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Home Il Green Deal europeo: aiuti ai Paesi più inquinanti. Tra questi, c’è anche l’Italia

Il Green Deal europeo: aiuti ai Paesi più inquinanti. Tra questi, c’è anche l’Italia

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#Rassegnastampa

MILLE MILIARDI IN 10 ANNI: L’EUROPA PUNTA SULLA NEUTRALITA’ CLIMATICA
Una cifra ripetuta più e più volte, come se si trattasse di un mantra: mille miliardi di euro. Mille miliardi che Bruxelles ha deciso di mobilitare nel prossimo decennio per realizzare uno fra i piani più ambiziosi (il Green Deal) votati alla neutralità climatica e a trasformare l’economia europea in economia verde. Un tema sul quale, in dicembre, 27 Paesi su 28 della Ue avevano già preso l’impegno di puntare. Una sola astenuta: la Polonia. Fatto sta che, citando il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore, «la Commissione europea ha presentato l’atteso Piano del Green Deal che si basa su tre linee di intervento: facilitare gli investimenti pubblici e privati (attraverso InvestEU: 279 miliardi di euro), aiutare le regioni più inquinanti attraverso il Meccanismo per una transazione equa (143 miliardi di euro nel periodo 2021 – 2027) di cui fa parte il Fondo dedicato (7,5 miliardi nello stesso arco di tempo) e fornire il supporto tecnico per mettere a punto i piani di transizione climatica. Dal bilancio comunitario dovrebbero giungere 503 miliardi di euro e altri 114 dal co-finanziamento nazionale».

LA “TRANSIZIONE EQUA” E L’ITALIA: DAL SUD AL NORD
Cosa si intende con “transizione equa”?
Il passaggio dall’uso di combustibili altamente inquinanti a fonti energetiche che usano meno intensamente il carbone. E il Fondo servirà ad aiutare i Paesi più in ritardo sul fronte ambientale. Sotto questo punto di vista, ne è interessata anche l’Italia. Che è stata deferita alla Corte di Giustizia dell’Ue per l’inquinamento atmosferico, e la mancata protezione dei cittadini dagli effetti del biossido di azoto: «Oltre a Puglia (con l’ex Ilva) e Sardegna, regioni che dipendono fortemente dal carbone, potrebbero rientrare negli aiuti europei anche la Lombardia (altamente industrializzata e con una pessima qualità dell’aria) e il Piemonte, che sta vivendo un’importante trasformazione del settore auto. E’ bene sottolineare, però, che i Piani di transizione territoriale saranno elaborati a livello provinciale con gli Stati secondo un principio dal basso verso l’alto, fortemente voluto dal Comitato Ue delle Regioni. Questo per evitare una centralizzazione nella gestione dei fondi».

PRIMA DI CAMBIARE L’AMBIENTE, SI DEVE CAMBIARE LA TESTA
Un cambiamento importante, ovviamente non immediato, ma che si dovrà basare – prima di tutto – «su un cambio di mentalità. Perché nei prossimi 10 anni cambierà il modo di consumare, di abitare e il modo di alimentarsi». E’ per questo che la Commissione europea ha deciso di accelerare la transizione green, riducendone l’impatto sociale soprattutto in termini di occupazione. Da qui la decisione di distribuire il denaro del Fondo a quei Paesi dove ci sono emissioni nocive, l’occupazione è nei settori del carbone e della lignite e, ancora oggi, resiste la produzione di torba e scisti bituminosi. Da qui, l’intenzione di raggiungere alcuni obiettivi ritenuti prioritari: «Facilitare la transizione climatica attraverso la diversificazione dell’attività economica dei Paesi, la creazione di nuovi posti di lavoro, il recupero di località inquinate, la formazione professionale».
Il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, ha detto che «si tratta di un piano di grande importanza, perché in questa transizione ci sono alcuni settori che sono fondamentali: l’efficienza energetica degli edifici (due terzi delle risorse necessarie sono da indirizzare alla transizione energetica degli edifici pubblici e privati), i sistemi di generazione di energia, le crisi industriali».

L’AMBIENTE E’ IMPORTANTE, MA IL CREDITO (FORSE) PIACE UN PO’ DI PIU’
Scrive, “La Repubblica”: «La liquidità c’è – in abbondanza – grazie alla Bce che da tempo inonda i mercati di denaro. I tassi restano ai minimi storici. Eppure, in novembre la contrazione dei prestiti alle imprese, secondo le statistiche appena rese note dall’Abi, è stata pari all’1,9%. Peggio del già brutto dato di ottobre (-1,4%) e abbastanza per far segnare la gelata più forte dal 2015. C’è richiesta dalle imprese solo per finanziamenti legati al circolante e alla ristrutturazione del debito. Il totale degli investimenti, invece, è ancora di 17 punti percentuali sotto il livello di inizio 2008, prima della crisi globale. Il che significa che nello stesso arco temporale, la minore domanda di investimenti cumulata è stata pari a 900 miliardi». La raccolta da parte degli istituti di credito? «In netto rialzo:  in dicembre, le banche hanno accumulato 1.814 miliardi, il 4,8% in più di un anno fa».

PIANO STAZIONI DI VARESE: TUTTO SECONDO I PIANI
Il parcheggio di Viale Milano, di fronte a Confartigianato Varese, è stato chiuso e i primi lavori sono già cominciati. Ricordiamo che, se tutto andrà come previsto, l’area sarà di nuovo disponibile a pedoni e automobilisti il 6 marzo 2020. Nel frattempo, i lavori di intervento alla Palazzina Fs proseguono in linea con quanto promesso dal Comune di Varese: «Un intervento nel cuore della nostra bella Varese, che cambierà il posizionamento della nostra città. Intervenire nel comparto stazioni vuol dire guardare al futuro, al decoro e alla mobilità come elementi di sviluppo e di miglioramento della qualità della vita. Vuol dire investire su quelle che sono le vocazioni di Varese». Nei prossimi giorni seguiranno ulteriori aggiornamenti.

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