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Nell’Italia povera di lavoro, e ricca di rifiuti, si deve scommettere sulle Pmi

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#Rassegnastampa

CHE FUTURO AVRA’ SARONNO? NE PARLIAMO GIOVEDI’ 10 OTTOBRE
Giovedì 10 ottobre, alle ore 20.30, a Villa Gianetti (in via Roma 20) a Saronno: sull’agenda segnatevi in rosso questa data, perché si parla di territori e di quello che rappresentano per il futuro della nostra provincia nel loro intreccio quotidiano con le realtà imprenditoriali. E proprio da Saronno prende il via la fase finale del progetto “Territori In Tour”, l’esperimento di giornalismo lento e approfondito promosso e condotto da Confartigianato Imprese Varese e Varesenews. La serata di giovedì, che vede il patrocinio dell’amministrazione comunale, vuole essere un momento di confronto importante per scoprire che città è oggi Saronno, quali potenzialità esprime, chi ne sono i protagonisti, che relazioni intrattiene con le altre e che tipo di sviluppo potrà avere nei prossimi anni. Perché ogni giorno, da Saronno, passano 530 treni per un totale di 34mila persone, alle quali aggiungere le 2.300 che transitano da Saronno Sud. Impossibile non parlarne. Impossibile non pensare a questa città come ad un territorio capace di sviluppi interessanti. E strategici.

MORTARA/ PREMIO “FEDELTA’ AL LAVORO”: UN SUCCESSO ANNUNCIATO
Grande successo per la 33esima edizione del Premio Fedeltà al Lavoro Artigiano che si è tenuta domenica 6 ottobre alla Sala Contrattazione Merci di Mortara e Lomellina. Un’occasione per affrontare il tema della formazione come strada maestra per cambiare, in positivo, le sorti dell’economia e del Paese attraverso imprese sempre più forti e innovative. Con la tavola rotonda “Da Leonardo all’impresa: conoscenze e competenze per lo sviluppo”, si è entrati nel vivo di una riflessione sulle “moderne botteghedella conoscenza estesa ai centri di formazione, ai centri di ricerca, alle istituzioni scolastiche e alle imprese: «Tutti coinvolti, indistintamente, nell’importanza di acquisire le nuove conoscenze richieste dal nostro tempo e, soprattutto, da quello che verrà. Perché l’impresa è anche ricettore di competenze. Ed è l’organo che, se ben irrorato, stimola il corpo territoriale e restituisce benessere collettivo. È dunque nell’interesse di tutti sostenere l’impresa ed esserne stimolo vitale», ha detto Luigi Grechi, Presidente Confartigianato Imprese Lomellina.

SALDATORI, TECNICI, PROGETTISTI DI SOFTWARE: SE CI SIETE, BATTETE UN COLPO
«Al Nord Italia, ogni 100 disoccupati restano scoperti 84 posti di lavoro – scrive “La Repubblica” – . La cifra si dimezza al Centro (43 su 100) e si riduce a 18 su 100 nelle regioni del Mezzogiorno. Non si tratta di un confronto tra grandezze omogenee, perché da una parte abbiamo persone (i disoccupati Istat) e dall’altra contratti di lavoro, quelli che le aziende hanno previsto di fare ma che non vanno in porto per indisponibilità o inadeguata preparazione dei candidati». Mancano le competenze, così ci sono posti che non vengono occupati: «860mila nel 2017, 1 milione e 200mila nel 2018, ancora di più nel 2019. Mancano 273mila tra cuochi, baristi e camerieri; 262mila operai specializzati; 225mila professioni tecniche. Il 60,7% dei posti scoperti interessa gli analisti e progettisti di software; il 60% tratta di specialisti di saldatura elettrica; il 56% è dei tecnici programmatori». Come risolvere il problema? Formazione professionale e orientamento post-scolastico da un lato; la proposta del giuslavorista Pietro Ichino dall’altro. Sempre su Repubblica: «Si potrebbe creare un’anagrafe della formazione professionale incrociando i dati di questa anagrafe con le comunicazioni obbligatorie dei contratti di lavoro fatte al Ministero. Sapremmo così se ciascuno dei partecipanti ai corsi riesce poi a trovare lavoro, dopo quanto tempo, in quale settore e con quale mansione. Per finanziare quella formazione che, veramente, copre l’enorme fabbisogno di competenze del nostro Paese».

L’ITALIA CHE BRUCIA: COME CREARE ENERGIA DAI RIFIUTI
E’ un problema che esiste, è “caldo” (perché più che mai attuale) e addirittura “rovente” (se parliamo di allerta climatica, ogni tonnellata di rifiuti data alle fiamme produce 1,8 tonnellate di anidride carbonica). Il Corriere della Sera (con Dataroom di Milena Gabanelli) scrive a chiare lettere che «mancano gli inceneritori». Ed è una mancanza sulla quale riflettere: «A Brescia, il termovalorizzatore alimenta l’80% del riscaldamento di tutta la città. In Italia quelli attivi sono 40, in Germania 96 e in Francia 126. Sul tetto del nuovissimo inceneritore di Copenaghen si potrà sciare: è alto 85 metri, con emissioni molto al di sotto dei limiti di legge». E Bolzano? Qui l’inceneritore «è in grado di riscaldare 10mila alloggi e illuminarne 20mila con emissioni di gas, idrocarburi e metalli al di sotto dei limiti europei». Insomma, un modello da replicare. Anche perché in tre anni, nel nostro Paese, si sono avuti 690 roghi e la destinazione possibile di questi rifiuti è solo negli inceneritori. Paura delle emissioni? «C’è ancora, ma oggi si dovrebbe tener conto delle nuove tecnologie».

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