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Home Le imprese e il Coronavirus: consegne inceppate e ordini in caduta. Preoccupazione sì, ma niente paura

Le imprese e il Coronavirus: consegne inceppate e ordini in caduta. Preoccupazione sì, ma niente paura

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«Coraggio, coraggio, coraggio!». Alessio Travetti, alla testa della Travetti Srl – azienda leader nel campo della progettazione e produzione di trolley – in questi giorni ha la casella mail intasata. Non tanto per gli ordinativi, quanto per l’attenzione che gli stanno rivolgendo i suoi clienti francesi e americani: «Pensano che l’Italia sia veramente messa male: la percezione che hanno del nostro Paese è quella di un continuo peggioramento. E allora chiedono se la produzione sia attiva, se c’è qualche fermo, se si devono preoccupare. Spetta a noi rassicurali dicendo che il vero, grande focolaio è in altre zone d’Italia e che qui tutto procede. C’è un allarmismo che non fa affatto bene». L’allarme vero è nella filiera produttiva e di approvvigionamento legata alle materie prime, o ad alcuni particolari, che provengono dalla Cina: «Alcuni miei clienti dell’area milanese – prosegue il giovane imprenditore – hanno sospeso la produzione o l’hanno rallentata perché dipendono dal mercato asiatico. Per esempio, alcune concerie sono sprovviste di pelli che provengono solo da aziende cinesi; i container sono bloccati; l’azienda più grossa dalla quale ci serviamo ha riaperto i battenti due settimane fa ma a ranghi ridotti. La produzione va a rilento e le consegne avvengono ad intermittenza». Insomma, le ripercussioni ci sono e ci saranno. Ma non nel mercato dei trolley. Che, ad oggi, sembra non accusare alcun colpo da Coronavirus: «Non siamo certo arrivati al punto di bloccare qualunque spostamento o viaggio. Direi, piuttosto, che la crisi avvertita nell’ultimo quadrimestre dello scorso anno, e nei primi mesi di questo 2020, sono figli di un’economia globale incerta».

Gli imprenditori si fanno tante domande, come tutti, e per ora stanno alla finestra per capire la possibile evoluzione dell’epidemia. Per chi ha sempre scommesso sul Salone del Mobile di Milano (posticipato dal 16 al 21 giugno), la situazione assume toni ancora più drammatici: «Per Art Nova – dice il co-titolare dell’azienda Filippo Piotti – il mercato asiatico (Cina, Singapore, Indonesia, Malesia, Vietnam) rappresenta il 20%, 25% del fatturato. Ad oggi è cambiato poco, perché stiamo terminando ora i lavori basati sugli ordinativi di circa un mese fa, ma probabilmente la situazione peggiorerà nelle prossime settimane». C’è la preoccupazione che si blocchi tutto o che tutto si fermi di colpo: il rischio è quello di ritrovarsi con la metà degli ordini. «Oggi, però, posso solo azzardare qualche valutazione perché tutto si gioca sui clienti esteri – continua l’imprenditore di Besnate -. Quelli che avremmo dovuto incontrare al Salone del Mobile. Come ci stiamo attrezzando? In azienda stiamo forzando sulla comunicazione digitale. Non stringiamo la mano ai clienti, ma ce li teniamo vicini ugualmente, legati al nostro brand, per spiegare loro i nuovi prodotti e cosa possiamo fare per soddisfare le loro richieste. In questo momento cambia l’organizzazione aziendale e le esigenze di imprese, clienti e fornitori. Da parte nostra stiamo attuando tutte le procedure igieniche comunicate dal governo, dalla Regione Lombardia, dall’Organizzazione Mondiale della sanità: bisogna abituarsi a fare cose che mai avremmo pensato di fare. Per comunicare ai clienti più attenzione e trasmettere meno paura».

Alla B.Lab di Gallarate, Gianfranco Barban accoglie la decisione di spostare il Salone del Mobile come una sorta di benedizione: «Posticiparlo da aprile a giugno è ancora poco, però meglio di niente: sarebbe stato un investimento a fondo perso. Certo, andare un po’ più in là avrebbe permesso di assestare la situazione e giocarci la partita con meno apprensione. Dobbiamo dire, però, che il Salone del Mobile – per le imprese – è il motore di un semestre». Perché di questo si parla per un’impresa che conta il 60% del proprio fatturato con esportazioni dirette in Egitto, Cina e altri Paesi dell’area asiatica e il 40% in modo indiretto: «Due settimane fa – prosegue il titolare – il nostro commerciale è stato in contatto quasi ogni giorno con la Cina: i rappresentanti presenti a Hong Kong e Singapore sono letteralmente scappati». Così alla B.Lab ci si è attrezzati con mascherine e Amuchina e, in previsione di un eventuale contagio di titolare e collaboratori (che, ovviamente, si prega non avvenga mai), «ci diamo dentro con il lavoro: dalla prossima settimana riempiremo il magazzino di prodotti finiti per avere a disposizione pezzi pronti per ogni evenienza. Non abbiamo prospettive future, così meglio attrezzarci ora. Anche se le date di consegna dei nostri prodotti all’estero, vengono continuamente posticipate».

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