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Come cambia Varese con il Piano Stazioni, e come cambierebbe l’Italia con il digitale

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#Rassegnastampa

VARESE: PIANO STAZIONI, AVANTI TUTTA
Venerdì 10 gennaio, le imprese e la cittadinanza erano già stati avvisati della chiusura del parcheggio di Viale Milano, quello antistante la sede provinciale di Confartigianato Varese, per l’avanzamento dei lavori relativi al Piano Stazioni. Per entrare nel dettaglio, si legge su “La Prealpina” che «i lavori al parcheggio di Viale Milano prevedono anche una nuova pavimentazione in pietra di Basalto. E che i posti auto non spariranno, ma verranno leggermente ridotti». Però, «il maquillage sotto Confartigianato, dal lato opposto della stazione delle Fs, comporterà qualche disagio. Il traffico verrà infatti deviato su via Morosini e via Orrigoni. Non dovrebbe invece rendersi necessaria la chiusura dell’altro senso di marcia, quello verso la stazione Nord e Viale Belforte. Inoltre, è previsto l’abbattimento dei due edifici, tra Viale Milano e piazzale Trieste, di cui uno era in origine la biglietteria dei bus, poi “filiale” della Polizia locale». Questa fase uno del Piano Stazioni, si concluderà ad aprile.

IL PIANO STAZIONI IN NUMERI
Il cantiere coinvolgerà un’area di 500mila metri quadrati; 16mila saranno quelli interessati dalla pavimentazione in pietra di Basalto; 9mila metri quadrati, invece, saranno interessati dalla piantumazione di 300 alberi. E poi le magnolie: contando quelle del Piano Stazioni, Varese arriverà ad un numero di oltre 200 e sarà una vera «città fiorita». In fatto di sicurezza, invece, si annuncia l’arrivo di 50 nuove telecamere.

QUANTO VALE LA RIVOLUZIONE DIGITALE IN ITALIA? TANTO, MA SI INVESTE POCO
Tra i 28 membri dell’Unione europea, l’Italia occupa il 24esimo posto. L’inefficienza pubblica produce costi di circa 30 miliardi di euro l’anno eppure, secondo di dati del Politecnico di Milano, la trasformazione digitale della Pa potrebbe portare un beneficio di 25 miliardi di euro annui. Ma serve un investimento da 10 miliardi. Lo si legge nella rubrica Dataroom del Corriere della Sera:

  • L’anagrafe dei residenti, fondamentale per la lotta all’evasione, avrebbe dovuto completarsi entro il 2014, ma dopo aver speso 37 milioni di euro, solo 5.300 Comuni sono entrati nella piattaforma
  • Il Casellario delle prestazioni sociali “misura” e tiene conto delle prestazioni sociali che lo Stato dà ai cittadini. Per razionalizzare le risorse, incrociare i controlli tra i diversi enti erogatori e intercettare furbi ed evasori. Il Casellario fu previsto nel 2005, ma poi non se ne è fatto nulla
  • Domanda e offerta di lavoro. A farle incontrare dovrebbero essere i centri per l’impiego presenti in tutto il Paese, ma questo non succede perché ogni Regione ha la sua banca dati e il lavoro è materia concorrente tra Stato e Regioni. Nessun accordo, litigi che durano 25 anni e la disoccupazione giovanile al 28%
  • Casellario dei lavoratori attivi. Se la banca funzionasse, si potrebbero avere dati in tempo reale sul numero dei lavoratori a tempo pieno, sui part time e sui lavoratori in infortunio
  • Il Fascicolo sanitario elettronico è stato istituito nel 2015 e, oggi, 12 regioni possono condividere in totale – o in parte – i loro dati
  • L’Identità digitale (Spid), certifica invece che «io» sono davvero «io» quando faccio un’operazione online. Oggi in Italia, per 60 milioni di cittadini, abbiamo un miliardo di identità digitali…

Cosa fare? «Nei bilanci della PA italiana, il digitale vale meno del 4%. Quindi: spegniamo gli 11mila Ced dei Comuni e sostituiamoli con i cloud; usiamo tutti i fondi Ue a disposizione; assumiamo personale specializzato; gare di appalto più veloci e trasparenti (secondo la Corte dei Conti, i bandi di gara nel settore digitale possono durare dagli 11 ai 24 mesi: la tecnologia invecchia velocemente); puntare sulla condivisione e integrazione delle banche digitali».

QUANTO VALE L’INNOVAZIONE DIGITALE NELLE IMPRESE? TANTO, ANCHE PER LE PMI
Lo dice uno studio di I-Com, l’istituto per la competitività, sul ruolo dell’Intelligenza Artificiale (IA) su un campione di 19.089 imprese: il 73% Pmi, il 27% medie imprese. Secondo lo studio, esaminato da Italia Oggi, «introdurre in azienda il Cloud computing, la pianificazione delle risorse d’impresa, i servizi digitali per le relazioni con i clienti e l’analisi dei big data, per una Pmi può fare aumentare, anche di oltre il doppio, le probabilità di vedere crescere i propri ricavi rispetto ad un’azienda, analoga, tradizionale». Qualche dato per riflettere: nel 2023, mondo, il mercato della IA raggiungerà i 98 miliardi di dollari; in Italia, questo mercato oggi vale 85 milioni di euro ma dovrebbe crescere ad un tasso del 65% fino al 2022. Secondo il Politecnico di Milano, «solo il 12% delle aziende intervistate ha in corso progetti pilota; il 21% ha stanziato risorse; l’8% ha un progetto in fase di implementazione, il 19% ha un interesse futuro ma non ancora concreto, mentre il 9% non è interessato. Tuttavia, oggi in Italia le aziende sono quelle che sperimentano di più in IA: fra i soggetti che hanno adottato queste soluzioni, il 78% è rappresentato da imprese o start up; il 16% da università e centri di ricerca. La PA, invece, resta alla finestra con un 2%».

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