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Il virus con la corona governa paura ed economia. Anche in provincia di Varese

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#Rassegnastampa

CORONAVIRUS 1 / E I VENTI DI UNA NUOVA RECESSIONE
Tutti stanno cercando di capire come e quanto il coronavirus inciderà sull’economia mondiale. Tentare un bilancio non è difficile, anche perché i numeri aiutano. Scrive il Corriere della Sera: «Oggi l’export verso la Cina vale ogni anno lo 0,7% del Pil per l’Italia, quasi l’1% per la Francia e quasi il 3% per la Germania. Nel frattempo, Moncler ha già annunciato che il calo del traffico per il suo marchio in Cina è dell’80%». Insomma, lo choc si sta facendo sentire e sembra che «il rischio di una nuova recessione in Italia non possa più essere liquidato come del tutto improbabile. Soprattutto per l’Italia, perché è il Paese europeo con più debito pubblico, più disoccupati e più in caduta. In questo terribile inizio di 2020, quella italiana è l’economia più esposta d’Europa. Anche se Francia e Italia, in questa discesa libera verso la recessione, si possono dare la mano: la prima ha fatto segnare una caduta del Pil dello 0,1%, mentre la seconda dello 0,3%». E il coronavirus non aiuta. Continua il quotidiano: «Per tutti i principali marchi italiani e francesi la Repubblica popolare, Hong Kong e Macao valgono nel complesso un quarto del fatturato o più, e per ora il loro giro d’affari nell’area per il 2020 non arriva a un terzo dei livelli di un anno fa». Ecco perché il governo italiano si sta muovendo.

CORONAVIRUS 2 / DAL GOVERNO ITALIANO AIUTI ALLE IMPRESE
Comunica Italia Oggi: «Sono in arrivo aiuti per salvaguardare il tessuto produttivo italiano dall’impatto che il coronavirus sta generando sulle esportazioni. Aiuti che potrebbero avere il volto del congelamento degli oneri fiscali e previdenziali per le imprese colpite. Ma attraverso la Sace-Simest, la società pubblica che affianca chi esporta, il governo italiano cercherà di trovare in breve tempo – per le imprese in difficoltà con la Cina – nuovi sbocchi per fronteggiare il calo degli affari con Pechino. Misure di sostegno – sottolinea il Messaggero – ci saranno anche per chi importa. Un’analisi realizzata dall’Ufficio studi di Intesa Sanpaolo, prevede che «il coronavirus porterà uno shock di 3 punti sui consumi in Cina nel 1° trimestre, quasi interamente riassorbito nel 2°trimestre. L’epidemia causerà, probabilmente, una battuta d’arresto in febbraio e marzo con un impatto economico dell’1,3% del Pil cinese nel 1° trimestre, con possibile aumento al 2% su ipotesi più aggressive. Le ricadute sull’Eurozona saranno alla fine modeste, anche se nel breve termine potrebbero essere accentuate da una chiusura più lunga del previsto delle fabbriche cinesi». Lo studio di Intesa Sanpaolo sottolinea, infine, che «l’azzeramento completo dei flussi turistici dalla Cina sottrarrebbe all’Eurozona lo 0,05% del Pil. In ultimo, l’impatto attraverso i mercati finanziari ad oggi è stato nel complesso modesto, e non ha implicazioni negative sull’economia reale».

CORONAVIRUS 3 / MENO SVIZZERI NEI NEGOZI CINESI DI LAVENA PONTE TRESA
Cosa succede in provincia di Varese? Quello che scrive la Prealpina: «Il timore del coronavirus sta facendo sentire i suoi effetti anche negli esercizi commerciali di proprietà di cittadini cinesi nelle aree di frontiera che vanno da Ponte Tresa alla piana di Marchirolo, raggiungendo anche la Valcuvia e il Luinese». Nei negozi cinesi la clientela è diminuita: ristoranti e bar, parrucchieri e estetiste, centri per il massaggio, riparazioni di elettrodomestici, sartorie, esercizi commerciali che vendono cover per telefonini e batterie di ricambio hanno registrato un calo nel giro d’affari. «Il clima non è quello da panico o psicosi – sottolinea il quotidiano – ma c’è una maggiore attenzione da parte degli utenti. Chi ha deciso comunque di entrare a farsi tagliare i capelli o sistemare le unghie, ha ammesso di averi pensato un po’ prima di farlo. Non tanto per il personale che vive qui, e che quasi sicuramente non è andato in Cina recentemente, ma perché costoro potrebbero essere stati in contatto con amici o fornitori che invece, in Cina, ci sono andati per davvero».

CORONAVIRUS 4 / LA PAURA PASSERA’, IO APRO
Andrea Lin ha 28 anni, e da questa sera sarà alla testa del suo settimo locale – il rinnovato Sushi Club, a Castellanza – su quella statale Saronnese che è stata definita “la strada del sushi”. Come scrive la Prealpina, «Andrea Lin inaugura la propria attività alla faccia della paura coronavirus che sta mettendo in ginocchio» i ristoranti per lo più giapponesi gestiti però da cinesi.  Lin dice che «oggi non bisogna trasmettere paura» anche se, di fronte a qualche calcolo spicciolo, un poco di preoccupazione questi imprenditori della ristorazione, ma non solo, ce l’hanno: «In via Paolo Sarpi a Milano – sostiene Lin – i colleghi toccano perdite del 60 o 70 per cento, qui invece la crisi si è fermata al 30 per cento. Non è poco, ma già nell’ultima settimana siamo migliorati del 10 per cento». Rinviare l’inaugurazione? «Impossibile: ho preso impegni con tante persone, dai fornitori ai dipendenti. Noi cinesi, onoriamo i debiti. Sono certo che si debba procedere a testa alta».

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