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Giovani falegnami crescono e in azienda trovano “mastro Grossoni”

foto_grossoni_2Luca Mazza frequenta la classe prima del Centro Formazione Professionale (Cfp) di Luino dalla quale usciranno i falegnami del futuro. E ogni giorno, tra macchina e battello, andata e ritorno, compie un viaggio di circa quattro ore: da Orasso, paese della Valle Cannobina in provincia del Verbano-Cusio-Ossola, alle valli del luinese. Per un semplice motivo: «Mi è sempre piaciuto lavorare il legno». E il Cfp di Luino è il punto più vicino dalla sponda piemontese dove il legno lo si studia, lo si tratta, lo si trasforma.

 

QUI SI ENTRA NEL MONDO DEL LAVORO. E IL LAVORO LO SI TROVA
Corrado Spataro, il professore ex imprenditore che ha accompagnato la «squadra scelta» della scuola in visita alla Gilegno Snc di Somma Lombardo (segheria che parte dal sezionare i tronchi per arrivare ai semilavorati), è consapevole delle responsabilità della scuola: «Dico sempre ai ragazzi che le medie sono finite, e con il Cfp si entra nel mondo del lavoro anche se si sta in aula». Ma il punto forte del discorso sta nell’occupazione: «Dallo scorso anno circa nove imprese stanno ancora aspettando i nostri giovani: dal Centro Professionale non ne esce un numero sufficiente per poter soddisfare tutte le richieste».

FALEGNAME PER EREDITA’ MA ANCHE PERCHÉ PIACE
Si potrebbe lavorare per deduzioni, ma la realtà invade il campo: il falegname è una figura che manca, che serve e che le imprese – grosse e piccole – vogliono. Federica Costanzo, psicologa che cura il percorso di orientamento del gruppo, avvalora le dichiarazioni del professore: «Si tratta di una classe attenta ma, soprattutto, di ragazzi che si identificano pienamente con il lavoro del falegname. In parte grazie all’ereditarietà (in famiglia ci sono padri o nonni che lo fanno) e in parte perché entrano in contatto con le dinamiche aziendali. Quindi, sono proiettati nel ruolo che avranno un domani».

IL LAVORO DEL SEGANTINO: DA 30 ANNI FA AD OGGI
Insomma, quello di vedere e capire cosa si fa in un’impresa «è un passo che si deve fare da subito – prosegue il professore Spataro -. Ecco perché questi sei ragazzi, che frequentano la Prima classe, entrano in confidenza con la tecnologia di nuova generazione ma anche con i vecchi valori di quell’artigianato conservati in una cassetta vecchia di trent’anni dal titolo “La professione del Segantino”».
Parola in disuso, ma che riporta all’attualità imprenditoriale: colui che è “addetto alla riduzione di fusti legnosi in legname da ardere, o in tavole, o all’esecuzione di sagomature e modanature per lavorazioni in serie di manufatti di legno”.

ALLA GILEGNO SI SCOPRE L’IMPRESA. EXPORT, ED ECONOMIA CIRCOLARE, COMPRESI
Alla Gilegno Snc, Daniele Grossoni
– titolare dell’azienda con il fratello Severino – dispiega le armi a sua disposizione: un’impresa che è sì una segheria dove i giovani passano in rassegna tutte le fasi di lavorazione del legno (scarico del materiale, stroncatura, segagione, rifilatura, misurazione ed essicazione) ma anche una realtà dove tutto il buono del legno viene recuperato per realizzare poi piani da cucina, tavoli, antine per i mobili, parti per i serramenti.
Ma c’è di più: alla Gilegno si produce energia grazie allo scarto di lavorazione che viene poi cippato e bruciato (biomassa), mentre con i fumi della caldaia si produce acqua calda e si riscaldano gli ambienti. Insomma, si è nel pieno dell’economia circolare. Ma quando si entra in un’azienda si prende contatto anche con le difficoltà quotidiane, le sfide e gli obiettivi che un imprenditore si pone ogni giorno. L’export, per esempio. Alla Gilegno, da pochi mesi è stata introdotta una risorsa dedicata esclusivamente a questo. Ad oggi sono stati aperti contatti con il Marocco, la Grecia, la Finlandia e l’Austria. Ma il legno lì non c’è? Daniele Grossoni entra nello specifico: «La Gilegno tratta legni latifoglie non resinosi: rovere, frassino e toulipier americano. In Finlandia e Austria, invece, si hanno soprattutto abete, larice e cirmolo».

MIRIAM LA “RESTAURATRICE” E I NONNI CHE DANNO PASSIONE
Tra gli occhi curiosi che circondano l’imprenditore sommese, si notano quelli di una ragazza. Il suo nome è Miriam Caccaro, e ha scoperto la passione per la falegnameria grazie alla sua professoressa di Tecnologia: «Ci aveva chiesto di realizzare un lavoro. Io mi sono inventata una macchina per cucinare i pop corn, ma tutta in legno. Il mio sogno è quello di proseguire gli studi in Restauro conservativo». Fabio Ancelliero e Andrea Zarzana hanno i nonni falegnami; il padre di Alessio Paone è boscaiolo mentre Diego Perrone ha scelto di «studiare il legno per passione. Ricordo che il padre del mio migliore amico, quando ero piccolo, faceva il falegname: io giocavo con lui perché quel lavoro mi affascinava». I primi consigli? Quello del professore Corrado Spataro è che «il lavoro al banco è fondamentale, anche di fronte alla tecnologia», mentre Daniele Grossoni ricorda quello di suo padre Ernesto: «Vai sulla sega!». Il mondo del lavoro è cambiato, ma i fondamentali sono sempre gli stessi.

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