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Da Las Vegas a Varese, la e-mobility è la nuova frontiera. Ma…

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#Rassegnastampa

INNOVAZIONE: L’AUTO DEL FUTURO IN MOSTRA A LAS VEGAS
I tempi stanno cambiando, e non è una novità. Chi ha la fortuna, e la possibilità, di farsi un giro al Consumer Electronic Show (Ces) di Las Vegas, lo potrà notare con i suoi stessi occhi. Non è una novità, inoltre, il fatto che se c’è un settore nel quale l’innovazione corre più veloce di un bolide sul circuito di Monza, questo è quello dell’automotive. Legato ormai indissolubilmente al digitale ma anche alla sostenibilità ambientale. Le auto presenti al Ces sono oggetti densi di tecnologia e, scrive Il sole 24 Ore, «sottoposti ad un cambiamento radicale». Al quale tutte le più grandi case, non solo automobilistiche, vogliono partecipare: Sony e Samsung, comprese. Però, a Las Vegas tutto racconta un futuro già presente: per ridurre l’impatto tra automobili e pedoni, per rendere più confortevole la guida autonoma priva di volante e con comandi immersi e attivabili solo quando servono, per proiettare i passeggeri in un abitacolo simile ad un boutique hotel, per potenziare la connessione tra auto e driver e per connettere auto e oggetti di casa. Naturalmente, lo show americano non poteva dimenticare la micromobilità con un accenno al mondo dei monopattini: dal classico elettrico, a quello sul quale ci si può sedere per pilotarlo comodamente con un joystick.

IL FUTURO DELLA MOBILITA’: SEMPRE PIU’ SOSTENIBILE
Come ci sposteremo in un futuro sempre più prossimo? Quali le professionalità che serviranno per mettere mano alle auto in mostra al Consumer Electronic Show di Las Vegas? La provincia di Varese è pronta ad accogliere la sfida della e-mobility? E con quali strumenti? Un tema, questo, sul quale Confartigianato Varese si è esposto personalmente con uno studio commissionato a The European House Ambrosetti per agevolare le imprese della provincia di Varese – ma non solo – ad una riconversione produttiva e di servizio in linea con la «rivoluzione industriale “eco” dei trasporti». Se i tempi stanno cambiando, bisogna anche essere in grado di anticiparli. Lo “Studio per l’individuazione delle condizioni operative e di contesto funzionali al consolidamento di un cluster manifatturiero, di servizio e della ricerca per la mobilità sostenibile”, va in questa direzione. Per capire come sfruttare le competenze, e i know how, già presenti nelle solide realtà manifatturiere del nostro territorio, e per non farsi sorprendere da un cambio di rotta che richiede anche nuove figure professionali. Perché nel cuore produttivo di Varese c’è tanta e-mobility: sono ottomila le auto elettriche e ibride circolanti. E il futuro, ne porterà sempre di più.

VIVA LA TECNOLOGIA, ANCHE SE QUELLA DELL’OTTOCENTO…
Lo scrive il Corriere della Sera: «I primi tre super ricchi della fine dell’Ottocento, erano molto più ricchi di quelli attuali». Per intenderci, avevano più soldi di Bezos, Gates, Arnault, Buffet e Zuckerberg messi insieme. E’ stato calcolato che «solo JP Morgan, Andrew Carnegie e John Rockfeller possedessero l’equivalente di mille miliardi di dollari al valore di oggi. Per raggiungere questa cifra, dobbiamo sommare il patrimonio dei primi tredici uomini e donne più ricchi del mondo». Ma anche in quell’Ottocento, la ricchezza faceva il paio con la finanza e la tecnologia: Morgan decise di investire sulla luce elettrica nelle case e finanziò Thomas Edison; Carnegie controllava l’acciaio e Rockfeller si buttò nell’industria dell’olio di balena.

L’INNOVAZIONE CORRE E IL CREDITO RALLENTA. MA SOLO PER LE PMI
Lo dice l’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria di Banca d’Italia: aumentano i finanziamenti alle grosse aziende con merito di credito elevato, mentre nei dodici mesi che vanno da giugno 2018 a giugno 2019, si sono ridotti per tutte le imprese considerate più rischiose. Per le microimprese, di oltre l’8%. Ma anche per le microimprese a basso rischio. Si legge sul Sole 24 ore: «Secondo Prometeia, in ottobre i prestiti bancari sono aumentati nell’unione monetaria europea e in Italia rispettivamente del 3,7% e dello 0,3% (ma l’evoluzione dei prestiti alle imprese italiane è inferiore di oltre 5 punti percentuali rispetto alla media dei Paesi dell’area euro). Ora, poiché è noto che la stragrande maggioranza delle imprese italiane più piccole non è in grado di accedere al mercato del debito (per esempio con l’emissione di obbligazioni e minibond), è chiaro che questo andamento del credito ha impatti negativi sulla realizzazione di piani di sviluppo di molte imprese, soprattutto le più deboli, e di conseguenza sulla crescita economica». Di certo, non aiuta l’incessante produzione normativa europea che mira a ridurre il rischio di credito attivo delle banche. E nonostante all’orizzonte ci siano alcuni miglioramenti che puntano a favorire i finanziamenti alle Pmi, la situazione diventerà ancora più complicata. Che fare? «A livello nazionale è fondamentale che si continuino a rafforzare le garanzie statali sui crediti alle piccole e microimprese; a livello europeo è importante che i nostri rappresentanti in Parlamento e in Commissione lavorino su queste tematiche in stretto collegamento con quelli delle altre nazioni».

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