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Coronavirus, la Borsa crolla, l’Italia si ferma. La lavatrice impazzisce…

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#rassegnastampa

L’Italia che si ferma, il mondo che si muove, la Finanza che morde l’osso della debolezza e della paura. Sui giornali di oggi il Coronavirus è il carnefice. E la vittima è il Paese, che si agita – scrive Andrea Malaguti su la Stampa – con la sindrome da lavatrice impazzita alla quale, è l’appello, occorre reagire con «decisioni chiare e univoche, perché il fragile corpo del Paese non può continuare a dondolare sul bordo della vita». Il richiamo è al coordinamento unificato, e alla gestione di azione tanto inutili quanto estemporanee (si veda il blocco dei turisti stranieri lanciato, salvo ritiro coatto, dal sindaco di Ischia). «E’ il momento della collaborazione attiva e costante: le imprese sono pronte a fare la propria parte» sono le parole del buonsenso che il presidente di Confartigianato Imprese Varese Davide Galli ha affidato al sito www.asarva.org sul quale, è bene ricordarlo, sono pubblicate tutte le informazioni utili per la gestione dell’emergenza all’interno delle imprese (https://www.asarva.org/2020/02/coronavirus-la-provincia-di-varese-e-zona-gialla-come-comportarsi-in-azienda/) e le Faq per interpretare correttamente l’ordinanza di Regione Lombardia di concerto con il ministero della Salute (https://www.asarva.org/2020/02/coronavirus-la-provincia-di-varese-e-zona-gialla-come-comportarsi-in-azienda/).

Informare, chiarire, spiegare: è questo l’obiettivo che ci siamo dati per far fronte, con i fatti, alla diffusione di un male che oggi colpisce l’Italia più che altri Paesi d’Europa (e del mondo), complice – assicura il premier Giuseppe Conte – controlli superiori a quelli messi in atto altrove. Il consiglio è quello di tenere sottomano l’opuscolo (che alleghiamo QUI) diffuso dal ministero della Salute per affrontare con lucidità la quotidianità della convivenza che, al netto di scuole e musei chiusi, di bar a mezzo servizio e di uffici pubblici proiettati sulla gestione delle pratiche online, non può che essere gestita.

E mentre sono sempre di più i Paesi che guardano all’Italia con il sospetto dell’untore (c’è chi, oggi, sui quotidiani richiama l’eco della manzoniana Colonna Infame), il Canton Ticino per il momento lascia frontiere aperte e frontalieri al lavoro, con qualche distinguo. Si legge su VareseNews che il Consiglio di Stato del Canton Ticino si è riunito ieri mattina assumendo una posizione chiara: «In questa situazione è essenziale distinguere tra aspetti razionali ed emotivi – ha spiegato il Presidente Christian Vitta – Il coronavirus è arrivato in Europa e si sta diffondendo in Lombardia e come Cantone siamo pronti a far fronte ai primi casi che dovessero presentarsi. Il contatto con l’autorità federale è costante e anche quello con le autorità italiane».

Misure definite «adeguate e proporzionate» che al momento sulla base dei consigli di un team di 20 esperti non prevedono «limitazioni ad eventi ed esercizi pubblici». Certo, facendo riferimento alle aziende che stanno invitando i lavoratori italiani a non recarsi nel Cantone, Vitta ammette: «Salutiamo positivamente aziende che in maniera proattiva prendono azioni per prevenire».

Intanto la Borsa corre verso il baratro. Sul Corriere della Sera i numeri dello schianto: con un calo del 5,43% l’indice Ftse Mib delle blue chip italiane mette a segno il peggior arretramento dai tempi del referendum sulla Brexit (-12,8%) nel 2016. Si tratta della settima peggior seduta di Piazza Affari degli ultimi dieci anni. In fumo 30 miliardi in un giorno solo a casa Italia. Spread a quota 144: si riparte. Wall Street e Nasdaq giù del 3,56% e del 3,71%. «Secondo gli analisti, gli investitori stanno iniziando a fare i conti con la possibilità di una severa recessione globale. Un’ipotesi che spinge l’attenzione sulla Fed, dalla quale molti si attendono forse già in marzo un taglio dei tassi di interesse». Vale a dire, in anticipo rispetto alle previsioni di calo estive. Il Sole 24 Ore rimanda con Carlo Marroni e Sara Monaci alla teoria del Cigno Nero: un evento non previsto che scombussola tutto, dalla produzione alla Borsa. Intanto «si susseguono le comunicazioni di annullamento di fiere ed eventi: da Mido a Milano (occhialeria) a Cosmoprof a Bologna». E le grandi catene, per far fronte al dramma economico, pianificano per la prossima settimana sconti fino al 70%.

La dura legge dell’impresa diventa, dunque, anche più dura ai tempi del Covid-19, che ammanta un’Europa già afflitta (Sole 24 Ore, l’analisi di Adriana Cerretelli) dal Mal Tedesco: «E’ impressionante quanto l’elenco delle debolezze accumulate negli ultimi 15 anni dalla Germania, dietro il lucente smalto della sua economia sociale di mercato, ricalchi pedissequamente la lista delle lacune europee, con i pesanti rischi che si trascinano dietro. Per tutti».

A chiusura, almeno, una notizia positiva: il 2019 sarà ricordato come l’anno record dei minibond, a quota 1,18 miliardi di emissioni.

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