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L’efficienza energetica che fa stare bene in casa: seminario a Gallarate per parlarne con gli esperti

g90481Quando si parla di benessere abitativo ed efficienza energetica si rischia, a volte, di confondere la ghianda con il diamante. Per intenderci: il primo è la conseguenza della seconda, «e non è sempre corretto affermare che si migliora l’efficienza energetica degli edifici unicamente attraverso il rinnovamento dell’impiantistica». Lo sostiene Alessandro Palazzo, architetto specializzato in tutto ciò che porta l’edificio (interventi sull’involucro termico: pareti, solai, finestre, schermature solari, ponti termici) ad essere una struttura che conserva e ottimizza l’energia piuttosto che disperderla senza scrupoli verso l’ambiente esterno.

EFFICIENTAMENTO ENERGETICO: ECCO COME FARE BINGO
Non a caso, il 23 ottobre – alle ore 18.30 nella Sala Convegni della sede di Confartigianato Imprese Varese a Gallarate (viale Milano 69) – l’architetto affronterà il tema degli aspetti progettuali legati al comfort e al benessere abitativo in occasione della “Settimana per l’Energia” organizzata dal sistema Confartigianato. Partendo da una premessa sostanziale: «L’efficienza si ottiene migliorando le prestazioni degli elementi architettonici che formano la casa (coibentando mediante materiali adeguati). Solo successivamente entra in gioco l’impianto termico per soddisfare la rimanente parte di energia che l’edificio non può evidentemente generare da solo». Ancora meglio: «Io mi occupo di ciò che è l’hardware dell’edificio; l’impianto è il software. L’uno è interdipendente dall’altro». Un esempio è particolarmente calzante: «Prendiamo una casa costruita negli anni Settanta: ci metto la pompa di calore. Bene, questo però non è propriamente efficientamento energetico ma assomiglia più un’operazione di maquillage. Se invece prima intervenissi sulle caratteristiche dell’edificio e poi installassi gli impianti giusti, allora farei bingo».

“Prendiamo una casa costruita negli anni Settanta: ci metto la pompa di calore. Bene, questo però non è propriamente efficientamento energetico ma assomiglia più un’operazione di maquillage”

PMI E PROFESSIONISTI: L’ERA DELLA PROGETTUALITÀ’ PARTECIPATA
Un risultato che, secondo l’architetto, si ottiene attraverso la «progettualità partecipata. E’ qui che entra in gioco il rapporto tra piccole e medie imprese della filiera casa con gli altri attori coinvolti nella progettazione della costruzione: lo strutturista, l’architetto, l’impiantista, il tecnico esperto di acustica, ecc. Non ci siamo ancora arrivati, ma lo dovremo fare entro breve tempo per evitare un notevole spreco di risorse e di tempo: sarà sempre più importante sederci tutti intorno a un tavolo (virtuale) per affrontare il progetto mediante l’uso dei software parametrici di progettazione (BIM), che permettono la contemporanea condivisione dello stesso file da parte di tutti i soggetti.

In questo modo mentre un professionista sviluppa il progetto gli altri possono già concentrarsi sulla loro parte di lavoro in completa connessione e, grazie a un general manager che evita eventuali e dannose interferenze, il processo progettuale è garantito». Agli impiantisti, Alessandro Palazzo non manca poi di rivolgere un invito: «Non limitatevi unicamente a installare pompe di calore: rischiate di restare esclusi da ciò che si sta muovendo oggi sul mercato. Bisogna comunicare gli uni con gli altri, perché nessuno può più permettersi di ignorare il lavoro degli altri. Insomma, isoliamo (le case) ma non restiamo isolati».

“Bisogna comunicare gli uni con gli altri, perché nessuno può più permettersi di ignorare il lavoro degli altri. Insomma, isoliamo (le case) ma non restiamo isolati”

USIAMO L’ENERGIA DELLA NATURA: SOLE, ARIA, ACQUA, TERRA
Tra Ecobonus con agevolazioni fiscali al 65% per l’isolamento termico (copertura e cappotto ma anche per le pompe di calore) e al 50% per i serramenti (ma anche per la grandissima parte delle caldaie), i cittadini si stanno sensibilizzando ad un problema che è direttamente collegato alla sostenibilità ambientale: la riduzione drastica del consumo dei combustibili fossili a vantaggio delle fonti di energia rinnovabile.

E’ ancora Alessandro Palazzo a rimarcare l’urgenza di questa presa di posizione: «Non possiamo certamente coprire interamente il pianeta Terra di pannelli fotovoltaici – non sarebbe un bel vedere – è però necessario considerare che dal sole proviene un flusso energetico 15mila volte superiore al fabbisogno mondiale di sete miliardi di individui. Quindi sfruttiamolo meglio che possiamo». A patto che non si improvvisi, perché «se devo intervenire sulla “pelle” dell’edificio – ripulisco la facciata o rifaccio l’intonaco – devo rispettare le normative regionali che suggeriscono quali materiali usare per ottenere il corretto isolamento che mi permette di raggiungere un’adeguata prestazione energetica».

LO SMART LIVING PASSA (ANCHE) DALLE SMART GRID
La casa del futuro, insomma, si gioca sul binomio efficientamento energetico e benessere abitativo ottenuto anche dalle costruzioni smart
. Quelle che si definiscono con l’acronimo di Nzeb, Nearly Zero Energy Building: edifici con un consumo energetico vicino allo zero. «Nel nostro ambiente si dice che le costruzioni moderne non riscaldano più i giardini come avveniva in passato: nessuna fuga da finestre o pareti» incalza nuovamente l’architetto. Gli impianti sono ad alto rendimento e sfruttano le fonti energetiche rinnovabili per giungere al concetto di smart living».

Del quale Palazzo dà due definizioni. La prima considera la domotica: «L’edificio intelligente che reagisce agli impulsi dell’utente attraverso App e sistemi digitali, ma anche agli impulsi dell’ambiente esterno: una casa resiliente, che sa adeguarsi ai mutamenti climatici per soddisfare il comfort dell’utente. Poi c’è la smart grid, la “griglia smart” della quale fa parte un diverso numero di edifici connessi fra loro. Un esempio: la mia casa genera energia elettrica attraverso pannelli fotovoltaici, ma capita che un giorno si rompe l’impianto. Nessun problema: facendo parte di un sistema connesso, pesco energia dalla rete come se facessi parte di una cooperativa energetica. E’ quello che accade nelle smart city dove al centro c’è la condivisione. Ovviamente, grazie a tutto questo il mio benessere abitativo aumenta».

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