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Parte la filiera della mobilità avanzata e non mette confini alle imprese della provincia di Varese

senza-titolo-1«I confini non fanno per le imprese: lavoriamo per aprire la provincia di Varese a una filiera allargata all’asse Torino-Milano e orientata a valorizzare in chiave innovativa e sostenibile una vocazione già più che consolidata: quella della mobilità, avanzata e sostenibile».

È ambizioso l’obiettivo che Confartigianato Imprese Varese si propone di perseguire su un livello sovra provinciale con l’analisi “Mobilità avanzata: un nuovo hub per Varese”, che il 20 marzo prossimo verrà presentato alle imprese e agli stakeholder in continuità con la prima analisi di scenario “La Provincia di Varese, scenari di futuro”. Obiettivo: identificare una filiera industriale alla quale affidare le prospettive di sviluppo e sulla quale far convergere azioni di ricerca, riconversione aziendale, processi formativi, investimenti e sinergie extraterritoriali.

«Abbiamo scelto di proseguire la collaborazione con The European House – Ambrosetti in una logica di messa a terra delle evidenze emerse nell’elaborazione presentata nel marzo 2019, consapevoli dell’urgenza di definire azioni concrete ed efficaci per sostenere il settore manifatturiero e dell’automotive della provincia di Varese, trasformando una filiera già oggi ben delineata in un asset strategico in proiezione futura» spiega il Direttore Generale di Confartigianato Imprese Varese, Mauro Colombo, nel tratteggiare i prossimi step dell’iniziativa.

«Consulteremo gli attori pubblici e privati coinvolti direttamente o indirettamente nella filiera della mobilità avanzata (sia in provincia di Varese che su scala nazionale) e apriremo un workshop di lavori anche a soggetti esterni, per favorire la partecipazione e la massima condivisione delle strategie finali».

La posta in gioco è altissima considerato che la sostenibilità ambientale, la riconversione della mobilità e riqualificazione tecnologica della filiera paiono processi irreversibili, puntellati come sono sia dai Sustainable Development Goals (SDG) delle Nazioni Unite, che dalle politiche europee (Directive Alternative Fuel Initiative – DAFI, Clean Vehicle Directive, regolamento 2019-631 e Clean Mobility Package Directive) che dalla stessa strategia di sviluppo nazionale (Piano integrato per l’Energia e il clima).

«Domandiamoci: saremo pronti ad affrontare queste sfide? Le imprese sapranno cogliere le trasformazioni tecnologiche alle quali verranno chiamate nel prossimo futuro? Il territorio saprà porsi come punto di riferimento, anche in considerazione dell’elevata vocazione alla mobilità avanzata emersa dalla prima analisi di scenario di The European House – Ambrosetti?» riflette il direttore generale Colombo, elencando gli interrogativi alla base del progetto di filiera industriale.

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«Abbiamo compreso, anche a fronte dei crescenti segnali di debolezza provenienti dal nostro sistema manifatturiero, che mai come oggi è urgente passare dalle analisi ai fatti, indicando una direzione sulla quale cercare partnership, azioni condivise, strategie di formazione e di reskilling, patti di territorio».

Di qui la scelta di non confinare alla dimensione territoriale l’approccio di studio e di estendere il range d’azione a tutte le tecnologie correlate alla mobilità avanzata: non solo ibrido plug-in o elettrico, ma anche idrogeno, metano e biofuel.

A Lorenzo Tavazzi, Associate Partner e Responsabile Area Scenari e Intelligence di The European House – Ambrosetti, il compito di delineare le prime evidenze dello studio, che ha già individuato oltre 1.300 imprese nella provincia di Varese e nei territori limitrofi (Milano, Como, Lecco, Novara e Verbano-Cusio-Ossola) attive o potenzialmente coinvolgibili nei processi della trasformazione industriale verso la mobilità avanzata, con 65mila occupati.

Numeri che raccontano l’estensione della filiera: si va dai produttori/assemblatori di veicoli e della relativa componentistica ai distributori e venditori, dai manutentori e addetti al post-vendita (compresi noleggio e sharing di veicoli) agli operatori nel settore del riciclo/riuso di materiali e componenti standard ed elettrici del veicolo. Dai produttori/distributori di combustibili alternativi (biocarburanti, metano, idrogeno) ai produttori e installatori di componentistica per l’infrastruttura di ricarica. E, ancora, dai produttori e/o installatori di sistemi ICT per veicoli ad addetti alle infrastrutture di ricarica pubbliche e private.

«Il tema preme direttamente e con forza sull’Italia, un Paese che ancora soffre l’eccessivo livello di emissioni di CO2 (119 milioni di tonnellate legate ai soli trasporti nel 2018) e sconta un parco mezzi circolante datato (età media 11,2 anni contro i 9,2 della Francia, i 9,1 della Germania e gli 8,7 del Regno Unito)».

La prima data di scadenza per contare su una riconversione sostanziale è il 2030, e viene indicata dall’Unione Europea: l’orologio del tempo scorre velocissimo e rischia di impattare come un treno in corsa sul settore manifatturiero operante per l’automotive, che in Italia trova il suo terreno fertile in forza dei 616 veicoli ogni mille persone che ci pongono al primo posto nell’Ue (escludendo il Lussemburgo).

In questo quadro in apparenza negativo, sono gli indicatori della provincia di Varese a mostrare fondamenta solide per un hub della mobilità sostenibile con fulcro nel territorio dei sette laghi: il territorio conta su 8,8 euro elettriche e ibride ogni 1.000 abitanti, che lo rendono il quarto in Italia per concentrazione dopo Trento, Bologna e Milano. In numeri assoluti (dati 2018): 7.840 mezzi totali, seconda provincia dopo Milano su un totale di 73.742 veicoli presenti in Lombardia.

Forte anche di queste premesse, entro il 20 marzo 2020 verrà predisposto il piano strategico di sviluppo industriale della filiera della mobilità sostenibile che comprenderà una catena del valore allargata a ricerca e sviluppo, manifattura, distribuzione e vendita di veicoli, utilizzo di veicoli elettrici e post-vendita, riciclo, seconda vita e riutilizzo, piattaforme ICT (sistemi hardware e software) ed energia.

«Siamo al turning point, indietro non si torna» rimarca Colombo, convinto della necessità di pianificare sin d’ora la riconversione di una provincia che per localizzazione (oggi circa la metà delle imprese e del fatturato del solo segmento della mobilità avanzata si concentrano nel Nord-Ovest), propensione, specializzazione e vocazione alla ricerca (si pensi al Jrc della Commissione Europea ad Ispra e a Vodafone Automotive) ha tutte le carte in regola per giocare da protagonista.

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Il primo passo sul quale dovrà muoversi sarà la cultura della mobilità avanzata. A seguire occorrerà sensibilizzare le imprese ad agire sulle figure professionali coinvolte: produttori assemblatori di veicoli e della relativa componentistica, distributori e venditori, manutentori e addetti al post-vendita, operatori nel settore del riciclo/riuso di materiali e componenti standard ed elettrici del veicolo; produttori/distributori di combustibili alternativi (biocarburanti, metano, idrogeno); produttori/installatori di componentistica per l’infrastruttura di ricarica; produttori/installatori di sistemi ICT per veicoli e l’infrastruttura di ricarica pubblica e privata. Il tutto per autovetture, veicoli a due ruote, autobus, veicoli commerciali leggeri, camion.

Accanto a quelle già formate, bisognerà “costruire” quelle del futuro tramite processi di riqualificazione interna e individuando, in parallelo, percorsi di formazione professionalizzante e di alta formazione tecnica (Its) adeguati a formare nell’arco di 3-5 anni un numero adeguato di giovani in grado di puntellare le imprese del settore con le nuove competenze che porteranno Varese ad acquisire una nuova, solida, vocazione industriale di respiro extraterritoriale.

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