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La casa (in legno) sull’albero: dal sogno alla realtà a Fagnano Olona

foto_davide_collaboratori_2Davide Torreggiani è chiuso in riunione, si concentra sulle sfumature, parla di dettagli. Per lui questo 2019 è «l’anno della serenità: come azienda abbiamo superato il punto di pareggio, ma non dobbiamo fare stupidate». La coloritura dell’accento toscano si fa sentire nella voce e nel temperamento: «Nella pratica di tutti i giorni ci ispira lo “stay foolish” di Steve Jobs: con me lavora un pool di architetti (ne fa parte anche Umberto Giupponi) “fuori di testa” e illuminati. Ma se io punto su di loro, anche la mia azienda deve essere “fuori di testa”: i cavalli forti li devi lasciare andare. Liberi».

LUCA L’INFORMATICO, RICCARDO L’ELETTRONICO, UMBERTO IL VISIONARIO
Con Francesca Scampini, che per l’impresa di Fagnano Olona “Sull’Albero” Srl segue la comunicazione, si entra in produzione: ovunque profumo di larici (dall’Engadina, in Svizzera) e abeti rossi (da Austria e Repubblica Ceca), strutture appese al soffitto, una casetta in fase di assemblaggio. Tre collaboratori presenti: con Davide, in totale, si sale a sette.

Colpisce il sorriso di Luca, ventitré anni: qui c’era già stato anni fa, poi ha tentato altre strade. Perito informatico, oggi ringrazia suo nonno falegname per la passione che gli ha trasmesso: «I computer non facevano per me; la mia vera strada è nelle mie mani». Da due anni lavora legno e ferro, con un occhio attento agli arredi d’interni. Riccardo Grosso è il tree-climber dell’azienda: si arrampica, si ferma a mezz’aria, ha un diploma da elettronico in tasca ma avrebbe voluto fare il falegname. E dice: «Da dieci anni sono ritornato sugli alberi: è quello che fa per me». Umberto, invece, in casa sua ha sempre sentito parlare di costruzioni: la scelta di laurearsi in Architettura è stata quasi del tutto naturale. Ma le case sull’albero le ha scoperte dopo, durante gli studi: «Ogni giorno è una sfida». Con loro, Nicodemo di Dio (qui ci lavora da tre anni e viene dal settore edile) e Mauro Scolaro, il più “anziano”. Un saluto, niente di più: mai fermo, attraversa in lungo e in largo il capannone. Afferra, martella, leviga, trapana, avvita.

DAL CILIEGIO DEL NONNO A VOGUE BAMBINI: IL GIARDINO E’ COME IL BAGNO
Da questa azienda escono alcune fra le più belle case in legno rigorosamente sull’albero
: in tutta Italia (l’Osservatorio delle stelle, in Abruzzo, è un esempio eccellente di quanto struttura ingegneristica e design architettonico, insieme, sappiano stupire) e all’estero. Case per parchi gioco, asili, scuole e parchi pubblici. Per B&B, agriturismi e ristoranti. Complice il ciliegio del nonno di Torreggiani: qualche asse e due stracci per dare forma alla “realtà aumentata” dei sogni.

I più piccoli ne vanno pazzi (l’impresa si è guadagnata anche un servizio su Vogue Bambini), ma anche gli adulti non scherzano: «Il giardino – racconta il titolare – si vive tanto quanto il bagno: è uno spazio che fa sentire bene. Quando entri in una casa sull’albero, a cinque metri di altezza o più, lo fai per avere uno spazio tutto tuo e per dimenticare quello che c’è fuori. Per vivere un tempo di qualità. E perché no, per essere romantici».

UN’IDEA DI SUCCESSO PER CAMBIARE VITA
Su questa frase nessuno indaga perché è un’altra, invece, quella che Davide considera il suo motto. L’ha pronunciata Luciano Bonetti, amministratore unico di Foppapedretti: «Se continui a fare quello che sai fare, resti il coglione che sei». Sfugge un sorriso: «E’ una verità che mi porto addosso – sottolinea Davide Torreggiani – perché ho fondato questa azienda al giro di boa dei quarant’anni (oggi ne ha 48) con altri tre soci (poi liquidati). Dopo tanti anni come direttore commerciale in un’azienda di articoli sportivi, per me è stato un “cambio vita”».

Di cui ha parlato anche sua moglie, Roberta Ghirardi, in occasione di un’intervista a Donna Moderna: «Ho visto quella luce nei suoi occhi: è bello stare con una persona felice». Ancora meglio, realizzata. D’altronde, «ho sempre pensato che questa idea fosse di successo. Nel 2012 avevo capito che in questo settore c’era un vuoto di mercato perché ogni architetto sa progettare una casa di legno sull’albero, ma non tutti la sanno costruire e la fanno stare in piedi».

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FAI AGLI ALTRI QUELLO CHE VORRESTI FOSSE FATTO A TE
I collaboratori di Davide non usano ponteggi ma solo corde: realizzano i sogni degli altri stando in equilibrio. Come il Galeone di Cremona, una vera nave di tredici metri, con tanto di tesoro e scheletri. Tutto riscostruito nei minimi dettagli, perché «non basta lavorare. Lo devi fare bene e in modo pulito, preciso e corretto. Noi siamo i primi clienti di noi stessi, quindi dal progetto alla costruzione presentiamo agli altri quello che vorremmo fosse fatto per noi».

SI IMPARA DAGLI ERRORI MA NON SI “TIRA A CAMPARE”
Qui nulla è lasciato al caso: uno studio agronomico come partner e architetti giovani «che cresciamo come noi li vogliamo, mandandoli a scuola per apprendere le nuove tecnologie e per sperimentare. Il bello è che abbiamo creato le nostre competenze attraverso i nostri errori. L’importante è svegliarsi al mattino con entusiasmo escludendo dalla propria vita la filosofia del “tiro a campare”.

Davide non l’ha mai fatto e punta all’eccellenza: «Per lavoro ho girato il mondo, e un anno mi sono messo in testa di raggiungere i Paesi Bassi con il treno: in Olanda mi sono innamorato dell’idea delle case di legno sugli alberi. La prima l’ho costruita nel giardino di casa per le mie due figlie; la prima ufficiale, però, è stata quella per il British College di Gallarate. Perché cambiare? Vorrei che un giorno, magari anche fra trent’anni, le mie figlie possano dire: “Guarda cosa ha fatto papà!”», prosegue il titolare. Ultima domanda: avresti voluto fare qualcosa che non hai fatto? La risposta è una rasoiata: «Sì, quello che farò».

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