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Home Dazi americani sulla Ue: nel tritacarne ci finisce il Made in italy. Ma noi cosa c’entriamo?

Dazi americani sulla Ue: nel tritacarne ci finisce il Made in italy. Ma noi cosa c’entriamo?

US President Donald J. Trump (R) and Italian Prime Minister Giuseppe Conte (L) participate in a joint press conference in the East Room at the White House in Washington, DC, USA, 30 July 2018.The White House has said that the two will discuss 'cooperation in addressing global conflicts and promoting economic prosperity on both sides of the Atlantic' and 'the historical and cultural ties between the countries'. ANSA/SHAWN THEW

#Rassegnastampa

DAZI AMERICANI SULLE IMPORTAZIONI UE: NEL TRITACARNE CI ENTRA ANCHE L’ITALIA
La notizia del giorno è una sola. E fa tremare i polsi agli imprenditori italiani: la Wto (World Trade Organization) ha autorizzato gli Stati Uniti ad imporre dazi annui sulle importazioni dell’Unione europea per un importo di 7,5 miliardi di dollari. La storia parte da lontano. Precisamente dalle presidenze di Bush e Obama, che già si erano scagliate contro i sussidi pubblici concessi illegalmente dalla Ue, sotto forma di prestiti agevolati, al consorzio aereo franco-tedesco Airbus. Aiuti che avrebbero arrecato danni alla concorrente Boeing. Il fatto è che il prossimo anno, la Wto «potrebbe dare ragione agli europei nell’analoga causa contro Boeing: anche l’azienda americana viene sussidiata, soprattutto attraverso il volano delle commesse militari», scrive il quotidiano “La Repubblica”. Quindi, nel caso l’anno prossimo vincesse, l’Unione Europea potrebbe comportarsi alla pari di Donald Trump e stilare un elenco di prodotti americani sui quali applicare dazi del 10% o forse del 25%. Una guerra commerciale al massacro che ha già fatto rimbalzare, verso il basso, le borse europee perché – scrive Federico Rampini su “Repubblica” – «nella lista dei prodotti tassati c’è tanto champagne, cognac e moda francese. C’è anche il Made in Italy».
E c’è perché l’Italia non produce gli Airbus ma è presente, con le sue imprese, nella componentistica che serve. Nel mirino di Trump c’è l’agroalimentare di casa nostra: dal prosciutto al prosecco, dal pecorino al  Grana Padano. Il prezzo di quest’ultimo, per il consumatore finale statunitense, passerà da 2,15 a 15 dollari al chilo: l’italian sounding, probabilmente, vivrà giorni di gloria. Conclude Rampini: «Se i dazi autorizzati dal Wto per il dossier Airbus sono un’eredità di amministrazioni precedenti, Trump ha minacciato di aprire un altro fronte ben più recente contro le importazioni di auto tedesche. Anche in quel caso l’Italia finirebbe nel tritacarne perché si stima che il 30% di una Volkswagen, Bmw e Mercedes sia fatto di componenti fabbricati in Lombardia, Veneto, Emilia». Per ora l’Europa tenterà la via del negoziato, ma se questo non dovesse funzionare le contromisure saranno ovvie: ai dazi americani si risponderà con dazi europei. La domand con la quale Rampini apre il suo articolo, è una sola: «Ma noi italiani, in tutto questo, che cosa c’entriamo?»

IL RIFIUTO RILANCIA L’ECONOMIA, MA PESA L’INCERTEZZA NORMATIVA
Nel frattempo, l’Italia si sta impegnando su una partita che in questo periodo concitato di lotta all’inquinamento e sensibilità climatica sta diventando prioritaria: una normativa adeguata per il “fine rifiuto” (end of waste). Confartigianato Imprese ha preso più volte posizione a difesa di un mondo imprenditoriale che punta sul riciclo come occasione di business. E, insieme ad altre associazioni, è stato ascoltato in audizione alla Commissione Ambiente della Camera. Il sistema, che rappresenta circa un milione e mezzo di aziende per un totale di tre milioni di addetti, ha sottolineato che «solo nel settore dell’edilizia ci sono 75mila imprese artigiane che sarebbero pronte a investire per operare nel settore dell’economica circolare, e non lo fanno per mancanza di un quadro regolatorio chiaro». L’incertezza normativa è il punto che sta a cuore anche alle associazioni ambientaliste, che stanno chiedendo al governo di «dare la possibilità alle regioni di autorizzare gli impianti caso per caso, all’interno della cornice offerta dalla direttiva europea sull’economia circolare». Insomma, lo snellimento dei processi che regolano l’istruttoria dei decreti “end of waste” ministeriali è un passo fondamentale. E che serve per accelerare il raggiungimento di un coordinamento a livello centrale. Ne avevamo scritto QUI.

LA CURIOSITA’/ BUSTO ATTIRA GIOVANI MEDICI CON UN PIANO WELFARE
Quando si è in difficoltà, le si tenta tutte. E non è detto che dal cilindro del mago possa uscire un coniglio bello grosso. La proposta per risolvere le carenze di organico che stanno penalizzando l’ospedale di Busto Arsizio arriva da Michela Provisione (medico in ospedale), Paolo Genoni (medico di base) e Donatella Fraschini, pediatra. Scrive “La Prealpina”: «Abbiamo pensato ad un’attrattiva complementare che vada oltre quella qualitativa e scientifica, che non è mai venuta meno – chiarisce Provisione – . Il Comune potrebbe mettere a disposizione incentivi economici specifici per i nuovi medici che vorranno venire a lavorare qui: dagli sconti su Tari e tariffe di luce e gas con Agesp agli abbonamenti al Teatro Sociale ai nidi gratis». La proposta è stata accolta con favore, ora bisogna trovare i fondi.

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