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Plastic tax dimezzata e occupazione nelle Pmi, ma tanti sono gli ostacoli alla crescita felice…

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#Rassegnastampa

PLASTIC TAX DIMEZZATA
Confartigianato Imprese non ha mai cambiato idea, modificato la sua posizione o alleggerito le sue richieste: la “Plastica tax” non porta alcun contributo allo sviluppo tecnologico delle imprese e non sostiene il riciclo. E’ di oggi la notizia – la leggiamo su “La Repubblica” – di una “tassa sulla plastica” dimezzata e che sarà «profondamente rivista», ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. L’imposta, infatti, scenderà da 1 euro al chilogrammo a 50 centesimi, mentre «per la riciclata non ci sarà tassazione, come pure saranno esenti tutti i dispositivi sanitari monouso (non solo le siringhe)». Il ministro Gualtieri ha anche annunciato la decisione di «lanciare un tavolo permanente per un grande piano nazionale della plastica con tutti gli operatori della filiera».

CARI RAGAZZI, SCEGLIETE IL MANIFATTURIERO
Un nuovo dipendente ogni sei già occupati nelle piccole e medie imprese della provincia di Varese. Vale a dire 1.571 su 9.222 (compresi turnover e ricambio generazionale). Lo dice l’ultima rilevazione dell’Osservatorio per il Mercato del Lavoro di Confartigianato Varese Artser che, in questo mese di novembre, si concentra sulle professionalità più richieste dalle Pmi. Imprese, quelle con meno di 50 dipendenti, che in provincia di Varese rappresentano il 99,3% del totale delle attività produttive. E che sono un vero serbatoio per l’occupazione giovanile: infatti, le 1.511 aziende censite dall’Osservatorio puntano in modo particolare sugli under 29, scelti nel 42,66% dei casi. La provincia è tagliata in due: nel centrosud, dove si concentra il 69% del lavoro, si registra una forte prevalenza della chimica-gomma-plastica, del commercio, della manutenzione, riparazione e istallazione macchine e apparecchiature, del tessile-abbigliamento e delle costruzioni. Al centronord, invece, rimane una fetta del 27% più spostato sui servizi: dall’acconciatura ed estetica al florovivaismo passando per ristorazione-alberghi e settore alimentare». Bene anche il trend dell’occupazione femminile (35.53%). Stabile, ma più alto della media provinciale, quello degli stranieri (21,80%), concentrati perlopiù nel settore manifatturiero. Settore che dimostra una particolare forza in chiave neo-occupazionale con il 40,23% del pacchetto di nuove assunzioni a fronte del 39,52% delle aziende totali.

Varesenews: La manifattura traina il lavoro dei giovani

GLI OSTACOLI TUTTI ITALIANI ALLA CRESCITA FELICE, LI RICORDA L”AVVOCATO”
L’ultimo rapporto “Paying Taxes 2020” di Banca Mondiale e PwC, dice che le imprese italiane «sono le più tartassate in Europa, e più in generale nel resto del mondo, per quanto riguarda il carico fiscale (che comprende anche quello contributivo) ormai arrivato al 59,1% dei profitti commerciali a fronte di un peso globale del 40,5% ed europeo del 38,9%». “Il Messaggero” ricorda, inoltre, che «sono 238 le ore impiegate dalle imprese italiane per gli adempimenti fiscali, mentre 14 è il numero di pagamenti annuali». Su “Panorama”, il sociologo Luca Ricolfi rilegge invece un’intervista che la testata fece a Giovanni Agnelli nel 1984. Una chiacchierata «più che mai attuale», sostiene il docente, perché allora come oggi «per l’impresa l’ostacolo cruciale è lo Stato. O, meglio ancora, la pubblica amministrazione fatta di esosità fiscale, proliferazione dei centri decisionali, servizi pubblici scadenti, ipertrofia burocratica, inefficienza della giustizia civile, moltiplicazione degli adempimenti». Conclude, Luca Ricolfi: «Se oggi l’Italia è una società signorile di massa, che si illude di poter conservare un benessere che non ha più radici nel suo apparato produttivo, è anche perché la svolta, politica e culturale, che Agnelli auspicava nel 1984 – puntare sull’industria, contenere la voracità dell’apparato pubblico – non si è mai realizzata».

CITTA’ SMART, VARESE ARRETRA. MA IL VERDE SI SALVA
Presentata la classifica di “ICity Rank”, realizzata da ForumPa su 107 Comuni capoluogo di provincia, che misura l’evoluzione delle città per essere «più vicine ai bisogni dei cittadini, più inclusive, più vivibili e più capaci di promuovere lo sviluppo adattandosi ai cambiamenti», scrive “La Prealpina”. Per il sesto anno consecutivo, Milano è la città più smart d’Italia. E Varese? Eccelle nell’indicatore legato al “verde urbano” e occupa il 19esimo posto nell’indicatore “lavoro”. Poi, peggiora: 33esima posizione per solidità economica, 34esima nell’innovazione e ricerca, 35esima per l’attrattività turistica, 40esima nella gestione dei rifiuti, 49esima nella trasformazione digitale, 51esima in fatto di sicurezza e legalità, 64esima nella mobilità sostenibile, 69esima posizione nell’istruzione, 77esima nel consumo del suolo.

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