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Home Nelle Pmi accade di tutto: si assume e si innova, ma non si spreca. Altrove, invece…

Nelle Pmi accade di tutto: si assume e si innova, ma non si spreca. Altrove, invece…

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#Rassegnastampa

INNOVAUP, LA “VITAMINA” DELL’INNOVAZIONE PER LE PMI
Confartigianato Imprese Varese lo ha chiamato InnoVaUp: «Con questo – ha detto il direttore generale di Confartigianato Imprese Artser, Mauro Colombo – daremo la fiammata per far partire i processi di innovazione nelle Pmi. Perché se da un lato le misure contenute nei piani Industria 4.0 dei governi precedenti e di quello attuale sono da considerarsi positive, dall’altro dobbiamo dire che sono state pensate soprattutto per le grosse aziende che hanno certe capacità di investimento. Ecco, con InnoVaUp vogliamo facilitare il percorso delle piccole e medie imprese verso l’innovazione per aiutarle ad essere sempre più produttive e competitive». Non deve mancare, però, una sottolineatura: «L’innovazione non può essere un processo improvvisato. Anzi, va gestita in modo sistemico e per farlo bisogna usare quegli enzimi – InnoVaUp va in questa direzione – in grado di facilitare il processo». Dunque, Confartigianato Imprese Artser scende in campo non con uno strumento accademico ma operativo, perché con InnoVaUp entrerà – entro la fine del 2020 – in 500 Pmi del Varesotto per effettuare un check up (gratuito) sull’innovazione di processo e prodotto ma anche sulle risorse umane, sulla formazione, sul marketing e sulla digitalizzazione. Perché proprio quest’ultima è ormai un processo irreversibile e sarà per le imprese ciò che l’acqua è per i pesci. Le visite in azienda porteranno alla definizione di un indice sullo stato di innovazione delle Pmi per poter suggerire loro un percorso di miglioramento del tutto personalizzato.

GLI ENTI INUTILI IN ITALIA SONO TROPPI: OGNI ANNO SI BUTTANO 13 MILARDI DI EURO
Ogni anno mandano in fumo un tesoretto di 12-13 miliardi di euro
. Più di un terzo dell’attuale manovra economica. A tenere il conto degli enti che non servono all’Italia è “Il Giorno”: «Quei miliardi basterebbero per abolire le tante microtasse contenute nella legge di bilancio e dare una forte accelerazione agli investimenti». Il quotidiano parla di strutture pronte a risorgere (il Cnel), che avrebbero dovute essere abolite ma ci sono ancora (le Province) e i tanti «consorzi di bonifica, le comunità montate, i gruppi di lavoro, quelli di coordinamento, gli istituti, le commissioni tecniche, enti sottoposti alla Tesoreria unica, quelli soggetti alle misure di razionalizzazione o quelli pubblici sottoposti al controllo della Corte dei Conti». Un mare monstrum nel quale ci si perde. Nel frattempo, si fa un po’ di storia: «E’ dal 1956 che i governi hanno tentato almeno di chiudere quegli enti nati e cresciuti duranti l’era fascista. Tra la Prima e la Seconda Repubblica, sono spuntati come funghi». Roberto Calderoli ne contò 1.612; Mario Monti fece preparare un elenco di 500 sigle da cancellare: in entrambi i casi, nulla di fatto «anche se negli ultimi cinque anni, una cinquantina sono effettivamente spariti». Insomma, tra la Commissione tecnica per la salvaguardia dell’asino a Martina Franca e il Centro Piemontese degli studi africani, tra l’ente nato per acquistare “stalloni” o per il trattamento della “psoriasi” e il gruppo di lavoro per lo studio “dell’alga” l’Italia spende e spande. A volte, senza sapere il perché.

UNO STUDENTE SU CINQUE SBAGLIA LA SCELTA DELLA SCUOLA. MELLE PMI, 1 DIPENDENTE SU 6 E’ UN NEO OCCUPATO
Lo dicono due diversi studi dell’Invalsi sulla dispersone scolastica implicita ed esplicita. Scrive “Il Sole 24 Ore”: «Se quest’ultima – che fotografa i giovani di 18-24 anni fermi alla licenza media – vede l’Italia ferma al 14,5% di fine 2018 (contro un obiettivo del 10% entro il 2020), l’altra serve a misurare i ragazzi che arrivano al diploma con competenze di base neanche sufficienti. Con il 22% di “dispersi” totali che al Sud superano addirittura il 30% (il 37,4% in Sardegna)». I dati dicono anche altro: «Dei 515mila alunni che hanno conseguito la licenza media nel 2014, solo il 68% è arrivato al diploma cinque anni dopo. Escludendo quelli iscritti ai percorsi di istruzione regionale e quelli che non hanno partecipato ai test Invalsi di quinta superiore, restano circa 100mila studenti ripetenti e abbandoni scolastici, che portano la stessa Invalsi a parlare di “uno studente su cinque che vive nei cinque anni della scuola superiore un’esperienza di insuccesso”». In un Paese, l’Italia, che conta la terza disoccupazione giovanile d’Europa, si dovrebbe scegliere il proprio percorso scolastico con un occhio al lavoro del futuro. L’ultimo rapporto dell’Osservatorio per il mercato del lavoro di Confartigianato Imprese Artser qualche indicazione la dà. Per esempio, nel centrosud della provincia si concentra il 69% del lavoro; le Pmi puntano in modo particolare sugli under 29, scelti nel 42,66% dei casi; la manifattura traina l’occupazione con il 40,23% del pacchetto di nuove assunzioni a fronte del 39,52% delle aziende totali. Certo, servono competenze…

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