Cerca:
Home Passeremo sempre più tempo al lavoro: meglio scegliere bene

Passeremo sempre più tempo al lavoro: meglio scegliere bene

foto_giovani_pmi
#Rassegnastampa

SCUOLA-LAVORO, IL SEGRETO DEL SUCCESSO
Il quotidiano “La Prealpina” di questa mattina, dedica l’apertura della pagina economica all’analisi dell’Osservatorio per il mercato del lavoro di Confartigianato Imprese Varese. Di questi dati ne abbiamo già scritto ieri, ma è bene insistere sulla validità dei numeri e delle conferme che arrivano dall’elaborazione statistica. La prima è che la manifattura resta il settore trainante del Varesotto anche per le nuove assunzioni; la seconda, invece, sottolinea lo sprint occupazionale del sud della provincia (che punta sulla manifattura) rispetto al nord (che guarda più ai servizi). Inoltre, attraverso questa “mappatura” l’associazione varesina vuole fornire una guida alle famiglie che «sono chiamate a scegliere l’orientamento scolastico dei propri ragazzi. Riteniamo fondamentale fornire indicazioni sugli sbocchi occupazionali nelle Pmi con meno di 50 dipendenti, che in provincia di Varese rappresentano il 99% del totale delle attività produttive e dei servizi», dice il presidente di Confartigianato Varese, Davide Galli. Che poi aggiunge: «Conoscere la tendenza e la declinazione su macroaree, significa garantire consapevolezza nelle scelte e, al contempo, permette alle aziende di guardare al futuro con l’ottimismo di chi sa di potersi garantire un’adeguata continuità generazionale». Quindi, i ragazzi su cosa dovrebbero scommettere? Soprattutto, sulla manifattura. Perché manifesta una propensione al rinnovamento e all’innovazione, ma anche all’acquisizione di nuove competenze. Il trend è positivo, d’accordo, ma va sostenuto con un’adeguata commistione tra mondo della scuola e mondo del lavoro. Magari dando anche una nuova spinta all’alternanza scuola-lavoro.

BANCHE SOTTO SHOCK: TAGLI AI RICAVI E AL PERSONALE
Il mondo che corre, anche e soprattutto attraverso una spinta tecnologica in costante evoluzione, probabilmente porterà le banche a scelte “estreme”. Lo dice il rapporto della società di consulenza internazionale Oliver Wyman, “Banche italiane su un piano inclinato”, pubblicata in esclusiva da “Il Sole 24 Ore”: «Nei prossimi 5 anni la media delle banche italiane vedrà una riduzione dei ricavi, in termini di margine di intermediazione, del 10% con punte del 15% per quelle più esposte sul credito e sui titoli di stato». Così, per restare con la scarsa redditività attuale, il sistema dovrà accollarsi il taglio di 5 miliardi di costi (che corrispondono a 70mila addetti e 7mila agenzie); se vorrà invece mettersi alla pari con la media del sistema europeo, i miliardi saliranno a dieci. Allora, come farà l’industria bancaria a sopravvivere al crollo dei ricavi? Con «manager coraggiosi» che, secondo la Oliver Wyman, dovranno portare ad una «revisione degli attuali modelli di servizio (ancora troppo imperniati sulle filiali) e a scelte precise sui dipendenti che resteranno in banca: oltre il 45% dovrà acquisire nuove competenze. Con 4 aree di intervento digitali: la revisione dei processi di interazione con la clientela sfruttando gli advanced analytics per segmentare i clienti e prevedere una customer experience in linea con quella offerta dalle Big Tech; l’adozione dell’intelligenza artificiale nel sistema dei controlli; l’evoluzione delle piattaforme IT di core banking; l’acquisizione di competenze digitali (data scientist, change manager…) necessarie a ridurre i ruoli di filiale e back office». Infine, il ripensamento del business «che dovrà coinvolgere tutti gli stakeholder – in primis Governo e dipendenti – e lo strumento dell’aggregazione: quella tra banche di piccola e media dimensione è una condizione indispensabile, ma non sufficiente, per il rilancio del settore».

OCSE: l’ETA’ MEDIA DELLA PENSIONE E’ TROPPO BASSA
Lo scrive “Il Sole 24 Ore”: «L’anno scorso, prima del varo di “quota 100”, l’età effettiva di ritiro viaggiava attorno ai 62 anni, due anni meno della media Ocse. E ciò nonostante l’età legale per la pensione di vecchiaia sia tra le più elevate, a 67 anni. Mentre nel 2015, la spesa previdenziale era arrivata al 16,2% del Pil (+2,7% tra il 2000 e il 2015), seconda solo al 16,9% della Grecia». Insomma, il rapporto “Pension at a glance 2019” pubblicato ieri dall’Ocse, mette l’Italia tra i casi da seguire con attenzione in tema pensionistico: «Bisogna aumentare l’età effettiva di ritiro dal lavoro». Il rapporto, però, si concentra anche sul futuro previdenziale degli occupati atipici: «Nel nostro Paese – prosegue il quotidiano economico – i lavori temporanei sono aumentati del 10% di inizio secolo al 15% del 2017, ben oltre le medie Ocse, mentre il part time involontario ha raggiunto il 10% contro il 5% dell’Ocse. A questi contratti corrispondono retribuzioni più basse che garantiranno, naturalmente, pensioni modeste. Una via indicata è nel progressivo allineamento delle aliquote contributive (quella dei dipendenti, al 33% in Italia, è la più elevata, mentre per gli autonomi in alcuni casi si ferma al 24%). Altra strada da battere è quella di accedere a forme pensionistiche complementari».

 

TORNA SU