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Home La plastica è un pilastro del lavoro: «Giusta la sfida ambientalista ma gestiamo tempi e risorse»

La plastica è un pilastro del lavoro: «Giusta la sfida ambientalista ma gestiamo tempi e risorse»

d6nnosiwwaawwzlSono medio-piccole (il 44% occupa fino a quattro dipendenti) ma sempre meno “micro”, occupano perlopiù uomini ma, negli anni, hanno fatto segnare un aumento del personale femminile al di sopra della media degli altri comparti, danno lavoro a un numero crescente di stranieri e vantano un’incidenza rilevante di neoassunti.

Le aziende del settore chimica-gomma-plastica mappate da Confartigianato Varese Artser in concomitanza con la prima rilevazione annuale dell’Osservatorio per il Mercato del Lavoro si stanno modificando e, quasi certamente, in futuro saranno investite da un ciclone di cambiamenti sui quali bisognerà porre la massima attenzione per evitare di radere al suolo competenze, tradizione, know how e filiera.

D’altro canto la spinta ecologica preme su un comparto che registra performance occupazionali più incoraggianti della media provinciale, forte com’è di un aumento del numero di dipendenti che, dal gennaio 2015 al dicembre 2019, ha toccato punte del 14,2%. Un trend in controtendenza rispetto agli altri settori del territorio varesino e varesotto, in grado per questa ragione di assorbire molti degli operatori in uscita da altri comparti.

Bene l’occupazione giovanile, con il 27% delle 389 assunzioni nel settore chimica-gomma-plastica rivolte ad under 25 (periodo 2015/2019).

Stabile la presenza degli over 45 mentre c’è da rilevare una sofferenza importante (-14,13%) degli occupati nella fascia d’età tra 26 e 45 anni che, pure, rappresentano ancora il 47% della forza lavoro.

FORTE ATTENZIONE AI GIOVANI
varese - ministro galli visita asarva«Dai numeri – commenta il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli – emerge da un lato la forte propensione degli imprenditori ad assumere giovani con competenze ancora non presenti in azienda, per favorire l’avvio di processi di riammodernamento e riconversione produttivi. Dall’altro, c’è la consapevolezza che i dipendenti strutturati e con anni di esperienza rappresentano una garanzia di qualità e continuità».

Presente e futuro di un settore sul quale il (doveroso) dibattito internazionale sull’ecosostenibilità rischia in un futuro non remoto di incidere profondamento sulle produzioni tradizionali arrivando addirittura ad imporre la chiusura forzata di attività che non avranno modo, o tempo, di gestire «adeguatamente la riconversione produttiva» evidenzia il presidente Galli che, già nelle scorse settimane, aveva preso posizione insieme all’esperto del Settore Ambiente Davide Baldi, per richiamare la politica ad azioni efficaci in termini di sostegno economico e attenzione alla tempistica dei vari “Green Deal”.

«Il nostro Osservatorio dimostra che il settore c’è, è vivo e vitale, è strategico e offre – a ruota della meccanica – un ottimo sbocco occupazionale» rileva l’esperto di contrattualistica e bilateralità di Confartigianato Varese, Giulio Di Martino. «Si pensi solo che nel 2019 sono state monitorate 102 assunzioni e, di queste, il 35,29% hanno interessato under 29, il 24,51% stranieri e il 52,94% donne».

Un impatto sociale, oltre che economico, di rilevanza assoluta tanto più che – continua Di Martino – «rispetto alla totalità delle Pmi e delle imprese artigiane, è opportuno rilevare la propensione del comparto chimico-gomma-plastica ad assumere giovani alla prima occupazione (37,04 contro il 35,29% nel solo 2019, ndr)».

Cifre alla mano, nell’anno che si è appena chiuso il comparto chimica-gomma-plastica, con il 17,10% delle nuove assunzioni e il 15,30% del totale delle aziende è il comparto che, dopo la meccanica, crea e dà più lavoro nella nostra provincia.

Nel dettaglio delle neo-assunzioni, l’evidenza è che oltre il 35% sono state effettuate in aziende specializzate nella “Fabbricazione di altri articoli in materie plastiche”, per mansioni relative a “Fabbricazione di armature per occhiali di qualsiasi tipo” (32,35%% del totale), “Fabbricazione di altri prodotti in gomma” (15,68% del totale), e “Fabbricazione di materie plastiche in forme primarie” (4,9% del totale). Un’ulteriore certificazione della forza della filiera dell’occhialeria sul territorio.

Sono invece le aziende orientate alla produzione di “articoli in materie plastiche” (13,73%) e “altri prodotti in gomma” (8,82%) a contribuire in modo deciso a dare lavoro ai giovani (22,5% delle assunzioni totali effettuate dal settore).

ATTENZIONE ALLE SCELTE NON PONDERATE
«Occorre maneggiare con cura il settore e gestire i processi decisionali avendo ben presente l’impatto che potranno generare sull’economia e sull’occupazione» rimarca il presidente Davide Galli, ribadendo un monito: è fondamentale basare le scelte ambientali su rigorosi bilanci energetici e non sulle reazioni emotive. «Altrimenti – parole di Davide Baldi – finiremo per spostare il danno, senza eliminarlo». Una cosa già accaduta ai tempi della lotta all’ozono, condotta a suon di diffusione dei cosiddetti gas ecologici. «Oggi il risultato di quelle scelte è la crescita della Co2, che noi stessi contribuiamo ad alimentare con i climatizzatori, di cui nessuno è più disposto a fare a meno».

Sfatata qualche fake news, e snocciolati i numeri del comparto nella provincia di Varese, come affrontare con coscienza i processi di riconversione senza intaccare il valore del settore?

«Il primo intervento deve essere culturale: noi puntiamo sull’utilizzo corretto e lo smaltimento efficace».

A seguire: «L’Italia – ricorda Baldi – è tra i maggiori produttori di imballaggi al mondo, quindi scegliere di tagliare tout court la plastica significa scatenare un terremoto nel sistema economico nazionale». Prima di procedere, meglio mettere in campo un piano di investimenti da destinare alla riconversione della produzione aziendale (come ha già fatto la Germania, mettendo sul piatto la cifra-monstre di 100 miliardi di euro) oppure allungare i tempi di trasformazione della filiera per dare tempo alle imprese di adeguarsi autonomamente.

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