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Cosa si aspetta l’impresa dal 2020? Meno regole, burocrazia più leggera e sviluppo

tahun-2020Con l’arrivo del nuovo anno è legittimo, e forse inevitabile, sperare in qualcosa di diverso. Qualcosa che possa cambiare se non il mondo, almeno la propria impresa. Lo abbiamo chiesto ad alcuni imprenditori della provincia di Varese: cosa vi aspettate dal 2020, l’anno iniziato da poche ore?

LA BUROCRAZIA: UN MURO DA ABBATTERE
Luigi Costanzo della Consolida Srl, azienda specializzata nel consolidamento dei terreni e nello scavo di pozzi per l’acqua, è fiducioso. Lo deve essere per forza: «Davanti a me ho ancora quindici anni di lavoro (se non di più) e il figlio, forse aspirante imprenditore, è ancora troppo giovane. Di certo, dal nuovo anno mi aspetto un po’ più di movimento. La ripresa c’è, anche se lenta, ma la burocrazia è un muro. Spero lo si abbatta: per ottenere permessi e autorizzazioni, nel mio settore ci vogliono mesi. Non farebbe male semplificare un po’. Nel frattempo, abbiamo vinto il Bando Inail per l’acquisto di una nuova macchina, quindi il 2020 partirà con il piede giusto. O, almeno, lo spero».

FLESSIBILITÀ NEI CONTRATTI DI LAVORO
Certo i punti di domanda non mancano. E cadono sulle nuove commesse, sui giovani da assumere, su capannoni più capienti, su mercati che siano recettivi. Dipende dai settori, dalla fiducia in un’economia ancora turbolenta e da quanto si riesce ad essere positivi. Si deve guardare il mondo con occhi diversi. Non sempre è facile, perché «la paura del futuro non ci facilita nel lavoro di tutti i giorni – dice Rossana Maffioletti del Ricamificio Galma di Gallarate – La verità è che a volte si lavoricchia e altre, invece, si corre perché non si ha il tempo necessario per evadere gli ordini. Il nostro è un settore particolare: collaborando a stretto contatto con gli stilisti, dipendiamo dal loro gusto e dalla loro decisione finale. Se il campione che abbiamo realizzato piace, allora si parte. Però, per remare controcorrente o per andare nella giusta direzione è necessaria una certa dose di tranquillità. Per il 2020 chiedo solo di avere il tempo per dedicarmi a quello che deve fare un imprenditore: produrre. E di poter utilizzare una certa flessibilità nei contratti di lavoro. Le regole a volte sono troppe e troppo stringenti».

PAUSA DI RIFLESSIONE
Nel 2019 c’è chi ce l’ha fatta, chi ha stretto i denti, chi il lavoro se l’è portato a casa e ha una programmazione di mesi e altri, invece, che liquidano in fretta il discorso con un «Tacciamo!». Non hanno parole e, tantomeno, hanno voglia di abbandonarsi a commenti di natura economica. Altri ancora non vedono altra soluzione che «chiudere, perché non ce la facciamo più».

SCOMMETTERE SU INNOVAZIONE, TERRITORIO E MOBILITA’ SOSTENIBILE
Filippo Piotti dell
a Art Nova di Besnate, azienda specializzata nella confezione di divani, poltrone e letti con una forte matrice creativa e stilistica, crede ciecamente nell’innovazione. A tal punto che dice di «voler spingere ancora di più, anche nel nuovo anno, su Ricerca e Sviluppo e design». Alcune misure inserite nella legge di Bilancio procedono in questa direzione, e gli imprenditori sperano tanto che vengano confermate.

Ecco perché il co-titolare della Art Nova afferma che «le istituzioni devono sostenere le imprese che vogliono insistere su questo. Un’altra richiesta che vorrei fare è questa: tanti clienti esteri, spesso e volentieri, vengono in Italia per visitare anche le piccole e medie imprese del territorio. Ecco, mi piacerebbe tanto che il “sistema città” (in realtà, tutta la nostra provincia) si attrezzi per migliorare la loro accoglienza. A chi viene dall’estero piace trovare una certa ospitalità fatta di ristorazione ed eventi. E’ vero che molti gravitano sull’area milanese, ma è anche vero che valorizzare la nostra provincia sarebbe fantastico. Seguire il modello inaugurato da Milano, per quanto possibile, non sarebbe affatto male. Un’altra cosa: sentirsi parte di un territorio è importante, e se gli stakeholder giocano tutti insieme per sostenere gli investimenti delle imprese, tutti ne guadagnano».

A Filippo Piotti, piace ragionare sul futuro. Ma anche su ciò che è futuribile. Per esempio, il potenziamento della mobilità sostenibile. Come spesso accade, i ragionamenti degli imprenditori nascono da esperienze reali: «Alcuni miei dipendenti, che arrivano da Gallarate e da Somma Lombardo, lasciano l’auto a casa e si affidano ai mezzi pubblici. Dobbiamo entrare nell’ordine di idee che questo modo di muoversi non è démodé: magari si potrebbero mettere sulle strade mezzi più piccoli, green e aumentare il numero delle corse. Meglio inquinare meno, e dare una mano in più alle aziende» (1. continua).

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