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Ecobonus, la nuova carica: «No allo sconto in fattura, il conto per le Pmi è troppo salato»

dl_a01433718Il no allo sconto in fattura per gli interventi attuati nell’ambito dell’eco e del sismabonus è stato ribadito a più riprese dall’entrata in vigore del Decreto Crescita (che ha introdotto l’opzione). Ed è stato sostenuto da diverse parti politiche con i disegni di legge presentati prima della nomina dall’allora senatrice – e oggi ministro – Teresa Bellanova e dal Movimento 5 Stelle. E ora che le due parti in causa sono sedute al Governo assieme, Confartigianato torna alla carica, forte della posizione presa a inizio estate dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e dell’audizione avuta dalle rappresentanze delle piccole e medie imprese in data 29 ottobre in Commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato.

«Ricadute troppo pesanti, fate retromarcia sul provvedimento» è la sintesi delle richieste del presidente di Confartigianato Imprese Varese Davide Galli, che già nel mese di luglio era uscito allo scoperto per denunciare pubblicamente i rischi delle conseguenze del provvedimento sulle quasi ottomila imprese del settore casa attive sul territorio provinciale.

Davide Galli«C’è forte preoccupazione tra i piccoli e medi imprenditori che compongono la quasi totalità del settore costruzioni (99,9%) per il provvedimento introdotto dall’articolo 10 del Decreto Crescita che prevede l’opzione di sconto diretto in fattura in caso di interventi di sistemazione e ammodernamento connessi all’ecobonus e al sismabonus» dice Galli che, dopo l’audizione delle associazioni in Senato, spiega: «Ai commissari è stata chiesta espressamente l’abrogazione ricordando che lo sconto in fattura crea una distorsione del mercato che rischia di penalizzare gravemente mezzo milione di micro e piccole imprese del settore costruzioni e installazione di impianti e infissi in Italia, favorendo i grandi gruppi e le multiutility».

La misura prevede che chi effettua lavori di riqualificazione energetica o antisismici possa chiedere, in alternativa alla detrazione fiscale dal 50% all’85% spalmabile in 10 anni, uno sconto immediato sulle fatture da parte dell’impresa che ha realizzato i lavori. Sconto che l’impresa potrà poi farsi rimborsare dallo Stato in cinque anni tramite un corrispondente credito d’imposta da utilizzare in compensazione. Inoltre, l’impresa potrà scegliere di cedere il credito così acquisito ai suoi fornitori di beni e servizi. Non potrà invece cederlo a istituti di credito e intermediari finanziari.

È stato inoltre fatto presente, per l’ennesima volta – prosegue Galli – che la norma potrà provocare un aumento dei prezzi al consumo per permettere l’assorbimento della mancata attualizzazione del contributo riconosciuto ai clienti». Gli imprenditori evidenziano l’enorme paradosso di uno Stato che concede ai cittadini dieci anni di dilazione delle detrazioni e, al contempo, impone alle imprese private di praticare uno sconto immediato».

Bizzarria normativa che può costare carissimo al sistema nel suo complesso anche in chiave operativa. Prosegue Galli: «Prevediamo che le imprese eviteranno di acquisire nuovi lavori lasciando ai soli grandi player tutta l’attività a scapito delle numerosissime aziende di ridotte dimensioni». Prevedibili le ricadute occupazionali negative.

Ora la partita torna nelle mani del Governo, chiamato a farsi carico di una distorsione riconosciuta anche dall’Authority per la concorrenza: «Nella sua attuale formulazione l’articolo 10 del Decreto Crescita – la posizione diffusa quattro mesi fa – appare suscettibile di creare restrizioni della concorrenza nell’offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più grandi dimensioni».

IN CIFRE
L’analisi dei dati Enea rileva che nel 2016 la spesa per gli interventi di riqualificazione energetica è stata pari a 3.308 milioni di euro e ha rappresentato l’11,8% del totale degli interventi incentivati. Il trend della spesa per interventi per il risparmio energetico risulta in crescita negli ultimi due anni, segnando un +0,7% nel 2015 e accelerando a +7,1% nel 2016.

Dall’introduzione di questa tipologia di stimoli fiscali, nel 2007, sono state trasmesse 2.863.671 richieste di detrazione fiscale per la riqualificazione energetica per una spesa cumulata di 31.425 milioni di euro, con una media di 3.143 milioni di euro all’anno. Per ciascun intervento la spesa media è stata di 10.974 euro.

La tipologia di intervento che assorbe la quota più elevata della spesa incentivata è quella della sostituzione di serramenti (41,0% della spesa nel 2016), seguita da coibentazione di pareti verticali, tetti, solai (23,1%), sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale (20,3%), caldaie a biomassa e interventi di riqualificazione globale dell’edificio (9,2%); più contenute le incidenze per schermature solari (4,5%), installazione di pannelli solari (1,7%) e building automation (0,3%).

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