostrano più saldamente questo valore, con tutti i sacrifici che porta. Dal rugby alla pallavolo, si vedono esperienze nelle aziende, e spesso anche nelle Academy per formare i nuovi dipendenti.

Ma è meglio prevenire, che curare. E far capire alle persone che chiedere aiuto non è umiliante: piuttosto, è un gesto prezioso per far crescere sé stessi e la squadra tutta. Parola di RowinTeam, che si è specializzata in queste operazioni attraverso il canottaggio e a cui abbiamo chiesto dei suggerimenti.

Perché lavorare in squadra è il cuore dell’azienda. Lo dimostra anche la nascita della figura (in America ma poi in Europa a partire dalla Danimarca) del Cho, ovvero il manager della felicità. Il benessere dei dipendenti non può prescindere dal rapporto con i colleghi.  A volte succede non esattamente il contrario, ma che le due strade si incontrino. Proprio come nel caso di RowinTeam, fondata da due campioni mondiali di canottaggio: Edoardo Verzotti e Livio La Padula.

Remare insieme, è una realtà e una metafora che calza a pennello in un’impresa. Ma è anche e soprattutto un metodo che i due atleti, ora imprenditori hanno diffuso tra aziende e associazioni: mettendo in acqua le persone che lavorano insieme. Sono partiti da Como ma stanno organizzando in altre zone, anche in questo territorio contando sulla disponibilità dei Canottieri, da Varese a Luino, da Gavirate a Corgeno. Proprio sul lago di Varese, Verzotti ha anche realizzato quest’anno con “La Casa di Chiara onlus” un evento in memoria della piccola: sulla barca i familiari, i medici dell’ospedale Del Ponte, le persone chiave nella storia della sua breve ma preziosa vita, facendo volare insieme un aquilone a forma di farfalla.

Ma il team building – rafforzare dunque lo spirito di squadra – è necessità solo per le grandi aziende? Nelle piccole insomma, fare squadra è già nel Dna quindi è un processo inutile? Chiediamo ai campioni qualche consiglio per le nostre imprese. «No – spiega Edoardo Verzotti – E si può sempre migliorare. A volte quello che manca è la consapevolezza di essere un grande gruppo, bisogna allora mettere i puntini sulle i».

Risvegliare questa coscienza è un primo passo. Ma chiediamo quale sia la prima minaccia a un team affiatato, secondo l’esperienza di RowinTeam: «Nelle aziende – risponde – il problema più grande è la mala comunicazione. Il che significa prima di tutto non saper ascoltare. La conseguenza di questo atteggiamento è comunicare male e non capire i problemi degli altri».

Portare titolare e lavoratori o una sezione dell’azienda nella stessa barca manda dunque una serie di messaggi: «Nel canottaggio non puoi smettere di remare, altrimenti tutta la barca si ferma. Non ti puoi nascondere, nel bene e nel male. Sei costretto a chiedere aiuto». Dal metodo alla metafora per lavorare meglio uniti, insomma.

Bisogna fermarsi per capire il problema, fare di tutto per migliorarsi e un altro dato interessante è che occorre tarare il livello del gruppo sul più debole. Quando appunto scatta la richiesta di aiuto, questa è una prima tappa per risolvere le problematiche. «Nel mondo del lavoro, al contrario dello sport dove l’obiettivo è vincere, si ha quasi vergogna delle conseguenze del chiedere aiuto – fa notare il campione – Quasi si temono le conseguenze, si ha paura di mostrarsi vulnerabili e inadeguati mentre è tutto l’opposto. Così si migliora la catena produttiva».

In un’azienda infatti si può fare una piacevole scoperta – e in questo senso simili esperienze con lo sport spingono a visualizzare meglio il concetto – ovvero che realmente i colleghi sono pronti a raccogliere un Sos. Questo è importante per alimentare lo spirito di squadra: «Se sei in difficoltà ma fai tutto il possibile per migliorarti – assicura Verzotti – è più facile che le persone siano disponibili ad aiutarti. Non bisogna crearsi gli alibi, ripeto, gli altri sono disposti ad aiutarti se tu lo vuoi».

C’è un campanello d’allarme per cui è meglio intervenire e riformare uno spirito sfilacciato di squadra? RowinTeam è convinta di un fattore: «Bisogna creare un ambiente che preceda il problema. Ad esempio, fare attività di gruppo extralavorativa già mostra un’apertura mentale. Aiuta a creare un clima che sia sereno e pulito, non tossico». Che sia un impegno sportivo oppure sociale, o a favore dell’ambiente, ciò che conta è farlo insieme.

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