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Le tasse in Italia? Troppe e inique. Guardiamo al modello tedesco

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#Rassegnastampa

BASTA CON LE RIFORME STOP: IN ITALIA, LE TASSE SONO TROPPE E INIQUE
Lo dice Nicola Rossi, economista e da anni analista dell’Istituto Bruno Leoni: «In Italia, le tasse sono troppe e ripartire in modo iniquo. Si rischia di rifare lo stesso errore degli 80 euro di Renzi: ci sono state persone che hanno dovuto restituire il bonus in corso d’anno perché divenute troppo povere per percepirlo». Un guaio che deve servire da monito per il futuro. Infatti, il futuro dovrà puntare sulle tasse: non ad aumentarle, ma a renderle sostenibili. Evitando di cadere in altri errori e, soprattutto, rinunciando a quelle che Rossi definisce «riforme spot». Anzi, l’economista dichiara a Italia Oggi che «qui si tratta di restituire coerenza, trasparenza e semplicità ad un sistema fiscale che ha perso da tempo tutte e tre queste caratteristiche. La strada maestra per la riforma? Sta nella revisione della spesa pubblica». Per Nicola Rossi non ci può essere altro, perché la cosa fondamentale «è rendere coerente il sistema fiscale con quello assistenziale. Le tasse in Italia sono, a mio modo di vedere, troppe e ripartite in modo iniquo. E l’iniquità non riguarda tanto il trattamento di contribuenti con diverso reddito imponibile, quanto il trattamento di contribuenti con identico reddito imponibile ma proveniente da fonti diverse. O, anche, il trattamento dei contribuenti con reddito imponibile simile ma con condizioni familiari diverse». Con una riforma fiscale di una certa efficacia, l’Italia potrà giocare un ruolo rilevante in Europa «quando la partita si farà seria e riguarderà il completamento dell’Unione monetaria».

FISCO: PER RITROVARE L’EQUITA’ FISCALE, GUARDIAMO AL MODELLO TEDESCO
Modelli a cui mirare, ci sono. E sono anche vicini: in Germania, per esempio, «ad ogni aumento di reddito è associato un onere fiscale personalizzato in termini di contribuzione». E’ questo ad assicurare la centralità, in politica, del rispetto dei principi costituzionali di «capacità contributiva, uguaglianza e progressività». Lo scrive il Sole 24 Ore: «L’imposta tedesca sul reddito delle persone fisiche è caratterizzata da un modello fondato prevalentemente sulla progressività “lineare” e in parte “a scaglioni”. Questo permette di realizzare una progressività più aderente all’effettiva capacità contributiva e «rappresenta un significato punto di riferimento dal quale poter attingere per realizzare una rilevante riforma dell’Irpef, per rendere la nostra imposta personale sul reddito più coerente con i principi costituzionali. Infatti, l’attuale sistema risulta fortemente sproporzionato, in quanto a fronte di un incremento di quattro punti percentuali dal primo scaglione dell’Irpef al secondo, di tre punti dal terzo al quarto e di soli due punti tra questo e il successivo, l’aumento tra la seconda classe di contribuenti e la terza è di ben 11 punti percentuali e colpisce prevalentemente il ceto medio e i redditi da lavoro». Il Sole dice che dovrebbe essere auspicabile, almeno, «il passaggio da cinque a sei scaglioni, con la riduzione dal 23 al 21% dell’aliquota inferiore, lo sdoppiamento del terzo maxi-scaglione e un leggero incremento dell’aliquota marginale massima dal 43 al 45 per cento».

BANCHE EFFICIENTI PER UN PAESE EFFICIENTE
Intelligenza Artificiale, analisi dei dati, finanza tecnologica: anche gli istituti di credito sono sotto stress. Complice, sotto un certo punto di vista, il progresso verso l’unione bancaria concentrata – per il momento – sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità. Il Sole 24 Ore si pone una domanda: «Come si muovono le banche italiane in questo contesto?». Risposta: «In Italia, il credito è erogato principalmente dal canale bancario, che rappresenta l’85% del totale; il mercato dei capitali è poco sviluppato; le imprese sono piccole, e quindi il sistema economico è necessariamente banco-centrico. Nel continente, soltanto l’economia della Germania è fondata in egual misura sulle banche, che incanalano l’86% del credito». Insomma, si sta cambiando e si deve cambiare. Partendo da un punto sostanziale: «L’unione bancaria e le aggregazioni crossborder tra banche avverranno soltanto se si riduce il rischio sui ricavi, sui bilanci e sull’organizzazione degli stessi istituti di credito». Anche perché, secondo una recente analisi di McKinsey, «nel mondo il 20% delle banche genera quasi il 100% del valore aggiunto complessivo del settore. Un 25% “tiene la posizione”, mentre la maggioranza è obiettivamente a rischio. In Italia, le banche leader si contano sulle dita di una mano». Però, bisogna considerare un ultimo fatto: «L’efficienza del sistema bancario è cruciale nell’influenzare la capacità di un Paese di far ripartire la crescita».

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