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Informatici al top, ma non solo: le imprese alla ricerca di giovani che “ci sappiano fare”

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Le imprese sanno quello che vogliono; le scuole sono convinte che ci voglia meno teoria e più pratica. Il mondo è cambiato per entrambe: impianti elettrici e idraulici, informatica, motori e carrozzeria, tessuti e chimica, falegnameria ed edilizia, acconciature ed estetica non sono più i lavori di una volta. In questi ultimi anni tante e nuove sono le sfide da accettare: la sostenibilità ambientale, il green, le fonti energetiche rinnovabili, i tessuti tecnologici, la e-mobility, l’intelligenza artificiale. Le imprese che spingono perché di giovani ne hanno bisogno, e i ragazzi che nelle piccole e medie imprese ci entrano per poi – nel 90% dei casi – non uscirne più. Perché vengono assunti. Al Matching Alternanza, la due giorni che si è tenuta a Malpensafiere di Busto Arsizio il 16 e 17 ottobre, si è respirata aria nuova: 23 istituti superiori e centri di formazione della provincia di Varese, hanno raccolto più di 200 incontri con gli imprenditori anche grazie al ruolo di mediatore e facilitatore assunto dalla Scuola di formazione per le imprese di Confartigianato Varese Artser.

Il FUTURO E’ QUI: L’ELETTRICISTA-DOMOTICO E IL CARROZZIERE-AUTOMOTIVE
I professori – dai Licei ai Centri di Formazione Professionale – sono tutti d’accordo: «Ministero dell’Istruzione permettendo, le scuole devono allineare sempre più i propri percorsi di studio alle esigenze delle aziende – dice Anna De Vito, professoressa di Economia aziendale all’Itet di Varese (l’Istituto che riunisce i “vecchi” periti aziendali, ragionieri e geometri). E’ per questo che si sta puntando sul percorso personalizzato di competenze». Le fanno eco Laura Ferioli e Michela Ferrè dell’Enaip Lombardia: «Servono figure tecnico-operative: questo ci dicono gli imprenditori. Ma scuole e imprese devono cambiare insieme: le prime devono riorganizzarsi in base agli orari e ai bisogni delle aziende; le seconde devono entrare di più nelle scuole per trasmettere ai ragazzi le dinamiche del mondo del lavoro. Le figure più richieste? Mancano programmatori. E poi ragazzi che dimostrino di essere già operativi e al passo con i tempi: l’elettricista basic non serve quasi più, perché oggi si chiede che abbia una preparazione in domotica. E così vale per il carrozziere: l’automotive è qualcosa in più».

LA LOGICA DELLA FILOSOFIA PER IL PROBLEM SOLVING
Dall’Isis Valceresio Bisuschio arriva forte e chiara la voce di Cristina Parisi (Inglese), Elena Butti (Diritto) e Carlo Parisi (Filosofia): «I ragazzi sono bravi nella teoria, ma non hanno poi la spendibilità giusta. Però, alla fine del periodo di alternanza – che le imprese vorrebbero durasse di più – tutti sono mediamente soddisfatti. Le imprese, ma anche la Pubblica amministrazione, chiedono chi sappia parlare le lingue, chi ci sa fare in economia, chi sa usare la Filosofia come strumento di problem solving e di interpretazione delle richieste dei potenziali clienti».

NAUTICA BROVELLI: «MECCANICA E ABILITA’ SOCIAL»
Ma è proprio così? Maria Brovelli, del Cantiere Nautico Brovelli (Boat Services and Sale) di Ranco, al Matching Alternanza ci è venuta perché è alla ricerca di «ragazzi flessibili: tecnici, meccanici, falegnami e chi sappia condurre un’imbarcazione, guidare un trattore o portare un rimorchio. Giovani dotati di una buona manualità e con la voglia di sacrificarsi – dice l’imprenditrice – perché alla Brovelli si lavora l’estate e tutti i fine settimana. Però, cerco anche qualcuno che sappia organizzare, promuovere e comunicare con i social: l’occhio dei giovani che sanno usare gli strumenti digitali per dare uno slancio ad aziende “antiche” come la mia (fondata nel 1933) è ormai fondamentale». Stare al passo, per Maria Brovelli, significa entrare in una sfera imprenditoriale dove l’aspetto tecnico ha la stessa importanza di quello turistico: è per questo che va alla ricerca di persone disposte a «ribaltare la loro vita privata».

KEY ART: «NON BASTA SAPER TENERE LE FORBICI IN MANO»
Dello stesso parere la Key Art di Katia Menarbin, che a Malpensafiere si è concentrata sulle scuole professionali per acconciatori: «Non è sufficiente saper tenere le forbici in mano – commenta l’imprenditrice -. In una piccola attività come la nostra, con un solo dipendente, è importante che tutti sappiano fare tutto. Con competenza». E’ con lei che entra in gioco un concetto condiviso anche dai professori: «Non interessa il ragazzo super specializzato, ma il giovane che abbia le conoscenze di base. A crescerlo ci pensano gli imprenditori in linea con quanto serve all’azienda. Non è facile, certo, ma la prima cosa che chiediamo ai ragazzi è di essere flessibili e avere voglia».

TECNICI SI’, MA LE SOFT SKILLS FANNO LA DIFFERENZA
Non basta: le soft skills, le caratteristiche personali e caratteriali che fanno la differenza (sapersi adattare, lavorare in squadra, comunicare e condividere le informazioni, essere intraprendenti) sono sempre più apprezzate dagli imprenditori. A sostenerlo sono anche i professori dell’Itis Riva di Saronno: Maria Maccarrone (Informatica), Salvatore Messina (Area meccanica/meccatronica) e Rocco Santoro (Chimica). «Le aziende chiedono elettronici, elettrotecnici, chimici, informatici che sappiano fare qualcosa: poi sarà l’imprenditore a formarli. Proprio per risolvere il gap tra scuola e lavoro, l’Itis Riva si sta muovendo sulle competenze co-progettando il percorso del ragazzo direttamente con l’azienda. Funziona: abbiamo richieste da Milano, Como, Novara, Monza e Brianza. Tante Pmi chiedono periti informatici».

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