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Home A fare crollare ponti e gallerie è la burocrazia. Ma il governo insiste sulla plastic tax…

A fare crollare ponti e gallerie è la burocrazia. Ma il governo insiste sulla plastic tax…

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#Rassegnastampa

SPENDE SOLO LA PROTEZIONE CIVILE. IL RESTO SE LO MANGIA IL “BACO” DELLA BUROCRAZIA
E’ allarme. Lo è, si legge su “Il Sole 24 Ore”, «per 2mila viadotti stradali». Il problema è che «del piano anti-dissesto idrogeologico da 10,8 miliardi nel triennio lanciato dal Governo Conte I la scorsa primavera, sono stati impegnati nel 2019 1,9 miliardi di euro. Ma soltanto quelli gestiti dalla Protezione Civile (1,2 miliardi) per gli interventi urgenti sono stati totalmente appaltati». Il punto è sempre lo stesso: «Nella capacità di spesa effettiva da parte delle amministrazioni locali, rallentata da “inadeguatezza delle procedure, debolezza delle strutture attuative, assenza di controlli e monitoraggi”, la Corte dei Conti ha ravvisato il principale “baco” del sistema». Inoltre, altri 700 milioni per le misure di prevenzione sono stati ripartiti tra le Regioni dal ministero dell’Ambiente, ma attendono di trasformarsi in cantieri. E le Province? «Nel 2009 avevano a disposizione per investimenti 1 miliardo e 947 milioni; nel 2018 questa cifra ammonta a 712 milioni, con un taglio del 51%. Nella regione Lombardia, il costo dei monitoraggi per ponti, viadotti e gallerie è di 41,2 milioni di euro; il costo totale degli interventi è fissato a 394,2 milioni».

UN CANTIERE SU DUE E’ BLOCCATO. E IL PRIVATO NON E’ MEGLIO DEL PUBBLICO
Al Sole fa eco il quotidiano “La Repubblica”, che sottolinea quanto «a sette mesi dall’approvazione del decreto Sbloccacantieri, la paralisi sia totale». Sono infatti 354 «le opere per mettere in sicurezza ponti e viadotti, sistemare gli argini di fiumi e torrenti, curare le frane: 354 su 750 censite, il 46% del totale». I cantieri vengono affidati ai commissari (che oggi hanno sbloccato zero opere) e poi ci sono «i commissari dei commissari. Un esempio ne è il piano “Proteggi Italia” da 10 miliardi e 853 milioni: prevede un “hub operativo” al ministero dell’Ambiente con “nuclei operativi di supporto” ai governatori, che saranno nominati “commissari straordinari per il dissesto”». Nel frattempo, continua il quotidiano, «non è cambiato nulla neppure per gli interventi che dovrebbero essere al riparo dalla sfera della burocrazia pubblica. Le autostrade, per esempio. Dice tutto un rapporto sfornato dall’Anac il 17 luglio scorso sulle manutenzioni: nessuno dei 19 concessionari presi in considerazione nel dossier, pari all’86% del totale, aveva rispettato nel 2016 la quota di investimenti dichiarata nei piani finanziari…In alcuni casi non risultavano neppure rispettate le norme che impongono l’affidamento degli appalti a imprese non appartenenti allo stesso gruppo. Infine, ad Autostrade per l’Italia, sulla cui rete insistono 3.911 fra gallerie, ponti e viadotti, ossia il 53% del totale, le spese di manutenzione a essi destinate in 10 anni non avevano superato il 2,3% di tutti gli investimenti in manutenzione: 249 milioni contro 10,6 miliardi».

LA PLASTIC TAX DANNEGGIA LE AZIENDE
Il governo, però, pensa alla “plastic tax”. E Confartigianato Imprese, insieme ad altre sigle del mondo imprenditoriale, ha diffuso un manifesto per chiederne la soppressione. I motivi che stanno alla base della richiesta sono numerosi: «La plastic tax è un’imposta finalizzata ad aumentare le entrate pubbliche, non promuove le attività di riciclaggio e recupero, non orienta le imprese verso tecnologie più efficienti e non orienta i consumi. Inoltre, non riduce la produzione di rifiuti». Confartigianato sottolinea, inoltre, che «questa tassa aumenta i prezzi dei prodotti, non crea lavoro, penalizza la competitività delle imprese del settore, non tiene conto del potenziale di sostituibilità delle diverse tipologie di imballaggio, non è in linea con le strategie comunitarie in materia di riduzione della plastica, non è coordinata con altri contributi ambientali che già gravano su plastiche e imballaggi». Le Associazioni firmatarie del manifesto chiedono, invece, che il governo «introduca misure incentivanti per la conversione alla circolarità dei processi produttivi, per la produzione e l’utilizzo di prodotti plastic free e di plastiche riciclate e riciclabili».

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