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Il Regno Unito fuori dalla Ue: tempi difficili per gli italiani in cerca di lavoro

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IL REGNO UNITO FUORI DALLA UE. I LEADER EUROPEI PARLANO DI “NUOVA EUROPA”
Dopo 47 anni nell’Unione europea, alla mezzanotte di oggi la Gran Bretagna se ne andrà dall’Europa. Ma, a tutti gli effetti, Londra resterà nel mercato unico ancora per undici mesi. Dopo di ché ci saranno conseguenza politiche, economiche e doganali per i cittadini europei che vorranno andare nel Regno Unito (a vivere, lavorare o anche come semplici turisti) e per le imprese impegnate nell’import-export. Scrive, il Corriere della Sera: «Entro la fine dell’anno andrà negoziato fra Londra e Bruxelles un nuovo trattato commerciale. I britannici intendono però divergere dai regolamenti europei e questo porterebbe al ritorno dei controlli doganali sulle merci e magari anche all’imposizione di dazi». Charles Michel (a capo del Consiglio Europeo), Ursula von der Leyen (presidente della Commissione Ue) e David Sassoli (presidente del Parlamento Ue), hanno scritto una lettera aperta a “La Repubblica”. Ovviamente con toni diplomatici, anche se fermi, nei confronti di Boris Johnson: «L’accordo raggiunto è equo per entrambe le parti e garantisce che i milioni di cittadini della Ue e del Regno Unito continuino a essere protetti nel luogo che chiamano casa. Però, senza la libera circolazione delle persone non può esserci libera circolazione dei capitali, dei beni e dei servizi. Senza condizioni di parità nei settori dell’ambiente, del lavoro, della fiscalità e degli aiuti di Stato, non può esserci un accesso ottimale al mercato unico». Insomma, il Regno Unito non sarà più membro della Ue, «ma continuerà a far parte dell’Europa attraverso un partenariato duraturo, positivo e significativo». Lo sperano in tanti, ma nel frattempo Johnson guarda all’America.

SALGONO I PRECARI. IN SERIA CRISI ANCHE GLI UNDER 25
Il punto è che il Regno Unito, non solo da ora, è un serbatoio di lavoro anche per gli italiani. Tanti, giovani, italiani. L’Italia, dopo la comunicazione dei dati Istat di dicembre, non dà certezze occupazionali. Scrivono il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore: «Mentre la disoccupazione nell’Eurozona cala ai minimi da maggio 2008, attestandosi a dicembre 2019 al 7,4% (appena il 3,2% in Germania e nei Paesi Bassi) in Italia, nello stesso mese, il tasso di disoccupazione resta inchiodato al 9,8% (come a novembre) e soprattutto cala l’occupazione: 75mila posti in meno in un mese». Inoltre, gli inattivi sono tornati a salire (+42mila posizioni in un solo mese) e gli autonomi sono arretrati nuovamente: -16mila unità; -71mila in un anno. Il tasso di occupazione è sceso al 59,2%; quello di disoccupazione è rimasto stabile e porta l’Italia ad occupare il fondo della classifica internazionale: peggio di noi fanno solo la Spagna (disoccupazione al 13,7%) e la Grecia (16,6%). Gli under 25 se la passano ancora peggio: la disoccupazione è al 28,9%, mentre in Germania resta bloccata al 5,8% grazie al sistema di formazione duale.

IL GAS TRAINA I TRASPORTI. SOPRATTUTTO IN ITALIA
L’Unione Europea è convinta che il Green New Deal possa essere una grande opportunità per tutti. Perché capace di creare nuovi posti di lavoro. Le occasioni potrebbero nascere proprio in quelle realtà dove la ricerca sulle fonti energetiche alternative, utili anche per il trasporto, è più veloce. Il punto è questo, e lo ricorda il Sole 24 Ore: «Un’economia a basse emissioni di carbonio, non può prescindere da una valorizzazione del gas. Anche perché la mobilità a gas può assicurare alternative convenienti, accessibili, più sane e più pulite nel settore dei trasporti». Un recente studio dell’istituto Joanneum Research, ha preso in considerazione non solo le emissioni durante l’utilizzo ma sull’intero ciclo di vita del veicolo, dalla produzione fino allo smaltimento, «giungendo alla conclusione che il minore impatto per il clima è rappresentato dalle auto a gas naturale compresso (Cng) seguite, praticamente a pari merito, da quelle elettriche e diesel. Solo i mezzi a idrogeno, e quelli elettrici alimentati con energia prodotta al 100% da fonti rinnovabili, posso fare meglio del gas». L’Italia, già oggi, è leader nella mobilità a gas con 1.383 distributori di Cng: la fetta principale è in Emilia-Romagna (16,4%) e Lombardia (14,45). Da ricordare, poi, che con il suo milione di autovetture a gas circolanti, l’Italia occupa la prima posizione in Europa. In ultimo, «un rapido incremento – prosegue il quotidiano economico – si prevede, in Italia, anche sul fronte del gas naturale liquefatto (Gnl) per quanto riguarda i trasporti stradali e marittimi».

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